Terracina: dopo l’inchiesta sulle concessioni demaniali, la sindaca Tintari si dimette

L'inchiesta ipotizza uno scambio di voti sulla concessione degli arenili. A prendere le redini dell'amministrazione comunale, adesso, sarà il vicesindaco ma non è escluso che nelle prossime settimane l'ente possa essere commissariato

Si è dimessa la sindaca di Terracina, Roberta Tintari, dopo le accuse che la vedono coinvolta, insieme ad altri, nell’inchiesta sulle concessioni demaniali, per la quale si trova agli arresti domiciliari.

A prendere le redini dell’amministrazione comunale, adesso, sarà il vicesindaco ma non è escluso che nelle prossime settimane l’ente possa essere commissariato. L’inchiesta ipotizza uno scambio di voti sulla concessione degli arenili. La procura di Latina, contesta ai 59 indagati – tra cui ci sono cinque arrestati e l’europarlamentare Nicola Procaccini – abusi edilizi e corruzione. Ai domiciliari, oltre a Tintari, anche Corrado Costantino, dirigente comunale del settore marittimo; Gianni Percoco, assessore all’Urbanistica del comune di Terracina; Alberto Leone, responsabile unico di procedimenti di appalto; l’imprenditore Giampiero La Rocca, assessore al Demanio marittimo e l’ex vicesindaco, Pierpaolo Marcuzzi, già ai domiciliari a febbraio scorso nell’ambito della stessa inchiesta e adesso arrestato nuovamente. Sette le persone a cui stata notificata la misura di divieto di dimora. In tutto sono 59 gli indagati.

Roberta Tintari è stata eletta nel 2020 con il sostegno di Fratelli d’Italia, Cambiamo di Toti e due liste civiche. La vittoria era arrivata, al secondo turno, con il 53,9 per cento contro il candidato di Lega e Forza Italia. Negli ultimi dodici mesi di inchiesta a Terracina sono stati sequestrati: un campeggio in località Canneto, all’estremità sud del territorio comunale, al confine con Fondi; un ristorante sul porto e diverse strutture pubbliche. Sono contestati a titolari e gestori abusi per ampliamenti o modifiche realizzate su area demaniale ma anche la realizzazione del ponte pedonale di legno, che attraversa il canale Pio XVI, è oggetto di indagine. Legambiente Lazio, che attraverso il circolo locale segue la vicenda fin dall’inizio, ha annunciato che si costituirà parte civile al momento dell’apertura del processo.

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