Arresti domiciliari per Angelo Simionato, il 22enne originario della provincia di Grosseto arrestato con l’accusa di aver preso parte all’aggressione di un poliziotto durante gli scontri del 31 gennaio a Torino, nel corso della manifestazione nazionale per lo sgombero del centro sociale Askatasuna. La decisione è stata assunta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale torinese all’esito dell’udienza di convalida di lunedì. Misura più lieve invece per i due torinesi Matteo Campaner e Pietro Desideri, accusati di resistenza a pubblico ufficiale e arrestati durante i disordini, poi scarcerati. Per entrambi il gip ha disposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. La procura aveva chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere.
Le reazioni politiche
La decisione ha scatenato immediate reazioni politiche. “Già a piede libero. Vergogna”, ha commentato sui social il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, alla notizia dell’obbligo di firma. “Votare SÌ al referendum sulla Giustizia è un dovere morale”, ha aggiunto.
Ancora più duro il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri, che in un video condiviso su Facebook ha parlato di “vergogna per chi rimette a piedi libero i pochi arrestati” coinvolti negli scontri.
“Siamo nell’Aula del Senato a palazzo Madama dove oggi si discuterà anche dei fatti di Torino. Mentre siamo qui, apprendiamo che la magistratura ha già scarcerato due dei tre che erano stati arrestati per resistenza al pubblico ufficiale e altri eventuali reati”, ha detto Gasparri.
“Come si fa a sostenere l’azione delle forze dell’ordine quando la magistratura scarcera subito i già troppo pochi che erano stati arrestati? Sì, con l’obbligo della firma, ma non va bene”, ha osservato l’esponente forzista. “È una decisione che ci sconcerta, è una decisione che ci amareggia, è una decisione che offende il sacrificio delle forze dell’ordine”. Gasparri ha quindi attaccato: “Poi dicono che non si deve votare ‘sì’ per la riforma della Giustizia. Questo è un ulteriore episodio di uso politico della giustizia. È una vergogna. Siamo, ancora di più, dalla parte del popolo in divisa e lo diremo oggi nell’aula del Senato”.
“Molti di più dovrebbero stare in carcere, invece i pochi che ci finiscono vengono subito liberati dalla magistratura. È una cosa indegna, indigna e ci fa arrabbiare molto”, ha concluso il senatore di Forza Italia.