Torna come ogni estate il commercio illegale di telline nel lungomare laziale. Un esercito di abusivi – tra Fregene e Torre Astura – racconta oggi il dorso romano de La Repubblica – si è già mobilitato per vendere le telline a prezzi stracciati, (5 euro al chilo invece dei 10 euro del mercato legale).
Secondo i calcoli fatti dai pescatori professionisti sono statti raccolti fino a cinquemila quintali di molluschi, commercializzandoli senza che vengano fatti controlli. Un danno nome per l’economia blu ma anche un rischio notevole per la salute.
I “pirati” – precisa a Repubblica Giovanni Conte, presidente del Consorzio molluschi Roma e provincia – sono ormai un piccolo esercito e arriverebbero a guadagnare in nero circa 150mila euro al giorno. I professionisti hanno calcolato che, armati di rastrelli, si trovano ormai 6-7 abusivi ogni 300 metri di spiaggia e ognuno di loro riesce a raccogliere tra i 30 e i 40 chili di telline. Non si tratta più di attività sporadiche. Tra gli abusivi, oltre ai locali, ci sono infatti squadre ben organizzate. In molti arrivano da Napoli in auto.
Una forma di concorrenza sleale e pericolosa, davanti alla quale, a quanto pare, non ci sono particolari controlli. I professionisti ogni quindici giorni sono sottoposti a una serie di verifiche , trasportano i molluschi nei centri di raccolta, quelli pescati in acque non troppo pulite vengono depurati e garantiscono la tracciabilità del prodotto, che è sempre conservato anche a una temperatura idonea. I pescatori in nero non fanno nulla di tutto ciò e il pericolo di sentirsi male dopo una scorpacciata di telline comprate a metà prezzo, ma prive di garanzie e dunque contaminate, è altissimo.
Ai professionisti, al mercato del pesce ad Anzio, le telline vengono pagate 3 euro al chilo, mentre gli abusivi non hanno costi e anche cedendo il prodotto a 5 euro al chilo riescono a guadagnare somme notevoli. Con il paradosso che se qualcuno si sente male mangiando quei prodotti scatta il divieto di raccolta delle telline per tutti.