Ultime ore per il Cara di Castelnuovo, la chiusura in cantiere già in estate

Si cerca una soluzione per chi aveva la protezione umanitaria. Già subito dopo le elezioni il ministro dell'Interno aveva promesso una riduzione dei centri più grossi

il Cara Di Castelnuovo
Il CARA DI CASTELNUOVO

La chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto è in sostanza cosa fatta. Oggi  gli ultimi trasferimenti dei migranti che dovranno essere spostati in strutture di altre Regioni.

Intanto continua il lavoro della task force costituita da Comune, Regione Lazio e Asl Rm4, per la valutazione dei ricollocamenti dei titolari di protezione umanitaria che si trovano ancora nel centro che dovrà chiudere giovedì 31 gennaio. Al via i  primi sopralluoghi nelle abitazioni messe a disposizione per ospitarli dai tanti cittadini di Castelnuovo e dei Comuni limitrofi.

La chiusura del Cara ad dir la verità non è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Gli stessi dirigenti della cooperativa Auxilium in qualche modo se lo aspettavano, considerato che lo stesso Salvini poco dopo il suo insediamento al Viminale aveva promesso che avrebbe chiuso i centri di accoglienza più grandi. Il calo degli sbarchi, il 90% in meno se confrontiamo i primi 15 giorni del 2019 con lo stesso periodo del 2018, ha indotto il ministero a rivedere la politica d’accoglienza.

Eppure, nell’universo dei Centri di accoglienza per migranti,  Castelnuovo sembrava comunque un esempio positivo. In merito alla sanità infatti, il 26 ottobre 2015 la delegazione della Commissione d’inchiesta sul sistema d’accoglienza si recò al CARA dove verificò che all’epoca fu attivata “una convenzione con l’ASL per l’iscrizione in tempi brevi al Servizio Sanitario Nazionale”.

Il responsabile dei servizi sanitari, dottor Lo Palco, confermò che entro 24 ore dall’arrivo, all’ospite veniva consegnato il tesserino provvisorio per poi accedere al Servizio Sanitario Nazionale con un medico di base.

La relazione della Commissione afferma che “il dottor Lo Palco ha successivamente illustrato ai commissari come viene redatta una cartella clinica, precisando che ciò avviene senza che si abbia alcuna conoscenza degli esiti di eventuali precedenti controlli. In questa fase si assume la decisione in ordine alla necessità di ulteriori esami medici. Il responsabile dei servizi sanitari ha quindi evidenziato la collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità per la ricerca medica nel settore specifico. Ha precisato infine che il servizio assicura circa 150 visite giornaliere e ha in organico 8 medici e 6 infermieri che coprono le 24 ore e che la fornitura di medicine avviene « presso una farmacia del territorio »”.

Ed ancora: “Il servizio psicologico, deputato a seguire le situazioni di vulnerabilità, è assicurato da 4 psicologi coadiuvati da 2 assistenti sociali e si appoggia alle strutture del San Gallicano e Sant’Andrea, oltre al SerT. Sono seguiti attualmente circa 100 casi, con le relative cartelle cliniche che – assicurano i responsabili – sono poi trasmesse alle strutture di seconda accoglienza”.

Insomma, nulla a che fare con una struttura simile come Mineo, al centro invece di varie inchieste. In totale, sono 14 i centri di accoglienza per migranti e i centri per rifugiati su tutto il territorio nazionale. E’ probabile che nei prossimi mesi il Viminale intervenga anche su altri centri, Mineo e Crotone in prima luogo.

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