Vaccino: Vaia, a giorni firma intesa per sperimentare Sputnik

Il direttore generale dell'istituto romano: "Dopo la firma sottoporremo il documento alle autorità del Lazio, che dovranno inoltrarlo al ministro della Salute per rispettare la corretta procedura di scambio delle informazioni"

La settimana prossima dovrebbe essere firmato il memorandum per l’avvio della collaborazione con i colleghi dell’istituto Gamaleya e subito dopo arriveranno in Italia, a Roma i ricercatori russi che hanno lavorato al vaccino anti-covid Sputnik V: questo il timing dell’iniziativa che vede in prima linea l’Inmi Lazzaro Spallanzani di Roma e la regione Lazio. Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani, ha fatto il punto, insieme all’assessore alla Salute della Regione Lazio Alessio D’Amato, nel corso della tavola rotonda “Evoluzione della pandemia, il vaccino russo Sputnik V, caratteristiche e prospettive di utilizzo” – organizzato dal Forum di dialogo italo-russo per le società civili, con esperti italiani e russi. “Grazie all’ambasciatore russo Sergey Razov, abbiamo avuto alcuni colloqui conil direttore del centro Gamaleya Alexander Ginzburg e abbiamo deciso con la Regione Lazio di percorrere esclusivamente i canali diplomatici, di mettere al centro il dibattito scientifico ma dentro un canale diplomatico”, ha premesso Vaia, spiegando: “Abbiamo stabilito lo scambio di tre cose: lo scambio di ricercatori, di materiali biologici e studi clinici, che potremmo approfondire”.

E “l’istituto Gamaleya ha espresso l’interesse a inviare ricercatori subito dopo la stesura di un memorandum, che stiamo stilando insieme, che i due istituti dovranno rispettare, anche per dare trasparenza ai dati scientifici dei rispettivi istituti”, ha spiegato Vaia, sottolineando che l’Inmi Spallanzani è “il primo ad avviare in Europa un percorso di scambi e approfondimento che continuerà sicuramente nel tempo”. “La scienza – ha ricordato Vaia – è neutra, deve essere lontana da interessi industriali e geopolitici. Pone al centro sempre il dubbio e la voglia di ricercare nell’interesse del cittadino e del paziente. Noi e l’istituto Gamaleya abbiamo messo al cento un’esigenza incontrovertibile: l’approvigionamento di un vaccino contro il Covid, e di un vaccino che, secondo le pubblicazioni di Lancet, ha un’efficacia 91,6%, un’efficacia altissima”.

Così “i colleghi russi verranno qui a dirci quali sono stati i risultati e anche le eventuali reazioni avverse ove si siano verificate”, ha spiegato Vaia, aggiungendo: “Ci sarà lo scambio di materiale importante. Noi abbiamo isolato allo Spallanzani le varianti, inglese, brasiliana, sudafricana, – che preoccupano tanto soprattutto l’opinione pubblica, non sempre a ragione, che vaccini coprono queste varianti – e ci sarà lo scambio di materiale biologico che ci consentirà di verificare con gli studi di laboratorio che condurremo insieme, di verificare se lo Sputnik, come fanno pensar gli studi esistenti, sarà in grado di produrre anticorpi neutralizzanti con le varianti”.

Vaia ha invitato anche l’infettivologo Massimo Galli e ilsuo gruppo dell’ospedale Sacco di Milano a partecipare, spiegando che inoltre “gli studi clinici potranno consentire di verificare anche a noi in Europa come funziona la risposta immunitaria, condurre alcune sperimentazioni, come quella di usare il vaccino come seconda dose, dopo la prima inoculazione con un altri che hanno dato una scarsa produzione di anticorpi, e non hanno raggiunto i risultati sperati. Studieremo come poter condurre questa sperimentazione sui volontari”. Il direttore dello Spallanzani ha sottolineato anche un altro significato della collaborazione: “Abbiamo trovato nei colleghi dell’istituto Gamaleya una grande disponibilità. La scienza è capace di superare tutte le barriere e i pregiudizi. E quando dialoga può anche orientare il dibattito politico. Non vogliamo surrogare ad altre funzioni delle autorità regolatorie, che faranno tutto quello che devono”. Gli scambi di ricerca con il Gamaleya inizieranno presto: “Nei prossimi giorni io e il direttore dell’Istituto firmeremo il nostro memorandum, sarà inviato per l’ok all’assessore alla Sanità del Lazio per l’adesione. Sarà inviato per dovuta conoscenza anche al ministero della salute”, così che “la settimana prossima potremmo definire la parte burocratica indispensabile”; e “nel mese di aprile sono convinto che saremo pronti a dare il nostro contributo scientifico, lavorando con i nostri colleghi russi”.

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