Vertice su Casa delle donne, il Comune di Roma vuole 800mila euro

Oggi pomeriggio alle 18 un nuovo incontro tra gli assessorati al Patrimonio e alla Roma Semplice e le attiviste della Casa per cercare, in extremis, una soluzione che non metta fine ad una delle esperienze piú qualificanti dell'associazionismo civico cittadino

Nella vicenda della Casa Internazionale delle Donne di Roma la ristrettezza delle casse del Campidoglio e la volonta’ politica della giunta 5 stelle di perseguire il principio di legalita’ senza mediazioni – con l’affidamento dei servizi esclusivamente tramite bando – si scontrano con il radicamento in citta’ di una realta’ sociale e culturale attiva da oltre trent’anni. Oggi nel tardo pomeriggio si svolgera’ un nuovo incontro tra gli assessorati al Patrimonio e alla Roma Semplice e le attiviste della Casa per cercare, in extremis, una soluzione che non metta fine ad una delle esperienze piu’ qualificanti dell’associazionismo civico cittadino.

La base di partenza sono gli 800 mila euro di locazioni arretrate che l’amministrazione reclama dal consorzio che gestisce la Casa.

Vediamo le tappe della vicenda. Nel 1983 un gruppo di femministe ha occupato Palazzo Nardini, a via del Governo Vecchio, dietro Piazza Navona, per farne la prima sede di un contenitore che mescolava assistenza, servizi medici e consultorio. Nel 1987 e’ arrivato lo sfratto e il trasferimento nell’attuale sede, quella del ‘buon Pastore’, un palazzo del Seicento – in passato adibito a reclusorio femminile – di proprieta’ del Comune. Negli anni si sono sviluppati servizi a sostegno delle donne, a partire da quelle vittime di violenza da parte degli uomini. Nel frattempo nel 1992 il Campidoglio ha riconosciuto la Casa tra le realta’ legittimate all’utilizzo del patrimonio comunale.

Negli ultimi anni, pero’ il Comune ha iniziato un tentativo – finora infruttuoso – di valorizzare parte degli 80 mila immobili del suo patrimonio edilizio, fatto di case, negozi, cantine ma anche palazzi storici. La necessita’ di monetizzare con gli immobili, pero’, quando applicata in modo burocratico ha portato spesso il Comune a non fare distinzioni tra stabili in uso ad utenti semplicemente morosi e quelli dove invece l’utilizzo per fini sociali ha portato ad una valorizzazione delle proprieta’, sia al livello strutturale che per i servizi offerti.

La scorsa settimana l’Assemblea capitolina ha votato tra le proteste in aula una mozione, prima
firmataria la consigliera M5s Gemma Guerrini, che chiede di “riallineare e promuovere il progetto Casa Internazionale della Donna alle moderne esigenze dell’amministrazione e della cittadinanza”, cioe’ di trasformare la struttura in “un centro di coordinamento gestito da Roma Capitole” con cui le
associazioni di settore potranno collaborare tramite dei bandi.

Una mozione che ha creato diversi malumori tra la maggioranza a 5 stelle, con alcune consigliere che hanno prima detto di voler ritirare la firma al provvedimento salvo poi votarlo per disciplina di partito.

“Da 4 mesi e mezzo abbiamo consegnato una memoria che ricostruisce il progetto della Casa per uscire
dall’impasse del debito. Per ora non abbiamo avuto nulla, ora chiediamo una risposta chiara. Loro parlano di circa 800 mila euro ma noi diciamo che ci sono anche dei crediti dovuti alla manutenzione dello stabile”, spiega la presidente della Casa, Francesca Koch. “Hanno rifiutato di accettare la valutazione della precedente giunta – aggiunge – e se accettassero, il debito scenderebbe a 300 mila euro e sarebbe piu’ semplice organizzare una rateizzazione. Oggi il canone annuo e’ di 88 mila euro l’anno: fatichiamo a pagarlo, al momento riusciamo a darne circa la meta’”. Poi l’attivista sottolinea: “Siamo disponibili a fornire altri servizi, come un corso di informatizzazione per le donne ex detenute chiesto dal Comune.

La mozione della Guerrini invece dice semplicemente che il Campidoglio si riprende lo stabile e poi mette a bando i servizi, ma noi non siamo un soggetto di servizio, siamo una realta’ che porta avanti un progetto socio-culturale”. E incalza: “In nome della legalita’ hanno fatto un deserto, perche’ forse avranno rispettato la legge ma al contempo avranno creato altri conflitti sociali”. Il Campidoglio, in attesa dell’incontro di oggi alle 18, si limita a ribadire: “Non abbiamo nessuna intenzione di chiudere la Casa internazionale: e’ un’ipotesi che non e’ mai stata presa in considerazione, faremo pero’ delle valutazioni con i gestori attuali”.

 

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