Casa Balla a Roma: la “magia caleidoscopica” continua a stupire

Grazie al successo le visite continuano fino al 31 dicembre p.v. alla casa romana del grande artista, fra i protagonisti del futurismo.

Giacomo Balla, uno tra gli esponenti più illustri del futurismo, si trasferì nella casa in via Oslavia 39 dal 1929 sino alla morte nel 1958, insieme alla moglie Elisa Marcucci e le due figlie Luce ed Elica, anch’esse pittrici.

La residenza romana divenne un rifugio d’arte, un luogo di continua sperimentazione e di totale immersione nell’arte. Un’arte che entra nella quotidianità, in ogni aspetto e in ogni forma, poiché tutto può essere trasformato e rientrare in un progetto superiore. Così pareti e porte dipinte, mobili e arredi decorati, utensili autocostruiti, quadri e sculture, abiti disegnati e cuciti in casa e tanti altri oggetti che, insieme, divengono un’opera d’arte.

Vengono, così, concretizzate le idee espresse nel manifesto sulla Ricostruzione futurista dell’universo, firmato da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel 1915: l’intento è di realizzare una «fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente». I due artisti prospettano non solo una rivoluzione formale del mondo conosciuto, ma dichiarano anche l’ambizione di rifondare l’esistenza immergendosi integralmente in un’arte che possa essere l’essenza «dinamica, simultanea, plastica, rumoristica della vibrazione universale.

Da questo concetto il titolo della mostra “Dalla Casa all’universo e ritorno”. L’abitazione dichiarata di interesse culturale dal Ministero della Cultura nel 2004, solo grazie a un lungo e attento lavoro di ricognizione, studio e messa in sicurezza dei beni curato dal MAXXI e dalla Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con gli eredi, è stato possibile allestirla con i lavori del Maestro e delle sue figlie e renderla finalmente fruibile al pubblico.

Un appuntamento da non perdere, visitabile solo con visita guidata dal giovedì alla domenica (10.00-11.00-12.00/15.00-16.00-17.00-18.00).

 

 

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