Concertone Primo Maggio: lavoro, donne e migranti

Ambra contro il bonus assunzioni per le donne ("lo sgravio è mio e lo gestisco io"), mentre Lodo con la t-shirt: "Voglio una nave che salva tutti"

Il Concertone a piazza San Giovanni

Le parole. Sono state loro le protagoniste del tradizionale Concertone del Primo Maggio a Roma. Quelle dello slogan scelto dagli organizzatori per quest’anno: lavoro, diritti, stato sociale, Europa. Quelle degli artisti sul palco, tra canzoni e messaggi di disobbedienza; quelle di chi ha fatto gli onori di casa, scritte sulle t-shirt per Lodo Guenzi (“meno rovesci, più diritti” e poi “Voglio una nave che salva tutti”) e quelle di Ambra che si è scagliata contro il bonus assunzioni per le donne (“lo sgravio è mio e lo gestisco io”), contro le morti sul lavoro (“il lavoro è un diritto, ma la vita lo è ancora di più”) e che in risposta alle polemiche dello scorso anno sulla maglia griffata ne ha sfoggiata una con le sigle dei tre sindacati; quelle che hanno emozionato di Ilaria Cucchi, “i diritti umani non sono mai e per nessun motivo sacrificabili”, (con indosso la maglietta sulla mia pelle, sulla pelle di tutti, poi passata anche ad Ambra) visibilmente commossa per la piazza che urlava a gran voce il nome di suo fratello Stefano, morto dieci anni fa dopo essere stato arrestato.

“Fate attenzione alle parole”, avverte profetica Ambra a inizio pomeriggio. E anche la pioggia, che ha funestato a tratti la giornata, alla fine, sul più bello quando sul palco arriva l’unico ospite internazionale Noel Gallagher, deve arrendersi alla festa colorata che rivendica lavoro e diritti per tutti, senza distinzioni di colori o di generi.

 

 

L’apertura è un omaggio a Franco Battiato sulle note di “Centro di gravità permanente”, ma c’è spazio anche per un ricordo dei Nirvana a 25 anni dalla scomparsa di Kurt Cobain e di Lou Reed con Manuel Agnelli, dei Beatles con Gallagher. Immancabile Bella Ciao, in versione arpa, con Micol Arpa Rock. E in serata scambio di favori tra artisti: Daniele Silvestri ospita Manuel Agnelli e Rancore, i Subsonica chiamano prima Willie Peyote e poi ancora Silvestri. Sul palco tanti giovani: Fulminacci, Izi, La Rappresentante di Lista, La Municipal (mesti, per aver subito il furto degli strumenti proprio oggi), Canova, Rancore, per citarne alcuni. Via via, la febbre sale: Ex-Otago, reduci dal festival di Sanremo (e non sono i soli), Anastasio, vincitore dell’ultimo X-Factor, Zen Circus, Ghemon, Omar Pedrini.

“Oggi su questo palco c’è la nuova musica popolare italiana, quella che riempie le classifiche e i palasport”, dice Lodo. Carl Brave diverte, Manuel Agnelli fa sognare, Daniele Silvestri fa sfogare la piazza con un liberatorio “mortacci”, i Subsonica fanno ballare, Gazzelle saluta la mamma, Achille Lauro eccessivo nel suo completo con le frange d’oro, pazzesco e carismatico scatena i migliaia in piazza. In scaletta ancora Ghali, Motta, Negrita e il finale con l’Orchestraccia.

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