Dall’Argentina a Roma: la storia del Faro del Gianicolo

La storia dimenticata dell’opera costruita nel luogo degli scontri per la Repubblica Romana del 1849

A Roma c’è un faro, nonostante la città non si trovi direttamente sul mare. È un faro simbolico, collocato su uno dei punti più alti della città – in Gianicolo – anch’esso luogo-simbolo della storia romana e nazionale.

In quello che fu il teatro della difesa della Repubblica Romana del 1849, infatti, da inizio ‘900 c’è un faro commemorativo, collocato nel cinquantennale dell’Unità d’Italia.

Come racconta Rerum Romanarum, la struttura è stata progettata dall’architetto Manfredo Manfredi, già noto per la realizzazione della tomba di Vittorio Emanuele II al Pantheon. Lo stile è quello eclettico-ellenistico che si può ritrovare anche al Vittoriano.

La costruzione del Faro è stata resa possibile grazie ai soldi raccolti dalla comunità italiana in Argentina. Un’iniziativa realizzata grazie all’intervento dell’ambasciatore italiano Vincenzo Macchi e al placet dell’allora sindaco di Roma, Ernesto Nathan.

Il legame tra l’opera e lo Stato sudamericano è confermato anche dall’incisione su un capitello che recita:

“A ROMA CAPITALE – GLI ITALIANI D’ARGENTINA – MCMXI”

Negli anni la struttura ha assunto anche funzioni curiose, come quella di tramite tra il Gianicolo e il carcere romano di Regina Coeli. Dalla balconata del faro, infatti, i parenti e gli amici dei detenuti potevano comunicare piuttosto facilmente con gli inquilini del penitenziario romano, distante qualche decina di metri.

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