Dipinto di Picasso esposto a Roma per la prima volta torna all’Ermitage, la Russia lo rivuole indietro

La Fondazione Alda Fendi - che espone nella sua sede a Palazzo Rhinoceros il capolavoro cubista "Giovane donna" - scrive a Putin: "Che Dio la ispiri". L'opera resterà in mostra fino al 29 marzo, anziché fino al 15 maggio

photo credit: https://rhinocerosroma.com/galleria/

”Presidente, siamo sempre impreparati alla sofferenza, anche se non temiamo i momenti difficili. Il meglio viene sempre da lì. La sua mente e il suo cuore pensino a tutte le possibilità, scongiurando l’ipotesi Secondo Avvento ‘yeatesiano’. Che Dio la ispiri.”. È quanto scrive a Vladimir Putin la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti dopo la richiesta di restituzione anticipata da parte della Russia del dipinto di Picasso ‘Giovane donna’ esposto per la prima volta in Italia dal 15 febbraio a Palazzo Rhinoceros, sede della Fondazione.

Alda Fendi ha ribadito che il capolavoro cubista del 1909 resterà in mostra fino al 29 marzo – anziché fino al 15 maggio – poi tornerà all’Ermitage, il museo statale di San Pietroburgo che l’ha prestata in base a un accordo di collaborazione che già in passato ha consentito di ammirare la scultura L’Adolescente di Michelangelo e il dipinto dei Santi Pietro e Paolo di El Greco.

Nella lettera a Putin Alda Fendi e Raffaele Curi, direttore artistico della Fondazione, scrivono: ”Jacques Jaujard, direttore del Museo del Louvre, inizia a pianificare l’evacuazione della Gioconda e di tutto il patrimonio artistico di Francia: siamo nel 1938, vigilia del secondo conflitto mondiale. A questa immagine abbiamo pensato quando la notizia del ritorno all’Ermitage del Picasso ospite della nostra Fondazione ci ha colti di sorpresa. In momenti delicati come questi, dove incertezza, passioni e paura si intrecciano in un simulacro che non vorremmo mai vivere, il potere ancestrale e salvifico della bellezza inizia ad esaurirsi in un dominio angosciante di un futuro, non più futuribile, ma reale. O quasi reale”.

In coda viene riportato l’ intero testo della poesia ‘Il Secondo Avvento’ di William Butler Yeats, scritta nel 1919 subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, in cui tra l’ altro si legge: ”Le cose cadono a pezzi; il centro non regge più/ sul mondo dilaga mera anarchia/ l’onda fosca di sangue dilaga, e in ogni luogo/ sommerge il rito dell’innocenza/ i migliori difettano d’ogni convinzione, i peggiori/ sono colmi d’appassionata intensità”. La restituzione del dipinto di Picasso, proveniente dalla collezione di Sergej Ščukin, non determina la chiusura della mostra che andrà avanti, appunto, fino al 15 maggio. Il percorso espositivo, con ingresso libero su prenotazione, propone una ‘mappa esperienziale’ pensata da Raffaele Curi, intorno alla figura di Pablo Picasso, tra accenti spagnoli e le suggestioni parigine di inizio Novecento, con un approccio immersivo e multimediale in un percorso che unisce musica, danza (dal Ballet Nacional de España al balletto Parade di Erik Satie) e memorie fotografiche della vita del grande artista.

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