14 Giugno 2021
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Festa del Cinema di Roma 2018, giorno 6: Noi siamo Afterhours

All’Auditorium presentato il documentario sui 30 anni di carriera della band milanese, insieme al film dedicato a Jan Palach e ad Alice nella Città In Your Hands

Roberto Dell'Era, Xabier Iriondo, Stefano Pilia, Manuel Agnelli, Rodrigo D'Erasmo e Fabio Rondanini in posa al photocall di Noi siamo Afterhours © (Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images)

Trent’anni di carriera in un concerto raccontato in un documentario Noi siamo Afterhours è stato presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma da Manuel Agnelli e dal resto della band milanese. 

Noi siamo Afterhours è un documentario che racconta il concerto dello scorso 10 aprile 2018, in cui gli Afterhours hanno celebrato i 30 anni della loro carriera. Noi siamo Afterhours è stato diretto da Giorgio Testi che aveva già diretto la band in Hai paura del buio?

“Abbiamo iniziato a preparare il documentario un anno prima, questo concerto era un evento one-off, abbiamo iniziato a parlare dell’aspetto scenografico del concerto, abbiamo poi parlato della regia e ne abbiamo parlato perché era un’occasione irripetibile. Non era un concept film come per Hai paura del buio?, era un documentario che potesse raccontare 30 anni di storia. A me mi ha sempre affascinato i momenti prima del palco, a me m’interessavano i momenti prima e dopo lo stage”.

La costante di questi 30 anni di storia è la voce di Manuel Agnelli, il frontman del gruppo che racconta con la voce in off nel documentario cosa vuol dire essere Afterhours:

“È stato casuale trovarsi, com’è stato casuale quello che n’è uscito, nostro nel concerto e del lavoro di Giorgio Testi, il lavoro dietro sarebbe stato inutile se non ci fosse stato del lavoro dietro. Puoi decidere di avere un lavoro medio, puoi fare quello che vuoi, ma è il concerto a decidere. Se ti lasci andare veramente, rischi il disastro, ma sei ha fortuna riesci a ottenere il livello che cerchi. Era un momento di fare una pausa di riflessione, il film ci aiuta in tal senso, è il punto alla fine di una frase è come se non avessimo più nulla da dimostrare a noi stessi”.

Nel film strutturato con una serie di scalette-brani della band, è il racconto di un’unica data degli Afterhours

“Era solo una data, veramente vedete la magia di quella sera, riprodurre la magia di tre date sarebbe stato difficile”.

A parlare è soprattutto al voce del frontman, il regista ha giustificato così la sua scelta:

“Era l’unico superstite della band, lui è il leader sul palco e sarebbe stato difficile da raccontare in una voce fuori campo con più persone”.

Ad Alice nella Città è stato presentato In Your Hands di cui parleremo più dettagliatamente in vista della data d’uscita, ma intanto vi riportiamo alcune dichiarazioni del regista:

“Un giorno, insieme a mia moglie, abbiamo ascoltato un ragazzo che suonava Chopin e dava l’impressione di venire dalle banlieue per ascoltarlo, ho quasi perso il treno, ma una volta salito sopra ho iniziato a raccontare la sua storia”.

Matthieu è un ragazzo delle banlieu con un talento innato per la musica, per l’attore francese Lambert Wilson che nel film interpreta il maestro che cambia la vita al ragazzo, trovare una guida è fondamentale:

“Per trovarlo serve anche un’accessibilità della cultura, è anche un problema di cultura di famiglia. Vengo da una famiglia di attori, ma mio padre non aveva nessuno in famiglia. L’educazione a casa è il problema principale, i ragazzi non devono più dirsi non è per noi”.

Presentato in selezione ufficiale anche Jan Palach, il giovane studente di Filosofia che si diede fuoco il 19 gennaio del 1969 per manifestare il suo dissenso nei confronti dell’occupazione sovietica dell’allora Cecoslovacchia. 

A interpretare Jan è Viktor Zavadil e le emozioni del film ceco vengono veicolate sul suo volto, per il resto Jan Palach resta un ritratto riuscito a metà. 

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