I Maneskin conquistano il Circo Massimo

Due ore di concerto, tanto entusiasmo e "fuck Putin" mentre Roma brucia

Era il grande ritorno a Roma per i Maneskin da quando sono esplosi sul palcoscenico internazionale dell’Eurovision 2021 , e infatti la loro esibizione al Circo Massimo sabato 9 luglio si è aperta proprio con “Zitti e buoni”, la canzone che li fece trionfare a Sanremo e in Europa. Roma Caput Mundi: erano venuti da tutta Italia, da Udine alla Sicilia, più di settantamila, e parecchi anche dall’estero (con tanto di cartello “Translate please!” sventolato davanti al palco quando Damiano David parlava).

In una serata così, finalmente fresca e serena, sotto il Palatino illuminato e i pini e i cipressi, dopo essere passati davanti all’arco di Tito, Santa Maria in Cosmedin e Teatro di Marcello, ci si potrebbe anche dimenticare che la capitale brucia da giorni per una serie di incendi (colposi? dolosi?): ieri un maxi rogo a Centocelle, oltre ai libri andati in fumo della Bancarella del Professore, storica istituzione di piazzale Flaminio; prima ancora Malagrotta, e il Parco della Pineta. Eccole, le due facce di questa città esasperante, impossibile e ormai, pare, ingovernabile che continua a fregarti, nonostante tutto, per la sua struggente bellezza. Cassonetti strabordanti e cinghiali, ricatti e minacce: e però i turisti e i vip che vengono a sentire in zona archeologica una giovane band romana che spacca il mondo. Loro, i Maneskin, nonostante l’amore dichiarato per la città dove sono nati, ormai sono proiettati altrove, e le canzoni le scrivono in inglese. Anche l’ultima, presentata al pubblico del Circo Massimo giubilante.

“Non è finita, non ha ancora un titolo, ma ci piace” proclama il leader Damiano che la canta in versione acustica accompagnato dalla chitarra di Thomas Raggi, seduti sulla punta della lunga passerella protesa dal palco fra la gente. Una passerella spesso percorsa anche da Victoria De Angelis col suo basso, mentre il batterista Ethan Torchio ha avuto spazio per un paio di assoli a se stanti che hanno entusiasmato la folla. Erano arrivati in limousine nera salendo lateralmente sul palco. Damiano in completo di paillettes nere con una cappa da mago per la prima canzone, Thomas in bianco, Victoria con un minireggiseno a quadrati.

Concerto (organizzato con Rock in Roma) durato un paio d’ore, con tanti vip avvistati in zona stampa, perché appunto Roma stracciona tira sempre fuori il suo lato glamour: da Gabriele Muccino a Anna Foglietta a Angelina Jolie (in città per girare da regista il film tratto da “Senza sangue” di Alessandro Baricco). I 70mila del Circo Massimo ballano e cantano anche se – soprattutto all’inizio – l’impianto acustico distorce sgradevolmente certi passaggi più fragorosi; la scaletta prevede tutti i successi dei Maneskin, quelli scritti da loro (fra cui “Coraline”, “I wanna be your slave”, “Morirò da re”, “Vent’anni” fino alle ultime “Mamma Mia” e “Supermodel”), e le cover (anche “Womanizer” di Britney Spears oltre a “Beggin'” di Bob Gaudio e “Amandoti” di Giovanni Lindo Ferretti, già cantata a Sanremo con Manuel Agnelli e infatti Damiano chiosa, ‘Manuel ti pensiamo sempre’). C’è spazio anche per un po’ di critica sociopolitica: dagli insulti al presidente russo (“Noi lo diciamo anche se a qualcuno dà fastidio, “Fuck Putin”) alla grande bandiera arcobaleno per l’ultima canzone dove come di costume una ventina di fortunati spettatori vengono accolti sul palco a ballare. Un paio di svenimenti e malori fra la folla, con soccorsi immediati, e un’organizzazione che grossomodo funziona, bonariamente rude più che civilmente educata, com’è classico di Roma.

I concerti estivi non sono mai il modo migliore per ascoltare la musica: alla fine restano negli occhi e nelle orecchie l’energia e il fascino dei quattro, la voce roca e carismatica di Damiano, e poi la varietà del pubblico che attirano. Ci sono cinquantenni e sessantenni che ballano ma anche ragazzini e ragazzine, bambine e bambini, anche venuti da lontano e accompagnati dai genitori; il rock dei Maneskin piace a tutte le età. E poi si defluisce senza traumi, verso il Campidoglio.

Ci sono i cartelli che avvisano di lavori di consolidamento del Colle Capitolino, però lì ai piedi del Colle basterebbe anche l’ordinaria manutenzione, fra cespugli pieni di erbacce, bottiglie contorte, sacchetti di immondizia e plastiche sparse; la crisi dell’Ama non risparmia neanche queste zone. Dalla piazza illuminata di Michelangelo la statua di Marco Aurelio resta impassibile: ne ha viste tante, passerà anche questa.

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