Nelle sue opere recenti, colme di un’inquietudine visionaria e perturbante, Marco Ginoretti ha reso più efficace e sintetica la sua pittura distopica, perlopiù ambientata in un mondo claustrofobicamente grigio e nero in cui emergono poche figure animate da colori d’arcobaleno. E’ un mondo cupo, inquinato, in cui la bellezza naturale sembra cancellata e dove prevalgono azioni negative, distruttive, intimidatorie, interrotte, con una nota di speranza, da improvvise presenze dalla valenza spirituale e catartica.
Utilizzando l’iperbole e l’accentuazione grottesca, Ginoretti si muove nella dimensione della distopia tenendosi però molto vicino a quella realtà che, a pensarci bene, viviamo ogni giorno nella separazione sempre più drammatica fra dominio di un pragmatismo fondato sulla convenienza e dissoluzione di quella libertà autenticamente interiore a cui invece aspira il nostro artista.
Da oggi la mostra al Monogramma di via margutta, 102 a Roma.