Morto Claude Lanzmann, addio al regista di Shoah

Lo sceneggiatore, giornalista e produttore francese aveva 93 anni, aveva diretto la rivista Tempes Modernes. Autore di numerosi documentari sull'Olocausto e su Israele

Claude Lanzmann, a sinistra nella foto, è stato un giornalista e un regista francese. Aveva 92 anni

È morto Claude Lanzmann, addio al regista di Shoah, il documentario di nove ore che meglio di qualsiasi altro film parlò dell’Olocausto. Aveva 92 anni ed era un difensore accanito della casa d’Israele. 

Nato a Bois-Colombes nel 1925 in una famiglia ebrea originaria dell’Europa dell’Est immigrata in Francia alla fine del 19esimo secolo. Durante la seconda Guerra Mondiale, partecipa alla Resistenza a Clermont-Ferrand. Fu premiato con una medaglia della Resistenza e fu nominato cavaliere della Legione d’Onore. Negli anni 50 conobbe Jean-Paul Sartre con il quale intesse una fortissima amicizia e Simone de Beauvoir, che fu la sua compagna per diversi anni. 

Sono loro a proporgli di entrare nella redazione di Temps Modernes, la rivista fondata nel 1945 che ha diretto dal 1986 fino alla morte. Agli anni 50 risale anche il suo primo viaggio in Israele. 

Negli anni 60 Lanzmann continua la sua attività di giornalista con viaggi in Corea del Nord e in Israele, alla questione arabo-israeliana la sua rivista dedicò uno speciale nel 1967. Lanzmann era noto per essere contrario al colonialismo, fu uno dei firmatari del manifesto dei 121 che denunciò la repressione francese durante la guerra in Algeria nel 1960. 

Nel 1973 firma il suo primo lungometraggio dedicandolo all’amato Israele, Pourquoi Israël (Perché Israele), in cui analizza la storia del Paese con una serie di interviste ai suoi abitanti. Girato nel 1972, il film dura tre ore e venti e fu realizzato da Langmann senza aver mai preso lezioni in una Scuola di Cinema. 

Nel 1985, dodici anni dopo il debutto, viene presentato il suo documentario, la sua opera più nota Shoah. Lanzmann lavorò al lunghissimo documentario (nove ore e mezza) dal 1974 al 1981 raccogliendo dichiarazioni e interviste di sopravvissuti, agenti delle SS e anche abitanti vicino ai campi di sterminio polacchi.

Shoah non presenta nessuna immagine di finzione, le scene non sono rivisitate e reinterpretate da attori, a parlare sono i veri protagonisti della storia. Fu un film che cambiò per sempre il modo di fare documentari e di rapportarsi all’Olocausto.
Premiato con un César d’onore (gli Oscar del cinema francese) e con una serie di altri riconoscimenti internazionali. Lanzmann filmò un altro documentario dedicato a Israele Tsahal che chiude la trilogia dedicata a Israele. L’Olocausto sarà ancora la tematica di Un vivo che passa (1999) in cui intervista un delegato della Croce Rossa internazionale; in Sobibor – 14 ottobre 1943, ore 16:00; L’ultimo degli ingiusti con l’intervista all’unico rabbino sopravvissuto alla Shoah.

Lanzmann filmò altri due documentari storici: Il rapporto Karski dedicato a Jan Karski, eroe della resistenza polacca; Napalm dedicato alle atrocità della Guerra in Corea e Quatre Sœurs dedicato a quattro voci femminili dell’Olocausto.

Premiato al Festival di Berlino con un Orso alla carriera nel 2013, Lanzmann raccontò in un’intervista a France Culture, riportata da Le Monde:

“Non sono mai guarito dalla morte, quello che mi scandalizza di più al mondo è il dover morire. Non amo la musica, e non amo morire. Potete dire questo di me”.

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