Musei Capitolini: dopo il ‘’dito’’ attendiamo dal Louvre la ‘’processione’’ della Gens giulio claudia

A quasi 500 anni dalla separazione il Museo parigino potrebbe ridare la collocazione originaria, presso l’ Ara Pacis, a un altro frammento di marmo della collezione Campana.

Grazie alla collaborazione tra Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e il Museo del Louvre, guidato dal Presidente-Direttore Jean- Luc Martinez, torna il frammento bronzeo, corrispondente a due falangi superiori di un indice, a ricomporre la mano del Colosso di Costantino, esposta insieme alla grande testa e al globo nell’Esedra del Marco Aurelio, presso i Musei Capitolini.

Così, questa straordinaria ricomposizione della mano con il suo frammento, avviene in un momento particolare: in occasione dei 550 anni della donazione sistina, vero e proprio atto di fondazione delle collezioni capitoline, ma anche a quasi 500 anni dalla loro separazione.

Sarebbe entusiasmante rivedere collocato sulla parete settentrionale dell’Ara Pacis anche un altro frammento in marmo, sempre appartenuto alla collezione Campana e oggi al Louvre, dove è scolpita la processione dei familiari della Gens giulio claudia, tra cui il volto del giovane Marcello, primo designato alla successione imperiale da Augusto. Ritornerebbe, così, nella sua collocazione originaria un frammento scultoreo, che separato dal contesto perde il valore profondo del suo significato.

Il frammento in bronzo della mano del Colosso di Costantino arrivò a Parigi nel 1860 insieme a buona parte della collezione del marchese Giampietro Campana, uno dei protagonisti del panorama collezionistico romano degli anni centrali dell’Ottocento. Infatti, la grandissima collezione Campana fu dispersa tra varie sedi europee, quando il marchese cadde in rovina nel 185 e più di 10.000 oggetti d’arte furono comprati da Napoleone III che li divise tra il museo del Louvre e numerosi musei di provincia.

Mentre grande testa, la mano con il globo, che erano in Laterano, furono donati al Popolo Romano da papa Sisto IV già nel 1471, e trasferiti in Campidoglio sotto i Portici del palazzo dei Conservatori. In questa fase erano già assenti le falangi poiché l’ultima attestazione dell’integrità della mano è documentata da fonti databili entro la fine degli anni Trenta del Cinquecento.

Quindi, il frammento bronzeo sarebbe entrato nel circuito antiquario e collezionistico già in questa fase, separandosi definitivamente dal suo contesto di origine.

Solo nel maggio 2018, grazie all’operazione coordinata da Françoise Gaultier e da Claudio Parisi Presicce, con la realizzazione di un modello 3D del frammento parigino, è stata possibile l’eccezionale scoperta, verificando la sua appartenenza alla mano dell’Imperatore romano. A seguire è stato realizzato un calco in vetroresina della porzione di dito così ricomposta e la presentazione della mano originale, completata con le falangi mancanti, in occasione delle due grandi mostre dedicate alla collezione Campana: Un rêve d’Italie. La collection du marquis Campana, al Museo del Louvre, e A Dream of Italy. The Marquis Campana Collection, all’Ermitage di San Pietroburgo.

La tecnologia è venuta ancora una volta in soccorso dell’archeologia e a supporto degli studi, riuscendo a ridare paternità e collocazione ad un frammento, che è parte della nostra storia.

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