Palatino: il Parco del Colosseo si rinnova con le “uve di Plinio” 

In un appezzamento di 500 metri quadrati viene coltivata l’uva "fantastica", come ci ha tramandato lo scrittore latino nella "Naturalis Historia" 

photo credit: parcocolosseo.it

Il Parco archeologico del Colosseo ha deciso di recuperare e rinnovare il patrimonio culturale con “Le uve di Plinio” dedicando un appezzamento di 500 metri quadrati alla coltivazione della vite. Partner tecnico è stata scelta l’azienda vinicola Cincinnato dì Cori che ha realizzato il vigneto sul Colle Palatino.

Decisiva, per lo spessore storico all’iniziativa, la scelta del vitigno che è stato impiantato: tutt’altro che a caso, sono state messe a dimora le stesse viti della “Vigna Barberini”, la famiglia romana nel XVII secolo proprietaria dell’area: le barbatelle della varietà Bellone.

“La scelta di piantare proprio le barbatelle di Bellone – spiega a “La Repubblica” Gabriella Strano, l’architetto paesaggista del Parco che, insieme alla direttrice Alfonsina Russo, ha ideato e portato a compimento il progetto – riprende quanto ci tramanda Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, dove racconta dell’uva “Fantastica”, un antichissimo vitigno autoctono della zona laziale da cui deriva il Bellone, noto anche come vino Cacchione».

“Si tratta in principal modo di un’operazione etica – aggiunge Alfonsina Russo – destinata a sviluppare senso civico nei confronti della cultura e, al contempo, didattica perché darà il là a laboratori, visite guidate, degustazioni”.

L’architetto Strano tiene a precisare che non c’è  alcun rischio d’interferenza con le strutture archeologiche. “Tutto il Colle Palatino – rileva –  come ben documentano le indagini archeologiche e le carte storiche, venne utilizzato, nel basso medioevo e successivamente con il declino degli Orti famesiani, per attività agricole, dando vita agli orti denominati “vigne” in cui erano presenti, oltre le viti, alberi da frutto e ortaggi”.

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