Personal Shopper, Olivier Assayas parla del suo film

In sala dal 13, con Kristen Stewart, dedicato al post-mortem e alla relazione fra materialismo e immaterialismo

Personal Shopper buste
Cartier, Chanel e gli altri grandi marchi del film © Carole Bethuel

Personal Shopper vi aspetta al cinema, Oliver Assayas ci ha raccontato il suo ultimo film in cui Kristen Stewart lavora come appunto personal shopper di un’attrice a Parigi. Il regista l’ha presentato nel corso dell’ultima edizione del Rendez-Vous con il Cinema Francese.

L’attrice americana aveva già lavorato con il regista francese, che parla un ottimo italiano, nel suo ultimo film Sils Maria, Assayas ha pensato a lei per il ruolo di Maureen sin dall’inizio “per la sua fisicità ed espressività”.

Da diva a personal shopper di un’altra capricciosa star, un ruolo che l’attrice aveva parzialmente già ricoperto in Sils Maria: “Già in quel film le avevo dato la possibilità di esprimere se stessa, privandola della celebrità, che nei miei film passa materialmente ai personaggi per cui lavora, facendo venir fuori il talento che già possedeva”.

Kristen Stewart nel film interpreta Maureen, una giovane americana che vive a Parigi e che è una medium, come il fratello scomparso nella capitale francese poco tempo prima. Anche se il regista ammette di non credere nell’aldilà, ha affermato che ha voluto “materializzarlo sotto forma di fantasmi per rendere tangibile la dimensione interiore della protagonista. I nostri fantasmi e i nostri sogni spesso sono, infatti, più reali rispetto a ciò che di materiale facciamo ogni giorno”.

Il personaggio di Maureen appare in crisi, non solo d’identità, nel film, ma è sospesa fra la vita materiale e materialistica dell’attrice per cui lavora e l’immateriale che rappresenta la ricerca costante del fratello scomparso: “Personal Shopper l’ho immaginato come un quadro astratto, in cui si utilizzano colori, rappresentati dal cinema di genere, che instaurano una relazione fisica con lo spettatore, che si identifica quindi fisicamente col personaggio di Maureen. Per me era importante, però, fare qualcosa di molto diverso dal film di genere americano, in cui il visibile è bene e l’invisibile è male. Qui l’invisibile fa paura, ma non è negativo”.

L’invisibile è rappresentato dalla “presenza” del fratello e dalla persona che comunica con Maureen via iPhone, per buona parte del film: “Non sono interessato alla tecnologia di per sé, pur se molto presente nei miei film, ma alle trasformazioni che essa comporta nelle esperienze umane e negli individui. Lo smartphone diviene in Personal Shopper il prolungamento della conoscenza umana e del sapere”.

Il personaggio di Maureen “è in continua tensione fra materialità e immaterialità. Ha infatti al suo interno un’ambivalenza che la attrae, perché ha bisogno di ricostruire se stessa dopo la perdita di una parte di sé, ma al contempo vorrebbe essere un’altra e vivere una vita diversa”.

Gli splendidi vestiti che Maureen sceglie e indossa nel film rappresentano “la materialità della moda” qualcosa d’importante per lei “perché le serve a riscoprire se stessa, anche nella sua sessualità”.

La moda è stata scelta in modo consapevole da Olivier Assayas “mia madre era una stilista, quindi sono molto legato a questo mondo”. Nel corso del film che diventa sempre più un thriller: “Maureen capirà che tutto ciò che cerca, è già dentro di lei e non fuori; il suo è pertanto un cammino per comunicare con se stessa più che con gli spiriti”.

Per il regista, Assayas, Personal Shopper è “un film lineare, con un solo personaggio che si ricostruisce nella complessità dell’esperienza umana. Non è raccontato in modo tradizionale, perché sarebbe stato banale o noioso, ma ha una dinamica cinematograficamente eccitante”.

Personal Shopper è in sala dal 13 aprile, distribuito da Academy Two.

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