Piccoli Crimini Coniugali presentato da regista e attori

Dirige Alex Infascelli, protagonisti Sergio Castellitto e Margherita Buy in un film ispirato all’omonimo romanzo di Éric-Emmanuel Schmitt  

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Sergio Castellitto e Margherita, due protagonisti del film © Alessandro & Montesi

Con Piccoli Crimini Coniugali sembra di vedere il teatro al cinema: due grandissimi interpreti chiusi in una “gabbia” d’oro parlano e analizzano la crisi del loro matrimonio. Dal 6 aprile, Alex Infascelli dirige la coppia di attori d’oro Margherita Buy e Sergio Castellitto. Loro due gli unici protagonisti del film ispirato all’omonimo romanzo di Éric-Emmanuel Schmitt.

In Piccoli Crimini Coniugali Sergio Castellitto e Margherita Buy appaiono come due animali in gabbia, diretti da Alex Infascelli: “Chiunque faccia il mio mestiere sa che ha la possibilità di studiare i personaggi di approfondirli, metterli in scena e osservarli come gli animali. Hai un setting, dei personaggi che muovi e spedisci la tua realtà. L’occasione qui era ghiottissima, pochi testi raccontano la coppia in un modo così teatrale e particolare. Siamo abituati a un cinema che tende verso il naturalismo o una fantasia che è lontana dalla realtà, in ogni relazione amorosa si mette in moto un’azione teatrale, si scelgono dei personaggi, andando avanti più è breve e viceversa, diventano coautori e coabitanti delle case e ci accompagnano per tutta la durata della relazione”.

“Leggendo il testo, ho scoperto che aveva dentro il mio modo di vedere la coppia, quando mi hanno chiesto che film volessi fare: ho pensato di farlo. Stavo attraversando un momento in cui la copia era al centro e avevo amato il testo anni fa”, ha aggiunto il regista che ha diretto un documentario prima di questo film.

Piccoli Crimini Coniugali si apre con dei tamburi, ipoteticamente prima di aprire i combattimenti fra i due coniugi protagonisti: “Ho pensato a una musica che potesse funzionare in questo film, che è prettamente silenzioso. Volevo qualcosa che non fosse armonico, tonale che non suggerisse un’emozione, quello che  è più puro è la percussione: le ossa, lo strusciare di un tessuto… All’inizio sono proprio tamburi di guerra, stiamo andando verso un patibolo quotidiano”, aggiunge il regista.

La storia rispecchia il libro di Schmitt ed è adattata dallo stesso Infascelli e da Francesca Manieri. Il film è stato girato prima di In Treatment, hanno specificato regista e protagonisti, per il regista: “La claustrofobia è uno degli elementi più importanti del film”

L’attrice protagonista è Margherita Buy: “È un personaggio molto complesso, mi piaceva che fosse un noir, che fosse una donna con velleità artistiche per rinunciare a un uomo che è molto più grande di lei e lo asseconda per non essere abbandonata, ci sono molte donne rappresentate in questa figura. Francesca ha anche reso il mio personaggio più moderno, con più personalità, è stata un’occasione meravigliosa”.

L’amore ai tempi del rancore”, è la definizione che dà del film Sergio Castellitto, “L’amorei ai tempi del rimpianto. L’amore ai tempi del non accontentarsi che l’amore sia finito, è un carnage, sono due reduci dal loro stesso amore, che si ritrovano da una guerra, si ritrovano in una casa che sembra un mausoleo, una casa museale, i vetri sono oscurati, l’esterno non c’è. È la casa del Grande Fratello, forse è un luna park, forse è la stanza dei mostri”.

Il film è scritto “da un intellettuale francese, probabilmente alsaziano, ancora più raggelante, secondo me siamo state le persone giuste, abbiamo conferito a quel gelo un disgelo. È tante cose questo film, è un thriller coniugale, è una bellissima performance recitativa e di regia, è un’indagine, su una donna e un uomo. L’uomo, a tratti, assume atteggiamenti ancestralmente femminili e viceversa. Questo gioco di cambiamenti, lui è fragile come una suffragetta. I due, alla fine, guardano un baratro, in cui ancora non sono caduti”, aggiunge Castellitto.

Il finale è aperto: “Si prevede un Piccoli Crimini Coniugali 2”, scherza l’attore. Molto è stato improvvisato sul set dai due attori.

“Con Alex e Margherita ci chiedevamo che quello che temeva che fosse davvero vero, o fosse un’ennesima menzogna di non ricordare tutti. Se fosse tutto vero, o fosse un’ennesima menzogna”, aggiunge l’attore. “Il finale è aperto si prevede un sequel”, scherza l’attore

L’improvvisazione c’è stata, ma nei limiti del possibile. “Per me Margherita e Sergio sono stati un’università compressa in 14 giorni e non è il solito pompino che si fa agli attori. Di Margherita  conosciamo ‘l’aspetto psicotico’, essere una foglia al vento, invece, è una roccia. Sergio che sembra il maschio alfa, è di una tenerezza assoluta. Tutti e due mi hanno aiutato a dirigere questo film non imponendomi delle scelte di regia. Facendomi scoprire come si dirige un attore. Le gerarchie si perdono sul set, i limiti e o molle sono stati chiari da subito. In forma gestaltica mi hanno fatto capire insieme a loro…”, ha spiegato il regista.

“Vorrei che si riportasse il film sulla terra, spezzo una lancia per i produttori, ci vuole coraggio a fare un film del genere. Un cinema italiano che è ormai disseminato di film comici deprimenti, fare un film del genere, tutto sulla drammaticità delle relazioni umane, è già un gesto di coraggio, dobbiamo spiegare perché andarlo a vederlo. Questo è un film da spiare, non da guardare, gli spettatori sembrano nascosti con noi”, ha spiegato l’attore.

“Il voyeurismo è vero, ma avevamo sempre la sensazione di avere una platea davanti. La rappresentazione dell’azione e questa ambiguità che guarda fra li sto spiando o si fanno guardare”, specifica il regista.

“Per spiare intendo, quando sei seduto a casa e dalla casa accanto arrivano delle voci e inizi a farti gli affari degli altri. Questo film si può vedere e ascoltare per farsi gli affari di questa coppia. Sono le donne che decidono di andare al cinema, sono interessate a questa cosa, gli uomini cercano il posto. Il gancio della sensibilità è tutto femminile, invito gli spettatori, le spettatrici, ad andare a vedere il film perché rintracci questo”, ha spiegato l’attore. “

“Non vorrei parlare solo di coppia, ognuno di noi avrebbe un punto di vista. Io non sono online, comunico con le persone direttamente. L’occasione ha fatto l’uomo ladro, digitalmente c’è la possibilità di esperire nella nostra, questa nuoce alla relazione uomo donna. Questo film non riguarda i tradimenti digitali”, chiarisce Infascelli.

Piccoli crimini coniugali ricorda Venere in pelliccia: “La sfida era quella di mettere il dubbio nello spettatore, più si dava un senso, più lo perdevamo. Il gioco di scatole cinesi nel libro l’abbiamo mantenuto con Francesca, quello creato da Schmitt nel testo c’era l’assenza di colore. Mi sono innamorato di questo film per la teatralità, ogni relazione è uno show. Ci si dimentica perché di discute, perché si sta scopando o mangiando, questo era il modo più puro per ricreare la realtà. È un anti-Bergmann, non volevo un microcosmo con del realismo, ma rilanciare la componente teatrale”.

Sergio e Margherita hanno giocato sulla teatralità”, ha spiegato il regista. La casa protagonista del film era quella di Silvana Mangano: “L’adattamento era nato prima in teatro, ma poi vedendo delle case reali e l’abbiamo trovata, non sapevamo fosse dell’attrice. Una location giustissima per il film”, spiega il produttore del film.

Un ruolo importante è giocato dagli oggetti nel film. “Vengo da quattro anni di Kubrick in vena, Shining in realtà, Edgar Allan Poe, il quadro di Goya Il sogno della ragione genera mostri, il luogo della follia, il senso è la solitudine nel proprio ambiente domestico. Quella sequenza è venuta in mente girando. Tanto quanto all’inizio del film ci fosse bisogno di un’entrata e un’uscita rispetto alla storia. Mancava l’elemento di rottura che doveva essere il loro incontro: la casa cambia in modo radicale. Si rifà un po’ a Shining, a Stephen King”, ha spiegato il regista.

Il finale è stato cambiato rispetto al libro: “Ci sono pochi elementi di disturbo, c’è una musica jazz che è diventata Donna Summer. Una scala interna che è diventata quella del condominio. Il fuoco è l’unico elemento primordiale, un bambino che li guarda, si accende e si spegne. Il sogno era spogliarli della loro psiche, era farli diventare due davanti a un fuoco, l’origine di tutto”, spiega il regista.

Piccoli Crimini Coniugali non facile da realizzare: “Ci siamo innamorati del progetto, gli elementi a favore ce ne sono molti: un cast eccezionale, la regia di Alex che ci hanno convinto della qualità del film, il libro, i produttori. È stato un film che ci ha conquistato”.

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