Rileggere Pasolini attraverso la storia dell’arte: la mostra di Palazzo Barberini – FOTOGALLERY

Una suggestiva esposizione tra le opere d’arte che hanno ispirato PPP nella sua produzione intellettuale

È arrivato l’atteso atto II delle mostre organizzate a Roma in occasione dei cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini. Dopo l’esordio al Palazzo delle Esposizioni, il viaggio attraverso le opere, la vita e la produzione artistica del grande autore friulano s’è trasferita al Palazzo Barberini di Roma. Una seconda tappa breve ma intensa, ricca di stimoli visivi e di suggestioni artistiche, incentrata sul rapporto di Pasolini con le arti figurative e con le opere che hanno ispirato il Pasolini regista e scrittore nella rielaborazione di immagini antiche ma riproposte in un contesto novecentesco.

Nel percorso della mostra le sorprese non mancano, soprattutto per coloro che di Pasolini apprezzano la sua attenzione nei confronti della “corporalità popolare”: le tradizioni e il folklore presenti nelle classi sociali più povere, i riti dimenticati e riaffiorati dal sottosuolo grazie al lavoro di antropologi come Ernesto De Martino o Carlo Ginzburg. Così, tra una sala e un corridoio dove il buio si alterna alla penombra, si scopre che la scena della passione di Cristi di Ro.Go.Pa.G. è ispirata al Pontormo:

Così come i ‘maccaronari’ ritratti dalla scuola di Micco Spadaro e i mangiatori di ricotta di Vincenzo Campi hanno in ‘Stracci’ de “La Ricotta” il proprio alterego romano e proletario:

La grande Laura Betti, con i suoi sguardi afflitti e intensi, ha avuto come musa ispiratrice la ‘Madonna Addolorata’ di Jean Changenet.

Una parte della mostra è dedicata anche al lavoro di De Martino ripreso dal fotografo Franco Pinna. Notevoli le affinità tra il pianto rituale del Sud Italia con le donne piangenti de “Il Vangelo Secondo Matteo” o le lacrime di Anna Magnani in Mamma Roma:

Accanto alla meraviglia rappresentata dal Narciso di Caravaggio, tra egocentrismi antichi e contemporanei si può scorgere Antonio De Curtis e Pasolini in una posizione rilassata, domestica e assorta in posa a leggere come Antonello da Messina. Tra i tre l’unico nudo è Pasolini, con il pene di fuori in un ambiente rustico, popolare, fuori dal tempo. È un po’ come il mito dell’eterno ritorno di Mircea Eliade: un tempo circolare, che vive solo nella tradizione. Le immagini provenienti dal Quattrocento di Antonello da Messina vengono restituite al mondo contemporaneo grazie alla reinterpretazione di Pasolini:

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