Rinascono Palazzo Barberini e Palazzo Corsini

L’obiettivo è di triplicare le presenze, ampliando le sale da visitare, allestendo bookshop e caffetterie. Per rendere i due palazzi un luogo d’incontro anche per i romani

Alessandra Paolini per Repubblica Roma

 

Prendere un caffè accanto a quel capolavoro di soffitto affrescato da Pietro da Cortona. Accoccolarsi al sole nei giardini dove un tempo si aggiravano cammelli e pavoni, vezzo settecentesco di una nobiltà romana attratta dall’esotico. Lasciarsi andare alle note barocche di un concerto. Palazzo Barberini e Palazzo Corsini a Trastevere, le due sedi del polo museale dell’arte antica di Roma, lanciano la sfida. Obiettivo: triplicare le presenze che a oggi non vanno oltre i 145mila visitatori l’anno. Come? Con un allestimento rinnovato, con nuovi percorsi multimediali, grandi mostre, sito web e in futuro, una caffetteria, un bookshop, oltre ad altri 700 metri quadrati di esposizione.

Ieri il direttore delle due gallerie, Flaminia Gennari Santori ha presentato i nuovi allestimenti. A raccontare tutte le novità , anche il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini: «Palazzo Barberini e Galleria Corsini si apprestano a diventare, in una fase di profonda innovazione del sistema museale italiano — ha detto — luoghi di incontro e di dialogo paragonabili alle più moderne realtà museali europee e non solo».

Entro la metà del prossimo anno anche il piano nobile di Palazzo Barberini —per decenni nelle mani del ministero della Difesa e del circolo Ufficiali che diede il grande salone in affitto per feste e matrimoni — si aprirà al pubblico. Arricchito delle tante opere che finora non era stato possibile esporre per mancanza di spazio. «I lavori stanno andando avanti, ma servirà del tempo per l’allestimento delle luci e dei sistemi di allarme», ha promesso la direttrice.

Ma il palazzo a due passi da via del Tritone — nato da un progetto del Maderno a cui in seguito subentrò Gian Lorenzo Bernini, non vuole essere solo un gioiello tutto da scoprire per quei turisti in “overdose” da Colosseo. «L’idea è quella di creare uno spazio per i romani, un punto d’incontro, dove venire magari solo per fare uno spuntino o bere un cappuccino senza per forza dovere entrare nel museo», racconta la direttrice.

In programma c’è infatti l’apertura di un caffè e di un bookshop. Al momento , i biglietti per le due sedi, sono distinti. Presto ce ne sarà uno solo. Così che nell’arco di una settimana, un giorno ci si possa perdere tra “Giuditta e Oloferne” del Caravaggio. E un altro tra la quadreria settecentesca del palazzetto con affaccio sull’Orto Botanico.

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