“Roma Terzo Millennio”, inaugurata la mostra allo Spazio WeGil

Una mostra per liberare la Capitale dalla sua immagine di città-museo

Restituire a Roma un racconto che le appartenga davvero, capace di guardare al presente e al futuro senza rinnegare il passato. È questo l’obiettivo della mostra “Roma Terzo Millennio”, inaugurata dalla Regione Lazio presso lo Spazio WeGil, promossa in collaborazione con LAZIOcrea e ideata da Umberto Vattani, che ne cura anche l’allestimento insieme ad Andrea Bruschi, Giuseppe D’Acunto e Rosalia Vittorini.

La mostra nasce da una constatazione netta: Roma è prigioniera di una narrazione riduttiva che la immobilizza nell’antico e nel barocco, trasformandola in una città-museo. Guide turistiche, mappe ufficiali e circuiti internazionali continuano a identificare la Capitale quasi esclusivamente con il centro storico, la Roma dei Cesari e dei Papi, oscurando una dimensione urbana viva, stratificata e contemporanea.

“Roma Terzo Millennio” intende spezzare questa inerzia e riportare la città nel tempo presente. Roma, infatti, è una metropoli che da oltre tremila anni non smette di trasformarsi. Non solo costruire, ma pensare la città – la forma urbis – è stata da sempre una vocazione dei Romani: ridisegnare, correggere, rimettere in discussione. Dopo l’Unità d’Italia, Roma cambia scala, attraversa fratture profonde e stagioni di discontinuità, ma sviluppa anche una straordinaria capacità progettuale.

Il racconto prende avvio da un luogo simbolico: il Palazzo della Farnesina, sede del Ministero degli Affari Esteri. Grande architettura del Novecento, per lungo tempo priva di una narrazione culturale condivisa, la Farnesina diventa, circa trent’anni fa, il punto di svolta con l’ingresso dell’arte contemporanea negli spazi istituzionali. Nasce così la Collezione Farnesina, in un periodo in cui in Italia non esistevano ancora musei pubblici dedicati al contemporaneo. Opere e installazioni non accompagnano l’architettura, ma la mettono in tensione, trasformandola: il Novecento entra visivamente e simbolicamente nella città.

Da qui lo sguardo si allarga verso il Tevere, fiume fondativo e infrastruttura storica progressivamente marginalizzata nel racconto urbano. La mostra propone di restituirgli un ruolo centrale, non come semplice sfondo, ma come asse strutturante di una Roma contemporanea che si sviluppa per sistemi, connessioni e relazioni.

Lungo la grande ansa nord del fiume si concentra un patrimonio straordinario di architetture del primo e secondo Novecento e del contemporaneo: dal Foro Italico alle opere di Pier Luigi Nervi, fino ai progetti di Renzo Piano e Zaha Hadid. Un sistema rimasto a lungo invisibile, che oggi trova riconoscimento nel Distretto del Contemporaneo, nuova chiave di lettura della Roma moderna.

«Questo progetto, che prende avvio dall’edificio della Farnesina, non poteva che vedere il Ministero degli Affari Esteri tra i suoi promotori più convinti», ha dichiarato il ministro Antonio Tajani, sottolineando il ruolo del Ministero nella promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana e nella qualificazione moderna dell’immagine di Roma nel mondo.

Sull’importanza della sede espositiva insiste anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che evidenzia la vocazione dello Spazio WeGil a coniugare tradizione e innovazione, rendendolo sempre più un hub dell’arte moderna e contemporanea. Una visione condivisa dall’assessore regionale alla Cultura Simona Renata Baldassarre, che rivendica il ruolo strategico di Roma come laboratorio culturale vivo, capace di produrre linguaggi, idee e sperimentazioni.

La mostra introduce infine una visione simbolica potente: Roma come una cometa. La testa coincide con il Distretto del Contemporaneo; la scia segue il Tevere, attraversa l’EUR, raggiunge Ostia e si apre al Mediterraneo, riconnettendo la Capitale a un sistema portuale che va da Civitavecchia a Gaeta e alle grandi rotte culturali ed economiche.

Come ricorda l’architetto Franco Purini, «Roma non è stata solo la madre di molte città, ma ha generato idee di città». È questa capacità generativa che “Roma Terzo Millennio” riporta al centro: una Roma vasta, irrequieta, pulsante, che assume le proprie criticità come materia di progetto e invita nuove generazioni a esplorarla, attraversarla, immaginarla.

La mostra, organizzata da Art Diplomacy ETS, si articola in due spazi: uno espositivo, con video, mappe e testi, e uno laboratoriale, dedicato a incontri ed eventi sulla contemporaneità con studenti e Accademie straniere. A caratterizzare l’immagine identitaria del progetto è l’opera “Roma è una cometa” realizzata appositamente da Mimmo Paladino.

Allestita presso lo Spazio WeGil (largo Ascianghi 5), la mostra è visitabile tutti i giorni, dalle 10 alle 19, con ingresso gratuito, fino al 30 giugno 2026.

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