Sfilata di moda alla Galleria del Cardinale Colonna: un viaggio “attraverso lo sguardo di Hemingway”

La prestigiosa dimora nobiliare, con accesso da via della Pilotta, ospiterà la collezione Primavera/Estate di Vittorio Camaiani

La Galleria del Cardinale di Palazzo Colonna a Roma apre alla moda con la sfilata in presenza di pubblico della collezione Primavera/Estate di Vittorio Camaiani, ispirata ad Ernest Hemingway e ai suoi viaggi. La prestigiosa dimora nobiliare, con accesso da via della Pilotta, è uno spazio di circa 500 mq, che s’impone con le sue straordinarie architetture, capace di ospitare eventi con capienza fino a 400 ospiti, distribuiti nelle tre grandi sale che si affacciano sul ninfeo di Palazzo Colonna.

Vittorio Camaiani, couturier marchigiano, è ormai di casa nella storica dimora capitolina, che apre le porte della Galleria del Cardinale alla moda con una rinnovata gestione. Durante la pandemia la location ha ospitato la sfilata di haute couture di Antonio Grimaldi ma a porte chiuse. Con la nuova collezione lo stilista intraprende un viaggio immaginario nell’universo del mito della letteratura contemporanea. Sono le immagini viste, vissute e descritte nelle sue opere, a ispirare gli abiti.

Il viaggio “attraverso lo sguardo di Hemingway” porta in luoghi esotici come Cuba e l’Africa. Ecco dunque che la palette cromatica vira in un susseguirsi di giallo, verde, azzurro e rosso, che trasferiti sui denim, sul lino e sul cotone, fanno pensare ai colori delle case de L’Avana e alle lussureggianti palme di Cuba. La camicia-Pilar trae le sue forme geometriche dalle vele dell’omonima imbarcazione dello scrittore e simboleggia il viaggio della mente compiuto dallo stilista attraverso l’abbigliamento. La parte della collezione dedicata all’Africa di Hemingway si traduce in sahariane ricamate a mano con figure di animali esotici e in gilet-cartucciera da safari, da cui fuoriescono cuori ricamati anziché proiettili, oppure nel completo-luna che evoca suggestive notti nella savana. La collezione punta a linee rigorose e quasi maschili, addolcite dall’uso sapiente dei tessuti che accarezzano il corpo femminile. E’ un omaggio al grande scrittore il completo camicia-pantaloni bianchi in seta, decorato con un orologio a catena come mostrava Hemingway in molte foto degli Anni Trenta. La gonna-tasca sembra nascere da una giacca del guardaroba dello scrittore.

Per le occasioni importanti, che lo stilista ama definire “Quasi Sera”, avendo pensato ai tramonti sugli orizzonti esotici vissuti da Hemingway, le mise alternano seta pesante e seta operata a principe di Galles, altro omaggio allo stile dello scrittore. Le tute in georgette di seta mostrano stampe giraffa. L’abito chemisier in organza è a stampato in fantasia zebra costruito come una lunga sahariana. La Galleria del Cardinale Colonna, detta sul nascere Galleria Nuova, fu costruita nel 1730 dall’architetto Paolo Posi che era partito da un corridoio. L’edificio è diviso in tre corpi: due bracci e una rotonda centrale, sostenuta da gialle colonne, provenienti, si narra, dal Pantheon e sino a quel momento conservate nei sotterranei del palazzo. La struttura era stata destinata dal cardinale Girolamo II a biblioteca e contenere una importante collezione pittorica ed archeologica.

La Galleria è collegata al giardino attraverso due ponti, ma l’ultimo vano, di raccordo con la Sala della Colonna Bellica, non era ancora terminato all’epoca del porporato, deceduto nel 1763. Mentre la zona opposta che servì da Sala da Ballo ai tempi dell’affittuario ambasciatore di Francia era stata decorata nella volta e nel fregio dal perugino Annibale Angelini. E proprio in questo ambiente, nel quale all’epoca si scorgeva sullo sfondo una Deposizione forse di Federico Zuccari, si svolse in presenza di Pio VII, nel 1803, la cerimonia del battesimo delle due gemelle Savoia, Maria Teresa e Maria Anna, futura imperatrice d’Austria. Nel tempo la Galleria venne utilizzata come archivio della famiglia, che originariamente era ubicato nel cantone meridionale della chiesa dei SS. Apostoli, nell’edificio poi ristrutturato da Niccolò Michetti. (di Patrizia Vacalebri per Ansa)

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