Sono tornato, il film sull’ipotetico ritorno di Mussolini al cinema

In sala dal 1° febbraio, il remake di Lui è tornato diretto da Luca Miniero, con Massimo Popolizio nel ruolo del dittatore e Frank Matano

Mussolini "assalito" da selfie stick in una scena di Sono tornato, il film che ipotizza il suo ritorno dal 1° febbraio al cinema

Sono tornato, il film su (un ipotetico) ritorno di Benito Mussolini in Italia sarà in sala il 1° febbraio. Il remake del (quasi) omonimo tedesco Lui è tornato, ispirato al libro di Timur Wermes. Sono tornato sposta il raggio d’azione da Berlino a Roma e al posto di Hilter, è Benito Mussolini a tornare in Italia.

Il film diretto da Luca Miniero, che ha firmato la sceneggiatura insieme a Nicola Guaglianone, è interpretato da Massimo Popolizio nel ruolo del dittatore e da Frank Matano, racconta cosa succederebbe se Mussolini tornasse in vita in Italia:

“Sintetizzare la trama di questo film, è difficile – racconta il regista – il nostro Mussolini fa paura perché torna in un Paese già populista ed è stato il sistema dei media a renderlo così. Anche se esistono ancora delle manifestazioni parafasciste”.

Una battuta del film cita David Mamet: “La seconda chance esiste solo per commettere due volte lo stesso errore”, e a citarla è il co-sceneggiatore Nicola Guaglianone: “Il film riguarda noi e cosa succederebbe se tornasse Mussolini”.

Benito Mussolini torna nel 2017 in un’Italia dove esiste l’integrazione, i matrimoni gay e che ha avuto un partigiano come presidente. Viene scambiato per un comico e diventa l’ospite di talk show e salotti televisivi, incluso quello di E Poi C’è Cattelan. Al momento della registrazione, il pubblico non sapeva che l’ospite del presentatore sarebbe stato “così ingombrante”:

“Alla fine io e il produttore eravamo basiti e raggelerati, si scattavano selfie e urlavano viva il duce. Il vero pericolo è questo, un personaggio del genere ci mette di fronte alla mostruosità, non è Mussolini che fa paura, siamo noi”, ha sottolineato Nicola Guaglianone.

Rispetto al film tedesco, Lui è tornato, Sono tornato dà uno sguardo differente: “Prima di girare con Massimo, abbiamo truccato un altro attore e non avevamo macchina da presa, ci hanno cacciato da qualche parte. Il film ha avuto una lunga preparazione, ma abbiamo dato spazio alle emozioni. Il film tedesco è diverso, Hilter era un demonio, noi avevamo un parademonio. Non volevamo dipingerlo come cattivo, o dire cosa avesse fatto, ma abbiamo scelto un terreno non ideologico, ma poco italiano. Non si tratta di apologia del fascismo”.

Qualcuno ha accusato il film di questo, ma per Miniero, l’ispirazione è stata Mussolini: Ultimo Atto di Carlo Lizzani: “Non volevano muovere accuse, né un atteggiamento tenero, se Mussolini fosse uno di noi, sarebbe uno di noi”. La differenza per lo sceneggiatore è che “Mussolini ha sfruttato l’antipolitica, mentre la politica di Hitler era più dedicata alla razza”.

Curiosamente il film esce in piena campagna elettorale, per il regista Luca Miniero, “il fantasma di Mussolini gira molto nella campagna elettorale, per farsi pubblicità, l’eredità di Mussolini è più forte, è quella del populismo. Un’altra differenza con Hilter, è che la figura di Mussolini è sempre stata vista con indulgenza, non c’è il tabù che esiste in Germania”.

A interpretarlo nel film, l’attore teatrale Massimo Popolizio irriconoscibile nei panni di Benito Mussolini: “Hitler è il male, mentre esistono moltissime imitazioni di Mussolini, io non volevo renderlo una macchietta”. Anche per Popolizio il modello è stato Mussolini: Ultimo atto di Lizzani e in particolare il suo protagonista Rob Stieger: “Si tratta di un personaggio vero in una situazione assurda. I tedeschi si sono schifati, mentre da noi si scattano i selfie”.

Mentre per girare il film tedesco, il regista David Wnendt aveva girato moltissime interviste e reazioni alla vista di Hitler, Luca Miniero ha deciso di alternare reazioni a girato e ha ammesso che “c’erano grandi differenze geograficamente parlando”.

Accanto a Massimo Popolizio, Frank Matano interpreta un aspirante regista: “La candid funziona bene se c’è un aggancio di una persona, ma in questo caso le persone avevano due reazioni diverse: o riservano o erano convinte di parlare veramente con Mussolini”.

Matano ha anche aggiunto un dettaglio personale: “Mio nonno, in casa, aveva delle statue di Mussolini e mi ha incuriosito come molti si sono dimenticati quello che ha fatto. Voglio bene a mio nonno anche se ha quelle statue e mi colpisce chi ha nostalgia di un tempo che non ha vissuto an che di persone della mia età che non riescono a valutare bene che la dittatura non è la strada giusta”.

Per intepretarlo, Popolizio ha scelto di concentrarsi sul personaggio e non sul trucco per trasformarsi in lui. E sullo schermo si nota la scelta dell’attore teatrale: “Questo personaggio è IL personaggio, potevano scegliere Luca Zingaretti o Maurizio Crozza per interpretarlo, invece hanno scelto me che sono passato da Falcone a Mussolini”.

Per l’attore, inoltre, è stato importante non giudicarlo o lasciarsi trasportare dalle sensazioni: “Se faccio Riccardo III al teatro non lo giudichi, se fai un pedofilo, lo stesso. Il personaggio devi farlo all’interno del film, in questo caso, Mussolini che ha inventato la propaganda fa i conti con l’audience”.

È curioso che per buona parte del film, le dichiarazioni di Mussolini sono spesso giustificate, applaudite e, a tratti, condivise, ma il dittatore finisce sotto l’occhio del ciclone per aver sparato a un cane.

Era importante portare sullo schermo un personaggio come gli altri,  “Mussolini è protagonista di un racconto drammaturgico con alti e bassi, non sia giudica, è così per colpa nostra, i suoi vizi e il suo cinismo sono anche nostri. Un po’ come i personaggi che interpretava Alberto Sordi”, spiega lo sceneggiatore Guaglianone.

“Non è un politico di oggi, non propone soluzioni, è l’emblema del populismo, non dice nulla, questa è un’altra differenza con Hitler”, aggiunge il regista che ha immaginato un futuro in cui il potere dei social e della TV riportano Mussolini nel dimenticatoio.

Una scena molto potente del film ha per protagonista una nonna affetta dall’Alzheimer, sopravvissuta alla Shoah che ricorda al mondo chi era veramente Benito Mussolini, un ruolo particolare per l’attrice Ariella Reggio: “Io me lo ricordo Mussolini, perché ero nata all’epoca, ho la stessa età di Berlusconi… ma lui non ricorda. Recitare quella scena per me è stato molto difficile visto che i miei genitori erano ebrei”.

Sono tornato è un film che lascia molte questioni aperte sugli italiani di oggi e quelli di ieri, vi aspetta al cinema dal 1° febbraio, distribuito da Vision Distribution e prodotto da Indiana.

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