Spazio Tritone: presentazione del nuovo “legal thriller” del magistrato-scrittore Vitale

Si dibatterà come l’esperienza dell’autore consenta al lettore di decifrare il linguaggio e la liturgia delle inchieste giudiziarie

Venerdì prossimo, 24 giugno, alle ore 18.30, allo Spazio Espositivo Tritone della Fondazione Sorgente Group, dell’editore de Il Foglio Valter Mainetti, viene presentato il nuovo libro “La bolgia dei dannati”, edito da Cairo, del magistrato-scrittore Marcello Vitale. Dopo il saluto del Direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, partecipano al dibattitoo con l’autore il magistrato, Valerio De Gioia e il giornalista scrittore, Emilio Orlando. 

Il giudice Aurelio Rasselli, separato dalla moglie e un figlio difficile, che torna alla sua terra, lasciando una Procura al Nord per finire la professione a Larodi in Calabria,  è il protagonista del nuovo romanzo di Vitale, con una vita da magistrato a tutto tondo fino a diventare Presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione. 

Il Giudice Rasselli deve risolvere l’omicidio di Renzo Giorgetti, un camionista ucciso in un probabile regolamento di conti. La trama del giallo di Vitale, che conosce bene i meccanismi che racconta, si sviluppa su tante direttrici dalle indagini poliziesche alle citazioni filosofiche e sociologiche, fino al mondo dei social, che fa ritrovare Rosselli in una chat gestita da un santone seguito da adepti inquietanti.

Il lettore, oltre a essere conquistato dalla avvincente successione degli eventi, viene aiutato anche a decifrare il linguaggio e la liturgia delle inchieste giudiziarie, come rileva Carlo Baroni, in un’ampia recensione pubblicata dal Corriere della Sera

“Nelle mie opere – afferma Vitale – cerco di trasfondere le esperienze umane e culturali. In magistratura, peraltro, specie nel campo penale, le esperienze non mancano. In questo ultimo libro, che potrebbe essere benissimo una trama per un film, come sostiene anche il regista Massimiliano Bruno, ho inteso trasferire lo scenario di questa società inquieta, caduta nella “bolgia” del Covid, ma già sprofondata nel disastro ambientale e ora nella guerra. Una società impregnata di cattiveria, sete di denaro, erotismo da frustrati. Dove anche la tecnologia e il web, in particolare, diventa un ambiente per community criminali e lo sviluppo di “sette diaboliche”.   

La finalità della produzione letteraria di Vitale è infatti diffondere un messaggio di carattere sociale. A Vitale piace ricordare che nel 2000, quando era Procuratore di Lamezia, pubblicò, fondendo la veste di magistrato con quella di scrittore, un libro attraverso il quale cercò invece di contenere il preoccupante fenomeno dell’omertà: “Canti sciolti e ballate per i morti di ‘ndrina e di mafia”. 

“Le ballate – sottolineava in una intervista – si occupavano, oltre che delle uccisioni di Falcone, Borsellino etc., anche di quelle dei tanti lametini caduti sul fronte del dovere: gli spazzini Tramonte Francesco e Cristiano Pasquale, i coniugi Aversa e il magistrato Francesco Ferlaino. Il testo fu presentato varie volte (in diverse città italiane, tra cui Firenze e Napoli) da tanti illustri personaggi fra i quali il Procuratore Nazionale Antimafia pro tempore Pier Luigi Vigna. Fu una pagina importante per Lamezia Terme (dal locale teatro comunale “Pidocchietto”, dove il libro fu per prima presentato, partì la mia campagna antimafia che si estese in buona parte del territorio nazionale) e dell’evento si conserva ancora memoria”. 

Riguardo a un crimine molto diffuso e sconvolgente come il femminicidio, Vitale, dopo aver ricordato di averlo trattato in uno dei suoi primi libri, “La donna nella panchina”, rileva che il problema non è tanto sul piano normativo quanto culturale. “Esistono – afferma – certe mentalità ancestrali, un radicato maschilismo. Soprattutto quando perdono il lavoro certi uomini scaricano sulla convivente il bisogno di fare e di comandare. Occorre interrompere la cosiddetta cosificazione delle donne”.

Infine Vitale tiene a sottolineare che la sua lunga esperienza nella magistratura, dove ha svolto sia l’attività di procuratore che di giudice, lo porta a valorizzare la duplice attività sia sul piano umano che professionale.  “Il magistrato – conclude – non deve diventare un super-poliziotto con uno strapotere, ma perseguire i reati e difendere il cittadino”.


 

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