Teatro di Roma, per il 2019-2020 stagione ‘in movimento’

Apre Milo Rau politico, chiude Pirandello, nasce Oceano Indiano

‘Teatro in movimento” definisce il presidente Emanuele Bevilacqua quest’anno di transizione (in parte già programmato dall’ex direttore Antonio Calbi) e trasformazione del Teatro di Roma, con 23 produzioni su un cartellone di oltre 70 proposte che declina una presa sul reale dal punto di vista formale e dei contenuti, col progetto di dare allo Stabile il respiro di un teatro europeo.

Per questo la stagione 2019/2020 si struttura accogliendo nello stesso sguardo le diverse discipline della scena: ”una vertigine che è il primo passo per riconnettere le questioni utopiche alle questioni etiche e sociali che attraversano il nostro tempo”, come ha detto il direttore Giorgio Barberio Corsetti, mentre la sua consulente per il Teatro India Francesca Corona, ha parlato di ”un ecosistema, una polifonia, un sperorganismo capace di far risuonare al suo interno ritmi diversi che possano propagarsi verso l’esterno”, ridisegnando i rapporti di una topografia invisibile di tutta la città e tutta la Regione. Ecco che diventa quindi esemplare che subito, a inizio stagione, arrivi il teorico del ”realismo globale” Milo Rau, prima col suo ”Orestes in Mosul” che ambienta tappe e senso della trilogia eschilea nel contesto della guerra contro l’Is, poi con la lavorazione del film ”Nuovo Vangelo” che, partendo da Pasolini, si realizza nei campi di pomodori tra gli immigrati schiavizzati, per proporre un discorso allegorico su sofferenza degli emarginati, che avrà come corollario ”La rivolta della dignità”, un’assemblea politica internazionale pubblica indetta il 10 ottobre all’Argentina, nella città di Papa Francesco per scoperchiare e denunciare la parte nascosta della nostra civiltà. Allo stesso modo trova spazio con pari dignità delle altre espressioni artistiche la danza, con la collaborazione con Grandi Pianure, che inaugura l’8 settembre all’Argentina la stagione con la coreografia ”Augusto” di Alessandro Sciarroni (poi ospite anche dell’India), mentre per la chiusura a fine maggio arriva un classico nella lettura ferocemente antiborghese alla Bunuel di Filippo Dini del ”Così è (se vi pare)” di Pirandello. Impossibile segnalare tutto, a parte il fare un elenco di nomi, ma merita il trittico dedicato a Primo Levi a Novembre, aperto dal monologo musicale di Walter Malosti da ”Se questo è un uomo”, dal lavoro di Scarpa e Malosti su ”Il sistema periodico” e dal reading-performance in più spazi, dall’India al Valle, di ”Se questo è Levi” di Fanny&Alexander. Due Eduardo: ”La grande magia” con regia di Lluis Pasqual e ”Sik Sik” con Carlo Cecchi.

E ancora, lo spettacolo mondo che Antonio Latella costruirà su ”La valle dell’Eden” di Steinbeck; il testo di Weber-Boronkay sul razzismo dell’ungherese Mundruczo; un Cechov riletto , dopo il successo del suo ”Macbettu”, da Alessandro Serra; la novità ”Misericordia” di Emma Dante; Herlitzka in ”Falstaff e il suo servo” di Fano-Calenda; cui si aggiungono i ritorni di due grandi successi di Massimo Popolizio (”Ragazzi di vita” e ”Un nemico del popolo”) e quello dello stupendo ”When the rain stops falling” di Bovell nella coinvolgente lettura di Luisa Ferlazzo Natoli. Ricchissimo poi il cartellone dell’India (unico neo: quasi tutti gli spettacoli stanno solo dai 2 ai 5 giorni), dove spicca la riproposta, dopo 43 anni, de ”La rivolta degli oggetti” di Alessandra Vanzi, Marco Solari e lo stesso Barberio Corsetti che faranno da guida a tre nuovi e giovani interpreti. Quindi, Phia Ménard che prende posizione contro la ‘normalità’ in due spettacoli, uno per bambini e uno per adulti; Zimmerfrei dà vita al capitolo romano di Family affair, il progetto site specific ambientato nel quartiere Marconi; Monica Demuru che chiede al pubblico di dirigerla in Jukebox; Reza Koohestani rivisita dopo 20 anni i personaggi che lo resero famoso. Oltre il fatto teatrale vanno i Bartolini/Baronio coi loro RedReading, e Fabio Cherstich con una ”Opera da tre soldi” su un camion che viaggerà tra periferie di Roma e del Lazio. Novità sarà quindi Oceano Indiano, officina propulsore di creatività abitata da 5 artisti: Fabio Condemi, DOM- (Leonardo Delogu e Valerio Sirna), Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri), Michele Di Stefano con mk, Muta Imago (Riccardo Fazi e Claudia Sorace), che reinventeranno gli spazi anche di sera in sera. Poi c’è ancora la rete dei Teatri in Comune più quello di Villa Torlonia e il Valle in via di restauro; il ricco programma per ragazzi del Teatro per le nuove generazioni; i cicli di incontri culturali, i concerti dell’Accademia Filarmonica Romana: le collaborazioni con festival, da RomaEuropa a Short Theatre, compagnie e iniziative come il Premio Dante Cappelletti. (di Paolo Petroni, ANSA)

 

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