the startup, al cinema la storia di Egomnia e Matteo Achilli

Parlano il regista Alessandro D’Alatri, i protagonisti e Matteo Achilli, fondatore del sito web. In sala il 6

Il regista e i suoi giovani protagonisti

the startup racconta la storia vera di Matteo Achilli e la creazione di Ergomnia, un portale pensato per cercare lavoro basato sulla meritocrazia. Alessandro D’Alatri ha portato sullo schermo la storia del giovane romano che ha ideato il sito a soli 18 anni. A presentare il film a Roma, il regista, i protagonisti Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Matilde Gioli e Massimiliano Gallo. Era presente anche il “vero” Matteo Achilli, il film è prodotto da Luca Barbareschi con la sua Casanova ed Eliseo Cinema.

Alessandro D’Alatri ha raccontato che a dargli l’idea è stato proprio Luca Barbareschi: “Questo film è nato in modo diverso, mi sono sentito per la prima volta in un percorso industriale. È la storia di un produttore che ha cercato uno sceneggiatore, un regista e abbiamo seguito questo percorso. L’idea di fare un percorso industriale, e sconosciuto in questo Paese. La seconda cosa è stata che sapere che era una storia vera mi ha fatto pensare”.

La storia vera è quella di Matteo Achilli, classe 1992, che ha fondato un portale per trovare lavoro basato sulla meritocrazia, Ergomnia, a soli 18 anni. Fra Matteo e D’Alatri ci sono dei punti in comune: “Siamo figli unici, veniamo dalla periferia e da famiglie operaia. La sua storia, figlio di una famiglia molto semplice, riconoscevo molti elementi comuni alla mia. Mi piaceva rappresentare questa possibilità di rinascita di questo Paese. Si parla solo di quello che non funziona, questa è una bella notizia”.

the startup si allinea ad altri titoli dedicati ai giovani: Piuma, Slam e Non è un paese per giovani, ma questo film è diverso. “La storia di Matteo è diversa, la scintilla è scoppiata seguendolo in Bocconi, nel suo quartiere a Milano e mi sono reso conto che dovevo rivedere la mia opinione sui 20enni. L’opinione che ha di loro chi non ha più 20 anni: choosy, disillusi, lavorano e si sforzano di costruire qualcosa che alla fine fanno. Non volevo raccontare Ergomnia, ma la vera startup, perché ogni giovane è un uomo nella fase di avviamento. Spero che in tanti si riconoscano in questa storia d’inizio, quella di Matteo è una storia d’inizio”.

A parlare è proprio Matteo Achilli, giacca e cravatta d’ordinanza: “Sono stati bravissimi, la storia è quella, la caratterizzazione di alcuni personaggi è diversa, ma il risultato mi è piaciuto molto. La cosa che mi è piaciuta è che hanno deciso di raccontare la storia vera di un ragazzo normale. Non sono un genio dell’informatica, sono normale e vengo da una famiglia normale, penso che molti si possano riconoscere in questa storia. Ci sono dei valori importanti: non arrendersi, continuare e creare valore, la voglia di non lamentarsi e andandosi a prendere quello che si vuole”.

A interpretarlo sullo schermo Andrea Arcangeli, mentre Paola Calliari è Emma, fidanzatina del liceo e tutt’ora di Matteo: “Non avevo mai sentito parlare di lui, sono stata molto sorpresa, è stato piacevole per me credere che una storia del genere possa accadere e ancora in Italia”.

Andrea Arcangeli, invece, ha conosciuto Matteo durante il film: “Ci piaceva raccontare la storia vera. Al primo provino non sapevo nulla e ho pensato: non ci credo, c’è una voglia vera di fare un film su questa storia. L’idea è molto coraggiosa, il film che poi non sembra italiano”.

Matilde Gioli interpreta una bocconiana: “Girare un film a Milano è bellissimo, mantenere il proprio accento è una chicca. Mi è piaciuta Cecilia, è un personaggio chiave. Ci sono dei caratteri simili fra me e lei: la determinazione, il carisma, mi è piaciuto interpretare una bocconiana, perché magari sono un po’ più fighetti di me che ho studiato Filosofia alla Statale”.

Luca Di Giovanni è Giuseppe, due lauree, costretto a lavorare in un sottoscala sottopagato: “Giuseppe ha una fame di vita, la mia fame l’ho messa in questa rabbia precaria, non rancorosa. Sono il contraltare di Matteo, lui è social, io gli faccio da grillo parlante, da specchio, gli dico che sta esagerando”.

Matteo Leoni è il ricco Valerio, in un certo senso l’antagonista di Matteo, o Lucignolo: “Quello mi è piaciuto, oltre a un cast giovane, siamo anche di diverse caste sociali, Valerio non avrebbe bisogno di studiare, ha tutto già pronto. Invece sta in Bocconi e cerca talenti”.

the startup è stato prodotto da Luca Barbareschi: “Quest’idea è nata da una passione comune, da chi non si arrende. Il racconto da fare al Paese, gli americani l’hanno fatto meglio di noi. Sia la vita di Matteo o altre cose, il cinema ha la stessa funzione. Parlare di cinema oggi è difficile, ma è importante raccontare qualcosa in cui non solo una fascia di pubblico si riconosce, come ho già fatto in Tv per esempio con Vita di Olivetti. Sono cresciuto guardando Buñuel ed Ejzenstein, quel pubblico non esiste più. La gente ha bisogno di emozionarsi”.

the startup è prodotto da Eliseo Cinema, l’idea è venuta a Saverio D’Ercole. “Questo film racconta molte cose: Corrado Alvaro ha scritto che i giovani che pensano di essere preparati e avere un sogno è morta. Il nostro Paese è mal rappresentato dalla comunicazione, nella sostanza è straordinario. I campi, indipendenti dalla politica e dalla burocrazia, sono leader. Tutti sognano l’Italia, tranne quelli che stanno in Italia”.

Nel Nord ci sono più di 6000 startup, nel Centro, poco e nel Sud pochissimo. “the start up racconta la storia di un ragazzo al Corviale, ha un sogno e ce la fa”, sintetizza Barbareschi.

La storia di Matteo può “ricordare” quella di Steve Jobs, citato anche nel film, ma è differente: “Tutto quello che si è visto è vero, sono felice che sia stato realizzato nella giusta maniera. Ci sono imprenditori grandissimi che hanno iniziato dal basso: Steve Jobs e Bill Gates, entrambi hanno lasciato dei discorsi davanti ai Laureandi. Jobs parlò dell’individuo, mentre Gates parlò di quanto sia importante aiutare gli altri. All’inizio avevo un segno di rivalsa sociale, ma alla fine ho imparato che il messaggio di Gates era quello corretto. Testimoniando questa storia credo che si aiuteranno molti ragazzi”.

Matteo Achilli ha creato quest’app che sceglie i candidati rispetto al merito puntata sulla semplificazione: “Se ho due persone perfettamente valide, io recruiter prendo quello che conosco dei due. Trovare un lavoro è un lavoro, non bisogna focalizzarsi, bisogna essere bravi e anche il networking è importante. Il merito è sempre più importante per questa società: viviamo in un momento difficile, quindi non ci possiamo più permettere di avere la persona sbagliata”.

the startup non si rifà a The Social Network: “Sono cresciuto nel mondo della pubblicità in una stagione straordinaria per l’imprenditorialità italiana. Sono venute a mancare quelle figure, oggi le grandi aziende sono gestite dai manager, non più dagli imprenditori, l’idea è raccontare un giovane che diventa imprenditore per ricostruire quest’imprenditoria. Ogni essere umano ha un progetto, restituire creatività a un Paese molto creativo. Abbiamo fantasia, creatività e coraggio. Steve Jobs viene dopo i grandi imprenditori italiani, ha fatto un percorso in una realtà più facile. L’idea è di raccontare la grande dignità della periferia, lì ci vivono le brave persone. Spesso si parla di periferia in senso negativo, per me raccontare quella vera è importante”.

“Ho molto lavorato sui giovani perché c’è bisogno di dargli fiducia, questo film parla di talento, meritocrazia. Questi ragazzi nel cast vengono da grandi scuole, a me mi affascina chi non ha garanzie, chi fa sacrifici, ogni giorno devono portarsi la garanzia con le unghie e con i denti. Molti giovani e molti 50enni non sono rappresentati, la famiglia di Matteo è quella di un uomo disoccupato, che viene licenziato, ed è il lancio della creazione”, ha spiegato il regista.

“La più grande istituzione e assistenza sanitaria e sociale in Italia è la famiglia. Spesso sono le pensioni degli anziani che permettono agli studenti di scegliere facoltà più care”, ha specificato il regista.

Achilli fu contattato da un ministro, di cui però non vuole fare il nome, una scena che si vede anche nel film di D’Alatri: “Non dico il nome, l’interesse della politica ci può essere quando l’elenco è molto corposo, ma non farò attività di questo tipo perché sono un imprenditore”, ha spiegato il giovane fondare di Egomnia.

“Mi sono divertito a fare questo film, ho accettato di farlo anche se mi è stato proposto perché era la continuità del mio pensiero: La Febbre e Casomai anticipavano in parte queste tematiche, rappresentare la scena con il ministro è importante. L’idea di rappresentare qualcuno che vuole dire no è bello. Come per me, chi dice no paga la sua scelta”, ha aggiunto il regista.

Egomnia è stata criticata ultimamente, ma Matteo Achilli la difende: “Avendo scelto la mia storia, è una storia di una startup, non è Microsoft, questo ha creato un’invidia negli altri. Io ho due fortune: la prima è che sono intaccabile perché ho creato qualcosa in Italia in modo innovativo, la seconda è non perdere mai il rispetto e la volontà di trasmettere un messaggio positivo di speranza. Auguro a tutti loro di avere successo per dare valore e lavoro a questo paese”.

“La storia affascinante di Matteo non è il suo successo, ma che ha attraversato zone d’ombra: ha stretto dei patti con il diavolo. La sua è interessante da raccontare per ogni ragazzo che si affaccia nel mondo degli adulti, scrivendo la storia mi sono chiesto se avesse accettato di raccontare la storia così. è la storia di un ragazzo sincero che si è mostrato per quello che è: non è la classica storia del successo in stile americano, ma è un percorso travagliato”, ha spiegato lo sceneggiatore.

“Questo Paese ha bisogno di persone in grado di esaltare la bellezza del Paese o lo denigrano?”, chiede Matteo Achilli. Anche nella musica elettronica del film, curata da Pivio e Aldo De Scalzi e utilizza anche alcuni brani di artisti emergenti. “La musica elettronica mi ha reso molto contento, è importante anche perché è una generazione che vive dalla mattina alla sera con una colonna sonora costante. C’è un giovane talento, Ginevra, ci siamo divertiti a dare fiducia a talenti emergenti”.

C’è stato un prezzo da pagare per Matteo Achilli: “Bisogna sacrificare qualcosa, il tempo è limitato, magari inizi a trascurare le persone che ti vogliono bene, ma sono le relazioni che hai che ti danno questa consapevolezza. E poi l’università, sono entrato in un ateneo importante e prestigioso, quando ho lanciato Egomnia l’ho trascurata, ma vorrei portarla a termine. Anche gli attori qui hanno sacrificato qualcosa, ma loro hanno talento. Amavo tantissimo nuotare, ma non sono diventato professionista, perché alla passione è mancato il talento”.

Prima di Egomnia, per Matteo Achilli c’era il nuoto, una cosa in comune con l’ex sincronetta Matilde Gioli. “Lo sport mi ha fatto nascere la volontà del merito, c’è un altro aspetto dello sport, qui non c’è lo stereotipo del nerd che è rinchiuso in una stanza. Ho fatto nuoto agonistico fino ai 18 anni, lo sport è una simulazione meravigliosa della vita. A 14 anni ho vinto i campionati italiani è stato l’apice e la fine della mia carriera, ero convinto di poter vincere, e ho iniziato ad allenarmi meno. Da 1° sono passato a 3°, poi ottavo e non mi sono qualificato più. Questo mi ha insegnato molto, nel nuoto ho fallito perché non ho fatto le cose bene, non voglio fallire nella vita. Quando si alzano le braccia al cielo, lo fa per ricordarsi perché si possono fare cose grandi”.

 

 

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