Tra Gioconda e Superman: in “Manhattan Transfer” Russo rivisita i classici

A Roma dal 3 all'11 maggio la personale del pittore di via Margutta che contamina stili e tempi

Una Gioconda ritoccata con abiti dai colori sgargianti e finemente merlettati; Superman che trae in salvo una fanciulla nuda e mascherata in una plastica posa classicista; una tradizionale madonna col bambino vestiti da carnevale; una cucina di casa nobiliare con animali morti da scuoiare e cucinare dove una sorta di Pulcinella si guarda in giro.

Quella di Cristoforo Russo non è provocazione o uno sfregio al passato, ma una pacifica contaminazione, rivisitazione di dipinti noti ma modificati. E Manhattan Transfer (non il gruppo musicale e nemmeno il romanzo di Dos Passos ma un omaggio al maestro romano Renzo Vespignani, che da quelli fu influenzato), è la mostra che ospita i suoi lavori.

Sono due i motivi che più frequentemente ritornano in questa colorata zoologia: il classicismo e le maschere napoletane (anche asiatiche, africane) passando per il mondo eterogeneo della commedia dell’arte (Meo Patacca, Rugantino, Pantalone). Non c’è nulla nemmeno di irriverente, l’operazione di Russo è mimetica, indolore: il tema o la scena semplicemente mutano, con la naturalezza di un bruco che diventa farfalla. Qui l’animale (o l’ argomento) è oggettivizzato, perde la sua carica sacrale e, sterilizzato, può senza frizioni accogliere ogni modifica.

La mostra (3-11 maggio), intervallata da interventi di poeti e critici pittorici, è alla galleria “dei Miracoli”, nel complesso del Santuario di Piazza del Popolo. “L’interattività di Manhattan Transfer disegna un crocevia immaginario di diversi popoli, culture, generazioni, ere e pensieri. Una sorta di scambio ferroviario, di New York o di Roma”, dice Cristoforo Russo, che è uno dei cento pittori di via Margutta.

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