Ultraqueer, la mostra (coraggiosa) sulla cultura queer a Roma

Al Palazzo Merulana Ultraqueer, l’esposizione sul mondo queer ed LGBTQI+ tra sorprese e scalpore

Coraggioso è l’aggettivo che forse definisce nel migliore dei modi l’esposizione andata in scena in queste settimane al Palazzo Merulana di Roma. Un’esposizione sui generis, su un mondo poco conosciuto ma controverso, un tempo di nicchia ma che ora – lentamente – sta uscendo dal guscio della ghettizzazione culturale e cerca di spiccare il volo attraverso l’occhio e l’ingegno di artisti e creativi.

Ultraqueer è il progetto di TWM Factory nato per approfondire il mondo queer attraverso progetti artistici e documentazione storica, futuro e passato che si fondono e che offrono allo spettatore una miscela acida, perturbante, ma non priva di fascino e di attrattiva. Come si legge in uno dei cartelloni informativi presenti in sala, “queer” significa letteralmente “lə stranə”, ovvero “l’individuo che mette in discussione norme e costumi attraverso il proprio corpo e la propria identità” ma anche, si legge, “un atto politico che non ha mai smesso di avere a che fare con la rivoluzione”. L’esposizione ha declinato la propria attenzione alla “queerness” attraverso una serie di opere che indagano – tra gli altri – la fluidità di genere, il mondo transgender e quello della comunità omosessuale e dei suoi pionieri.

Opere che cercano di infrangere tabù attraverso fotografie e opere che intendono colpire lo spettatore e aprire una faglia nel suo subconscio per far vacillare, in lui, i dogmi legati ad una visione patriarcale e binaria della famiglia e della sessualità. Così, nel percorso della mostra, è possibile scorgere tra i lavori presenti quelli che mettono in scena, senza censura, il ciclo mestruale, il corpo di donne durante la transizione verso una nuova identità di genere e chi – come i non-binary – ha una propria identità che prescinde dal fatto di identificarsi in un uomo o in una donna.

Prezioso, all’interno della mostra, è anche il materiale documentale proveniente dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli: i poster dei primi Pride che hanno avuto luogo in Italia, manifesti che pubblicizzavano partite di calcio “gay vs. etero”, ma anche rassegne di cinema omosessuale che si sono svolte nei primi anni Ottanta. Anni in cui l’omosessualità spesso era vista come turba, malattia o inversione sessuale. Oggi la cultura queer – e con lei anche quella LGBTQI+ – hanno una consapevolezza e una struttura che le permetteno di sfidare alcune forme di tradizionalismo e – si sarebbe detto un tempo – di perbenismo borghese anche attraverso le arti visive, la fotografia, la scultura e la moda, come il progetto Ultraqueer ha voluto coraggiosamente affermare. La mostra sembra voler dire ai corpi ancora tenuti incatenati da sovrastrutture del passato che una soluzione per sfuggire alle catene è la fluidità, una liberazione fuori dagli schemi, fluida e colorata dai vecchi e arrugginiti ganci del passato.

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