Una gita a Roma, Karin Proia presenta il suo film

In sala dal 4 maggio, con Claudia Cardinale, Philippe Leroy, Raffaele Buranelli e per la prima volta sullo schermo Tea Buranelli e Libero Natoli

Una gita a Roma Karin Proia parla del suo primo film
Karin Proia parla del suo primo film © Igor Gentili

Una gita a Roma è il primo film diretto da Karin Proia, l’attrice ha presentato il suo film a Roma qualche settimana fa insieme al suo cast, in cui spiccano due icone: Claudia Cardinale e Philippe Leroy. Il protagonista del film è un giovanissimo Libero Natoli, insieme a Tea Buranelli, la figlia della regista e dell’altro protagonista Raffaele Buranelli.

Karin Proia ha presentato il suo primo film Una gita a Roma, dedicato a una coppia di fratelli a Roma per una giornata. L’attrice e regista interpreta anche il ruolo della madre dei due bambini.

La prima ad accettare il ruolo è stata però Claudia Cardinale: “Sono andata a casa sua a Parigi e mi ha detto che volentieri avrebbe fatto questo film. E mia figlia che era lì, ha detto a suo padre: hai visto quanti premi aveva Claudia? Erano tutti d’oro, tu non li vincerai mai quei premi”. Il padre è Raffaele Buranelli, papà anche dei due protagonisti nel film e anche produttore, insieme alla compagna Karin.

“Sono nata a Tunisi che era un protettorato francese, arrivata in Italia, non parlavo una parola d’Italiano”, spiega Claudia Cardinale. “Sono stato orgoglioso di partecipare a questo film, seguire un viaggio di due bambini alla scoperta della bellezza, oggi non si vede più, si vede il degrado, la violenza. Sono stato molto felice di fare questo film, penso che questo film, vista la carenza intellettuale della gioventù, di proiettarlo nelle scuole”, ha aggiunto Philippe Leroy.

Una gita a Roma è legata alla regista ed è stata realizzata a “love cost”: “Abbiamo dovuto rinunciare a tantissime cose, spero che non si veda, ho dovuto fare le cose in modo diverso. La scena del treno era sul piano di lavorazione tre giorni, ma ho girato solo tre ore. Capite anche voi che è stato complicato. Sono soddisfatta del risultato”, ha spiegato Karin Proia.

“Da sempre ho in mente una regia espressiva, descrittiva per riprendere quello che sta succedendo, sono soddisfatta per il risultato. Era la storia di una famiglia, moglie, marito e una figlia, mi sembrava giusto metterci nel ruolo del marito il mio e mia figlia era piccolina e perfetta e mancava solo il figlio maschio e l’ho cercato. Dopo tanti provini, ho trovato Libero, un bambino che ha gli occhi che ridono. Era un ruolo dedicato, scegliere un bambino più cupo sarebbe stato diverso”, ha spiegato l’attrice e regista.

“Volevo raccontare un’avventura poetica e mi sembrava la chiave giusta”, ha aggiunto. Libero Natoli condivide in parte la passione per l’arte come il piccolo Francesco, l’altra protagonista del film è Roma.

Roma, per me che vengo da Latina, è sempre a portata di mano. Ero sempre affascinata, è a un’ora di macchina, c’era poco, quando sono arrivata Roma, io l’ho scoperta con la stazione Termini, anche questa valanga di persone non ero abituata a vederle. La scoperta dei bambini era anche questa, anche con l’impatto dei bambini. Se avessi potuto avrei raccontato più l’umanità che li circondava. Questa è la Roma che ho visto per la prima volta”, ha spiegato Karin Proia.

Claudia Cardinale è Marguerite: “Adoro i bambini, a parte il fatto che il copione mi è piaciuto molto, i due bambini sono stupendi. Marguerite mi somiglia un po’, sono anch’io un po’ pazza”.

La Roma di Karin Proia è una città fatta di vicoli, lunghe passeggiate e anche di sogni, come le ragazzine che vanno in caccia di un autografo di Davide Merlini e ignorano il mitico chitarrista Phil Palmer: “Le ragazzine che lo inseguono non fanno caso a Phil, che è, invece, l’idolo di Davide Merlini”.

Chiara Conti ha il ruolo dell’amica di Karin Proia: “Sono felice di aver fatto questo film, lei mi ha dato fiducia, mi ha proposto il film e mi ha dato molto spazio per esprimermi. È un’attrice oltre che regista, riesce a capire qualcosa con il cuore e ci è riuscita con tutti”.

Una gita a Roma descrive una capitale fiabesca: “Volevo descriverla così, Roma è una favola. Il film deve essere raccontato in modo naturalistico, la recitazione e i personaggi devono essere credibili. Ma mi piace mantenere la favola, io ho una visione animista della mia vita. Vivo e percepisco così la realtà, quando perdo un oggetto penso che sia sparito per farsi un giro e tornare nel posto dove l’avevo lasciato. Volevo raccontare con questo film, i bimbi che s’incantano sia a vedere questi monumenti meravigliosi, che sembrano quasi eterni e un dettaglio piccolissimo: mani che ballano, gli oggettini minuti. È un mondo sia quello piccolo che il grande”, ha spiegato Karin Proia.

Nel film Karin Proia ha diretto moltissimi bambini: “Mi sono divertita molto, in tutto avevamo 11 minori, da mamma è più facile, rispetto a un regista che non ha esperienza con un bambino. Ho lavorato con mia figlia era e per lei era più facile perché doveva recitare con noi come se fossimo i suoi genitori, Tea era abbastanza portata. Ero spaventata perché non potevo dedicarle molto tempo, di base lei era felice perché faceva il film, ma vedeva che facevo altro, parlavamo dei momenti delle scene. Entrambi i bimbi sono stati fantastici perché 28 pose su 30 non sono poche per i bambini. Hanno retto benissimo, Tea sapeva che doveva continuare, anche perché è abituata ai set”.

“Libero, invece, è la sua prima prova. Essendo un bambino intelligente, Libero si commentava le bugie e gli ho fatto capire che lui era Francesco e non Libero”, ha raccontato la regista.

Claudia Cardinale è Marguerite la “sorella” straniera del film:

A completare il cast, Giovanni Lombardi Radice, il cattivo nel film: “Accetto i film per i soldi e per il personaggio. Nessuna delle due mi ha spinto a fare questo film, di cattivi ne ho fatti tanti, ma questa era un’evoluzione da cattivo a schifoso. Conoscevo Karin e Raffaele da molti anni, mi ha colpito il copione perché è controcorrente. Un’assoluta sorpresa, e poi il fatto che Karin sia una donna e un’attrice. Io penso che i migliori registi per gli attori sono i colleghi, in cinema sono stato diretta da due persone che mi dicevano: devi farla così. Gigi Magni e Karin Proia. Sono in pochi a quelli che ti dicono cosa fare, lei è un regista vero, ed è una bellissima donna. Molti la conoscono perché ha fatto una pubblicità, lo trovo importante al giorno d’oggi”.

Stefano Ambrogi è uno sconosciuto che dà una mano alla madre Karin nell’estremo momento del bisogno: “Siamo amici da molto tempo con Karin e Raffaele, è un cameo, di una poesia, di delicatezza, fatta da me grosso e brutto, è un ossimoro che ho sposato subito”.

Matteo Micheli è l’assistente di un noto gallerista nel film, molto teatro per l’attore che spera di “non sfigurare di fronte a cotanto cast e spero di non essere il Ranocchio della favola”.

Helmut Hagen è il gallerista, tedesco, trapiantato a Roma: “Mi è piaciuto che il film fa vedere Roma attraverso gli occhi di un bambino e questo non esiste”.

Mauro Mandolini è un negoziante di giocattoli: “Conosco Karin da molto tempo, dal teatro, ho lavorato con Raffaele. Nel primo film facevo il gladiatore, il secondo sono a piazza Navona, e ho dato il meglio al cinema italiano”, scherza l’attore.

Fabrizio Apolloni ha preso parte al film da subito: “Mi hanno coinvolto in una follia, li ringrazio per l’entusiasmo, l’amore, la dedizione che hanno avuto giorno dopo giorno. Essere un produttore insieme a loro, è stata una bella avventura. Sono in prestito al cinema e ho fatto molte cose. Il film è molto bello, molto coraggioso e poetico, ma solo una donna poteva realizzarlo. Solo una donna poteva realizzare un film del genere, ci ha regalato un film che è una bellissima poesia”.

Raffaele Buranelli è il padre nel film ed è anche il marito di Karin Proia, insieme a lei ha prodotto Una gita per Roma: “È stata intensa quest’avventura, che è durata cinque anni. L’abbiamo scritto cinque anni fa, abbiamo cercato chi lo conducesse e non le abbiamo trovati, abbiamo cercato gli investitori privati, sembrava che li avessimo trovati, ma si eclissavano. Abbiamo trovato un’enorme difficoltà, mentre con gli attori avevamo un credito che ci commuoveva, finché abbiamo raggiunto una cifra irrisoria, abbiamo iniziato. Un mio amico produttore mi ha detto non iniziare se non hai niente di pronto. E così è stato, ho iniziato e non avevamo nulla di pronto. Credo di aver fatto i bonifici ad Atac e Trenitalia qualche minuto prima della scadenza, a conclusione dei contratti”

“Non avendo i soldi, avevo una grande forza. Siamo riusciti a fare per tutto in tempo, essere qui è davvero una grande soddisfazione”, ha concluso Buranelli.

Per Libero: “È stata una bella esperienza, non l’avevo mai fatta. La Cappella Sistina è stata girata in key, quindi era verde”. Per la piccola Tea ha dovuto tranquillizzare la sua migliore amica: “Non ero da sola, dietro era pieno di gente”.

“L’amore dei campi lunghi di Karin però mi ha fatto perdere, a un certo punto mi sono ritrovato a Campo de Fiori”, ha scherzato Lombardo Radice.

“A me la cosa che mi è piaciuta di più, abbiamo girato con la gallina Gina”, ha detto Tea, “E anche Fiona che è il cane di Fabrizio”. A Libero, invece, “mi ha divertito la scena in cui Claudia mi lanciava una secchiata d’acqua e mi ricordo che ci abbiamo messo più di un giorno a girarla”.

“Mi sono trovata in imbarazzo in quella scena, non sapevo se dirglielo. Se non gliel’avessi detto non si sarebbe mai fidato di me. Quando non riuscivamo a portare la scena, l’ho ingannato… Buona la prima”, ricorda la regista.

“Il mio scenografo mi ha mollato una settimana prima delle riprese, la prima scena da girare era quella degli orologi. Mi sono rivolta a una mia amica che ha collaborato con il Teatro dell’Opera e lei si è messa a disposizione. Anche se non conosciuta, mi sono fidata di lei”, ha spiegato la regista.

Una gita a Roma può contare sulla colonna sonora di Nicola Piovani: “Ero in crisi perché le musiche per me sono fondamentali, io sono anche pianista e speravo in Piovani per la colonna sonora. Quando mio marito mi ha chiesto a chi avevo pensato e gli ho detto Piovani. Non sapevo come presentarmi a lui senza presupposto, gli ho inviato la sceneggiatura e l’ha amata. Ha amato molto il copione, il fatto che si raccontasse Roma, l’arte. Aveva già fato opere prime, io sono stata in dubbio fino alla fine… Non ci ha mollato, è riuscito a fare un capolavoro con i pochi mezzi che avevamo a disposizione”.

Una gita a Roma è da oggi al cinema, una produzione C’è.

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