Venezia 74, giorno 10: Hannah, Piazza Vittorio e Jusqu’à la Garde

Presentato l’ultimo italiano in concorso e il documentario di Abel Ferrara sull’emblematica piazza romana. Presentati anche Il Signor Rotpeter, Manhunt e Le Fidèle

Charlotte Rampling è la protagonista di Hannah, ultimo film italiano in concorso

Penultimo giorno a Venezia 74 e si presenta Hannah, l’ultimo italiano in concorso diretto da Andrea Pallaoro e con Charlotte Rampling come protagonista. Presentato in Concorso anche il francese Jusqu’à la Garde e fuori concorso: Il Signor Rotpeter, la Piazza Vittorio di Abel Ferrara, Manhunt di John Who e il noir belga Le Fidèle.

https://youtu.be/avDYPNHO59I

Il Signor Rotpeter

Antonietta De Lillo dirige Marina Confalone nelle vesti del Signor Rotpeter, un film ispirato al racconta di Franz Kafka Una relazione per l’Accademia su una scimmia diventata uomo. “Con tutte le peculiarità del cinema di finzione ho realizzato il mio primo ritratto di un personaggio immaginario, nato dalla penna di uno scrittore. Quello che mi aveva colpito della lezione del Signor Rotpeter era la sua ricerca disperata di una “via d’uscita”, ha spiegato nel commento al film la regista.

Piazza Vittorio

Già da qualche anno Abel Ferrara vive a Piazza Vittorio Emanuele e l’ha raccontata in un documentario fuori concorso: Piazza Vittorio. Roma, a detta del regista del Cattivo Tenente, è cambiata:

“Per quanto possa cambiare una città di più di tre secoli, il cambiamento è nella situazione. Non parlo del sindaco Raggi, da americano ho ben altri problemi politici”.

Piazza Vittorio è una sorta di diario del regista americano: “È quello che sono, è quello che vedo. Non è molto diverso dai miei progetti differenti”. Il montatore Fabio Nunziante aggiunge: “Il suo modo di approcciare le persone è molto sensibile. La sua presenza è un tramite molto forte. È un diario della sua esperienza creativa. È riuscito a raccogliere e a rubare quello che piazza Vittorio rappresenta”.

Il suo legame con Pierpaolo Pasolini è ancora molto forte: “È cosciente e incosciente, il nostro sentimento, Roma era la città di Pasolini anche se era del Friuli. Per me resta una grande fonte d’ispirazione”.

Le riprese del documentario sono durate 5-6 giorni: “Il montaggio si è interrotto varie volte, è il quartiere di Abel Ferrara, lo conosce bene e lo ricostruisce. Senza dimenticare che Piazza Vittorio è la prima speculazione edilizia di Roma”. “È un quartiere ricco di sfaccettature – aggiunge il regista – non appartengo a Roma, quindi ne parlerei come gli italiani che parlano degli USA”.

Piazza Vittorio è uno dei luoghi più multietnici di Roma: “Non vedo nessun problema con i migranti, il mio nonno lo era, è arrivato negli USA a 19 anni senza documenti. Per anni mi hanno etichettato come Wog, un insulto per gli italo-americani, bene vuol dire senza documenti. È anche una situazione difficile, sia si parli di Messico con le fughe, sia di mio nonno, è una differente interazione”,.

“Gli stranieri sono come noi, vivono vite dignitose, per tutti e non sono certo i mostri del quartiere”, ha aggiunto Nunziata. “È un equilibrio di questioni, non è né un problema, né l’altro”. A portarlo in Italia, l’amore per una donna: “Vivo qui da anni per una donna, ho avuto un bambino, penso che ci sia più facilità per realizzare film qui, anche se in Europa può essere difficile. A dire il vero credo che non si possa lavorare se non si ha paura di fallire… e poi il vostro caffè è eccezionale”.

Le Fidèle

Il regista belga Michaël R. Roksam porta al Festival Le Fidèle una storia d’amore noir con due splendidi protagonisti Adèle Exarchopoulos e Matthias Schoenarts.

“È la fusione di amore e crimine, ci sono una serie di film che mi hanno ispirato, ma ho realizzato le mie proprie storie. Questo film riguarda anche la ricerca dell’amore assoluto e segue la tradizione del genere del melodramma. Il mio amore per il cinema mi ha dato questa opportunità. L’amore non muore mai, ma tocca tutti e tutto. Ho anche preso ispirazione da veri gangster che terrorizzavano Bruxelles negli anni ’90, loro avevano le proprie donne e poi anche Adèle e Matthias mi hanno aiutato”.

Nel film l’attrice francese interpreta una pilota di auto da corsa, mentre Matthias Schonaerts è un rapinatore di banca: “Per il mio ruolo ho lavorato seguendo diversi approcci, il vero amore vuol dire dare tutto ciò che si ha, è una promessa verbale. Questo è il quarto film che faccio con Michaël”.

Diversa la situazione per Adèle Exarchopoulos: “Ho preso la patente tre giorni prima dell’inizio di riprese, prima non avevo mai guidato. Ho costruito questo personaggio come lo voleva Michaël e anche grazie alla stunt-woman Dani”. Il regista ha scherzato come le inviava video dei suoi progressi in pista.

Nel film si parla sia francese che fiammingo, le due lingue ufficiali del Belgio: “Ho la fortuna di venire da un Paese dove si parlano due lingue, il film sarà pubblicato con sottotitoli nel Nord del Paese. Ogni lingua ha la propria canzone, ho la possibilità di viaggiare con queste lingue”.

Per il suo attore feticcio, “si lavora molto bene con lui”. Un ruolo importante è quello del padre di Adèle/Benedicte: “Vorrei essere un padre così, è un’altra lettura sull’amore assoluto. È un’altra riflessione sullo stesso tema”.

Roksam non si è fatto influenzare da nessun altro regista del passato. A intervenire è Schonaerts: “È un film sull’amore assoluto, viviamo in un mondo dominato dalla paura., non parliamo ai nostri vicini, c’è una domanda sul senso politico. A qualsiasi livello, possiamo parlare della riconversione legata all’amore”.

Per l’attrice “bisogna legare l’ide dell’amore al nostro progetto. A volte piango per i film, e sono d’accordo con Matthias”. “Questo film rappresenta una lettura del tema eros-thanatos, tu segui totalmente il tuo amore. È una commistione di generi, amo molto i polar francesi e il noir americano. Bene l’unione dei due è un noir belga, ma non si tratta di un tipo di cioccolato”, scherza il regista.

La scena finale è un omaggio a C’était Un Rendez-Vous di Claude Lelouch: “L’abbiamo girata in un unico take, per altro con la polizia che ci scortava e noi che passavamo tutti i semafori rossi. Il tutto con l’auto che si dirigeva verso il palazzo reale belga”.

Con Bullhead, Roskam guadagnò una nomination agli Oscar, ma non spera che Le Fidèle arrivi: “Intanto godiamoci questo momento”, spezza la tensione la star di entrambi i film Matthias Schonaerts.

Jusqu’À La Garde

Il primo film in concorso è Jusq’à la Garde del francese Xavier Legrand, al centro del film un padre violento e una madre che tenta di salvare il figlio. “È un tema universale, l’ho scelto perché volevo scrivere di casa, di una famiglia, del senso di sicurezza nonostante sia il luogo dove siamo più in pericolo”, ha spiegato così il giovane regista.

“La violenza domestica è un problema che riguarda entrambe le cose, mi sono detto che volevo parlare di qualcosa che riguardasse entrambe le storie, volevo parlare della paura, delle vittime”, spiega Legrand.

Per realizzare Jusqu’À La Garde il regista si è documentato parlando con famiglie vittime di violenza e polizia: “È un uomo che ha un problema con la violenza e un punto di vista dei suoi nemici: deve manipolare i giudici, il bambino: è la costruzione di un cammino magico. Per lavorare al ruolo di Julien, l’ho creato ascoltando i discorsi di bambini contesi durante i divorzi, Miriam, invece, ha paura e non vuole organizzare la separazione”, ha aggiunto.

Léa Drucker è Miriam: “Mi sono lasciata trasportare dalla situazione, dal suono, dalla scenografia, abbiamo provato a ricostruire questa situazione. Lei mette in atto una forma di difesa”. Il ruolo del boia spetta a Denis Ménochet: “Mi sono documentato con la storia di vittime di stupro. Xavier mi ha anche aiutato, anche perché alcune scene riguardavano tutto il mondo. Ho capito da dove veniva questa patologia”.

Mathilde Auneveux è Joséphine, una figlia, vittima della violenza del padre: “Suo padre e i bambini lo chiamano l’altro, per entrare nel personaggio mi ha aiutato Xavier. Anche Joséphine è in pericolo”. Nel cast anche il giovanissimo Thomas Gloria: “Thomas ci ha fatto piombare in una situazione caotica nella sfera creativa”, ha spiegato Léa Drucker.

“Sono d’accordo con lei ed è stato un piacere lavorare con questi attori”, ha aggiunto il piccolo attore. “Mi ha lasciato senza parole, aveva voglia di fare cinema, a ogni sequenza mi sentivo sconvolto dalla sua performance”, ha aggiunto Legrand.

Alla fine nel film c’è un velato omaggio a Shining: “Non mi sono ispirato a Stanley Kubrick, è stata una scena che mi ha scioccato, ma volevo semplicemente realizzarla nel modo più reale possibile”. Anche le cinture di sicurezze assumono un senso nel film: “Sì, l’ho pensata proprio così in fase di scrittura, la scena racconta questo ed è stata così inquadrata”.

Hannah

Ultimo film in concorso per l’Italia è Hannah diretto da Andrea Pallaoro e interpretato da Charlotte Rampling. La storia, girata a Roma e in parte in Belgio, racconta la solitudine di una donna a fare i conti con un marito appena rinchiuso in prigione.

“Volevo penetrare il mondo interiore di Hannah, intrappolata nelle sue incertezze e dipendenze. Ho cercato di favorire un approccio sensoriale ed emotivo senza la distrazione narrativa. M’interessano questi personaggi”.

Il regista al suo secondo film voleva “approfondire i confini fra identità di coppia e la psicologia delle persone, dopo 40 anni di vita insieme si scoprono delle cose scioccanti sul conto dell’altro”.

La sua protagonista Charlotte Rampling interviene nel discorso: “È difficile conoscere le persone con cui sei uscito per la tua intera vita. Lo si riesce a fare grazie al cinema. Il modo in cui Andrea la segue ed esploriamo la sua solitudine quando ha bisogno di sceglierla. Questa è la ragione per cui l’ho voluto fare”.

L’incontro fra il giovane regista e la diva Charlotte è andato bene: “Ho scritto Hannah pensando a lei, l’ho vista a Parigi e dopo una settimana le ho inviato una copia della sceneggiatura e una di Medeas mi ha chiamato per parlare del ruolo. Così è nata la nostra amicizia”.

“Ci siamo incontrati a Parigi, abbiamo avuto una produzione lunga, siamo diventati amici. Questo film doveva avvenire, ci siamo capiti con Andrea, inizia una conversazione attiva su un determinato genere di cinema, su un genere che non conosci. Questo film parla di tutto questo”, ha spiegato l’attrice inglese.

Il produttore Andrea Stucovitz parla della lunga gestazione del film. Charlotte Rampling ha accettato anche perché è stata impressionata dalla prima opera di Pallaoro Medeas.

Manhunt

John Woo porta fuori concorso un film con due donne killer protagonisti e un cast che recita in giapponese, cinese e coreano e composto da attori e attrici di questi Paesi fra loro anche la figlia del regista Angeles.

“Questo film è un omaggio a Ken Takakura, uno dei miei idoli, ho cercato di rifare uno dei suoi film”, ha spiegato il regista. “Il primo suo film che ho visto è stato negli anni ’60, era un gangster movie o film su evasioni. Aveva un carisma straordinario, un uomo duro, dal cuore tenero. Ho usato la sua immagine, ho fatto indossare al mio attore il cappotto lungo”, ha spiegato John Woo.

Il film è stato girato in Giappone e un tre lingue: “Abbiamo girato scene lì, le persone sono molto affettuose e volevano recitare nel film. Uno degli attori poi era famosissimo in Giappone e c’erano sempre migliaia di persone sul set”. Non solo Manhunt è girato in giapponese, coreano e cinese: “Non abbiamo avuto problemi a girare nelle tre lingue”.

Uno degli attori, il cinese Zhang Hanyu, ha imparato a memoria cosa dire nelle altre lingue. Mentre l’attrice connazionale Qi Wei è stata felice di aver condiviso il set con questi attori straordinari. Anche Ha Ji-wom ha parlato di sogno essere diretta da John Woo. Tutt’altra esperienza quella vissuta da Angeles Woo, figlia del regista:

“È stata una sorpresa per me recitare in questo film. Lavorare con mio padre è sempre magnifico”.

 

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