Venezia 78: nove minuti di applausi per “È stata la mano di Dio”. Sorrentino: “È un nuovo inizio”

Il titolo del film cita la famosa frase pronunciata da Maradona per giustificarsi del gol argentino all'Inghilterra ai Mondiali '86 : "È una bellissima, emblematica metafora. È un titolo che si riferisce al caso o al divino, io credo nel potere semi divino di Maradona", spiega il regista che da ragazzo, proprio per vedere la partita del Napoli a Empoli, non seguì i suoi genitori nell'abituale weekend in montagna a Roccaraso in cui morirono per una fuga di gas

Italian filmmaker Paolo Sorrentino (center), (back L-R) Italian actors Toni Servillo, Marlon Joubert, Teresa Saponangelo, Filippo Scotti and Luisa Ranieri, pose at a photocall for 'E' stata la mano di Dio' during the 78th annual Venice International Film Festival, in Venice, Italy, 02 September 2021. The movie is presented in the Official competition 'Venezia 78' at the festival running from 01 to 11 September. ANSA/CLAUDIO ONORATI

“È stata la mano di Dio”, il film di Paolo Sorrentino dichiaratamente personale, intimo, autobiografico in cui ripercorre la sua adolescenza a Napoli di tanto amore e altrettanto dolore con la perdita dei genitori a 16 anni, è diverso da tutti i suoi precedenti come storia, ambientazione, stile cinematografico. Ed è stato accolto da 9 minuti di applausi alla fine della proiezione in Sala Grande, un’ovazione che ha commosso il regista.

Il film della svolta?

“Ero qui a Venezia 20 anni fa con il mio primo film, L’uomo in più, interpretato da Toni Servillo (che qui invece interpreta suo padre (ndr), mi piace pensare che questo sia un nuovo inizio”, dice il regista all’Ansa.

Un film in cui con grande coraggio fa i conti con il suo passato, segnato appunto da quella tragedia dopo la quale capì meglio cosa voleva fare da grande, ossia il cinema e trasferirsi a Roma.

“C’è voluto più coraggio a scriverlo che a farlo, perché poi sul set, anche se ci sono stati momenti emozionanti, ci sono i problemi pratici che ti salvano e ti fanno superare quasi del tutto le paure. Mi sono deciso ora – prosegue il premio Oscar per La Grande Bellezza – forse perché ho l’età giusta, quella in cui si fanno i bilanci, ho fatto 50 anni, e tutto quell’amore vissuto e tutto quel dolore potevano essere declinati in un racconto cinematografico, mi sono sentito insomma abbastanza grande o maturo per affrontarlo. Io sono molto pauroso nella vita, al cinema invece accade il contrario, mi sembra di essere stato finora coraggioso, ma per questo film tutto era diverso: la priorità è stata non tradire quei sentimenti vissuti all’epoca dei fatti, fare un film semplice, essenziale e lasciar passare sentimenti ed emozioni”, rivela con trasporto.

Dopo questo film si è sentito liberato del passato?

“Non penso – risponde all’Ansa – che un film sia sufficiente a liberarti di cose che ti segnano la vita. La famiglia mi ha aiutato a tenermi a galla, ma certo pago le conseguenze caratterialmente di quello che ho vissuto e ho scritto la sceneggiatura pensando di farla leggere ai miei figli, per spiegare i miei comportamenti. Da anni tenevo con il passato un monologo interiore, bloccavo i ricordi, il film, certo, è un tentativo di liberarsi, se sarà riuscito lo scoprirò con il tempo”.

Nella storia il giovane attore Filippo Scotti è Fabietto, l’alter ego del regista, “con la stessa timidezza, inadeguatezza che ricordavo di avere da ragazzo”. Toni Servillo e Teresa Saponangelo interpretano i suoi genitori, “non ci ha chiesto di essere fedeli ma di ricordarli come una coppia molto innamorata”, spiega Servillo che sin dall’inizio della collaborazione ormai ventennale con Sorrentino era predestinato prima o poi ad interpretare il genitore (“me lo aveva promesso: ‘quando troverò la giusta distanza’ sarai mio padre in un film che prima o poi farò”, ricorda Servillo).

“Ci sono i pianti ma anche tante risate”, aggiunge l’attore (che a Venezia 78 è protagonista anche di Qui rido io di Mario Martone e di Ariaferma di Leonardo Di Costanzo accanto a Silvio Orlando). “È stata la mano di Dio” è un titolo che cita la famosa mitica frase di Maradona per giustificarsi del gol argentino all’Inghilterra ai Mondiali ’86 : “È una bellissima, emblematica metafora. È un titolo che si riferisce al caso o al divino, io credo nel potere semi divino di Maradona”, dice Sorrentino che da ragazzo proprio per vedere la partita del Napoli a Empoli non seguì i suoi genitori nell’abituale weekend in montagna a Roccaraso in cui morirono per una fuga di gas.

“E’ un mio grande rammarico non aver potuto far vedere il film a Diego, il mio primo desiderio era questo”, spiega mentre rispetto alle polemiche sull’approvazione del progetto Sorrentino ritiene che non venissero dal giocatore, morto il 25 novembre 2020, “ma piuttosto dal suo entourage”. Resta, nel gioco delle coincidenze tra i personaggi rappresentati e la realtà storica, il mistero sulla affascinante sexy psicologicamente fragile zia Patrizia, interpretata da Luisa Ranieri. Sorrentino prova a fugare il dubbio: “Se avessi avuto una zia bella come Luisa la mia vita sarebbe stata diversa”.

Prodotto da Lorenzo Mieli e Paolo Sorrentino, una produzione The Apartment, società del gruppo Fremantle, “È stata la mano di Dio” uscirà in cinema selezionati in tutto il mondo per tre settimane (in Italia il 24 novembre) e su Netflix il 15 dicembre 2021. E nei prossimi giorni è di scena a Telluride. E chissà che non venga designato per l’Oscar. “Avevo deciso di fare questo film con Netflix ben prima della pandemia per varie ragioni, non voglio fare sviolinate ma Netflix ha consentito a me, e credo anche ad altri, di fare un cinema piccolo ma con tutti i mezzi necessari, anche per la promozione. E poi volevo che arrivasse al maggior numero di persone, in particolare ai ragazzi: in quell’età delicata tra i 16 e i 18 anni pensi ad un’idea nera del futuro o che di futuro non ce n’è proprio, invece non bisogna smettere di cercarlo”. (Alessandra Magliaro per Ansa)

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