World Press Photo: a Faccilongo il premio “la storia dell’anno”

Docente all’Accademia di Belle Arti di Roma, ha documentato il dramma delle famiglie palestinesi nel conflitto permanente con Israele

Il World Press Photo, iniziato nel 1995, è il più importante concorso fotogiornalistico, che quest’anno ha visto coinvolti 4.135 fotografi provenienti da 130 Paesi diversi e sono state esaminate oltre 74mila immagini. Nell’ultima edizione fra i vincitori delle 15 diverse categorie emergono con orgoglio i nomi di tre italiani: Antonio Faccilongo che ha vinto nella categoria Long-Term Project (Storia dell’anno); Gabriele Galimberti in quella dedicata ai Portraits, Stories (Ritratti, storie) e Lorenzo Tugnoli nella coinvolgente Spot News (Storie).

Antonio Faccilongo, che ha vinto uno dei premi più importanti del concorso, classe 1979, è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e l’American University di Roma, inoltre è rappresentato da Getty Reportage. È un fotografo documentarista che ha sempre trattato questioni sociali, politiche e culturali in Asia e Medio Oriente, principalmente in Israele e Palestina.

In questo progetto, presentato al Worl Press Photo, il fotografo è riuscito a trasmettere, attraverso un percorso di immagini suggestive, le conseguenze del conflitto israelo-palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, svelando ed evidenziando questioni umanitarie spesso dimenticate e non approfondite nella loro drammaticità.

Sequenza di immagini di dolore delle donne coi mariti in carcere con pene di oltre 20 anni

Il titolo “Habibi” della sequenza di immagini, che in arabo significa “amore mio”, svela il dolore delle mogli rimaste sole a casa ad attendere i mariti rinchiusi nelle carceri a scontare reclusioni spesso di 25 anni. Sono circa 4.200 i detenuti palestinesi reclusi nelle carceri israeliane, secondo un rapporto del febbraio 2021 dell’organizzazione per i diritti umani B’Tselem.

Le visite coniugali e ogni contatto fisico sono negati, ad eccezione dei bambini di età inferiore ai dieci anni, ai quali sono concessi dieci minuti alla fine di ogni visita per abbracciare i loro padri. Ecco allora l’immagine della camera da letto con i vestiti del marito, pronti e stirati, in attesa del suo rientro un giorno lontano o le donne sempre sole con foto ricordo, poltrone vuote, in un’atmosfera di sospensione di fronte alla vita, che però non si può fermare.

Ricorso al contrabbando di sperma per fecondazione in vitro

Così la scelta di fare ricorso al contrabbando di sperma dei mariti per poter concepire figli attraverso la fecondazione in vitro. Inizialmente queste donne erano riluttanti ad ammettere di aver seguito questo percorso per paura di disapprovazione e condanna sociale e religiosa, ma nel 2017, il Consiglio supremo palestinese di Fatwa ha emesso un editto che consente la procedura se gli uomini sono condannati a pene a lungo termine.

Il fotografo mira a mostrare l’impatto del conflitto sulle famiglie palestinesi e le difficoltà che devono affrontare nel preservare i loro diritti alla vita. Emerge quindi il rifiuto di arrendersi alla prigionia e il coraggio e la perseveranza a voler proseguire un percorso di Vita e di nascita in una zona di conflitto.

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