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Tiburtina Valley, una speranza di rilancio industriale

L’ACER di Roma ha ideato un concorso per la riqualificazione del polo Tiburtino.

Domenico Carillo
di Domenico Carillo | 2017-12-1 21/11/2017 ore 19:09
(ultimo aggiornamento il 1 Dicembre 2017 alle ore 12:02)

via tiburtina

C’era una volta la grande speranza industriale di Roma, la Tiburtina Valley. Ovvero quell’area intorno alla via Tiburtina dove, nel corso dei decenni, si erano via via raccolte le piccole e medie imprese della Capitale.

Negli anni Novanta, questa struttura produttiva si era in gran parte convertita alla new economy, trainata dal polo industriale spaziale (Alenia-Telespazio) .

Una serie di piccole imprese sono qui nate e il loro numero è inevitabilmente cresciuto con la successiva installazione di importanti “incubatori” d’impresa. Tra questi il Bic Lazio, e l’incubatore, inaugurato a fine 2006, all’interno del Tecnopolo Tiburtino.

Una grande promessa per Roma, capace di creare l’immagine di una Capitale prospera anche al di fuori del settore turistico che la caratterizza.

A distanza di oltre vent’anni, che cosa rimane della tanto quotata Tiburtina Valley?

Il sogno è rimasto tale e ha lasciato un senso di vuoto e di incompletezza.

Molte imprese se ne sono andate, un po’ per la profonda crisi economica, un po’ per lo scenario via via mutato. Finsiel e Telecom hanno abbandonato l’area, mentre Leonardo-Finmeccanica, Mbda e Rheinmetal, sono state soggette a drastici tagli.

Rimane però una flebile speranza composta da alcune piccole e medie imprese.

Astaldi, Centrale del Latte di Roma, Dab Sistemi Integrati, sono alcune tra quelle che resistono.

E “resistere”, per queste imprese, è il verbo giusto. Perché non si vive di solo business. Esso deve essere incentivato e aiutato dalle infrastrutture, che qui sono ai minimi termini.

L’apertura della nuova sede BNL nei pressi della stazione Tiburtina, definita dal presidente Abete “un investimento per Roma”, ha già portato 3500 dipendenti a vivere il quartiere. Non è passato molto tempo, però, prima che molti di questi sollevassero il problema di degrado e sicurezza.

Un esempio il progetto per l’ampliamento della Tiburtina allo scopo di renderla più grande e scorrevole.

Deciso nel lontano 2003, oggi lascia cantieri ancora aperti, lavori bloccati e quest’importante arteria ancora più difficile da percorrere.

La situazione delle infrastrutture è precaria in tutte le nervature laterali.” lamentano gli industriali dell’area, caduta in uno spaventoso degrado.

Qui strade abbandonate a se stesse celano altri problemi: come l’assenza di fognature e marciapiedi o spesso anche dell’acqua, che alcune aziende sono costrette a procurarsi da sole con la speranza in un domani.

Speranza, dunque. Che però dev’essere sostenuta. “Ma non dal Municipio, che ha scarse risorse ed è attento soprattutto alle problematiche sociali”, affermano, “E’ il Comune che dovrebbe investire con collegamenti, strade, servizi”.

Nicolo’ Rebecchini presidente costruttori romani ha lanciato una iniziativa piena di speranza. Un concorso per la riqualificazione dell’area. Il progetto vincitore verrà offerto al Comune di Roma, come proposta concreta.

La Tiburtina Valley è la principale area industriale di Roma, suolo sul quale anche grandi imprese hanno scommesso in passato. Le piccole che resistono hanno bisogno di aiuto ed ora sta all’Amministrazione battere un colpo.

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A proposito dell'autore

Domenico Carillo
16 articoli

Scrive di sport e arte. Esperienza ventennale nella radiofonia italiana. Negli ultimi anni studia il "social media marketing". Producer di prodotti multimediali per il web.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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