Acea, pronta a reagire al caso Lanzalone

L'azienda promette di “assumere le opportune determinazioni” nel consiglio del prossimo 21 giugno. Intanto avanti tutta con il piano industriale di Donnarumma.

Acea para il colpo dello scandalo delle presunti tangenti per il progetto del nuovo stadio di Roma. Il titolo della municipalizzata, controllata dal Comune, ha perso circa l’1% nel giorno in cui si è dimesso il presidente Luca Alfredo Lanzalone, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione formulata dalla procura di Roma.

Nonostante lo scossone ai vertici del gruppo, la municipalizzata capitolina ha prontamente reagito annunciando che “il consiglio di amministrazione, nella riunione del 21 giugno 2018, assumerà le opportune determinazioni al riguardo”.

Difficile dire, a questo punto, come Acea abbia intenzione di muoversi. Ma di certo è innegabile che l’azienda controllata dal Comune di Roma (51%) abbia subito un pesante danno di immagine dall’inchiesta che ha travolto Lanzalone, manager genovese indicato per la presidenza di Acea dall’amministrazione pentastellata di Virginia Raggi.

Inoltre, alla luce di quanto accaduto, va probabilmente riletta anche un’altra vicenda che ha messo in evidenza la complessità dei rapporti fra il Campidoglio e i vertici della multiutility romana: si tratta, in particolare, del braccio di ferro dello scorso gennaio fra il Campidoglio e l’amministratore delegato Stefano Donnarumma accusato dalla giunta capitolina di aver effettuato alcune assunzioni senza applicare criteri di merito e trasparenza. Nel dettaglio, il Campidoglio aveva puntato il dito su cinque assunzioni a chiamata diretta effettuate per rafforzare lo staff dell’ufficio stampa affidato da Donnarumma a Massimiliano Paolucci, ex manager Telecom ai tempi di Marco Tronchetti Provera. La polemica aveva generato un certo imbarazzo ai piani alti di Acea e aveva messo in cattiva luce Donnarumma, ingegnere con alle spalle una lunga esperienza nel comparto ferroviario e della distribuzione energetica.
Ma l’intera vicenda era poi finita rapidamente nel dimenticatoio.

Accadrà così anche per il caso Lanzalone? Bisognerà attendere la chiusura delle indagini per verificare se gli inquirenti riusciranno a provare la colpevolezza del manager.

Intanto, sin d’ora, l’uscita di scena di Lanzalone, oltre a creare una forte tensione politica in seno al Campidoglio, lascia anche vuota una casella importante ai vertici di Acea che comunque andrà avanti con il piano di rilancio di Donnarumma. Grazie anche al conforto degli ultimi risultati. Nonostante l’indebitamento resti elevato (oltre due miliardi, +2,5% rispetto a dicembre 2017), la multiutility capitolina ha infatti ufficializzato a metà maggio di aver chiuso positivamente il primo trimestre 2018: il fatturato ha segnato un miglioramento (+2,8%) a 745 milioni, il margine operativo è stato in crescita (+6,9% a 229 milioni) e l’utile netto ha registrato un deciso recupero (+17,7%) a 80 milioni.

“I risultati raggiunti dal gruppo Acea al 31 marzo 2018 sono superiori alle previsioni” ha evidenziato la società nel resoconto intermedio di gestione al 31 Marzo 2018 presentati l’11 maggio scorso. “Si ribadisce la volontà del gruppo di realizzare importanti investimenti in infrastrutture che, senza incidere sulla solidità della struttura finanziaria consolidata, hanno un immediato impatto positivo sulle performance, sull’ebitda (mol, ndr) e sui processi di fatturazione e incasso – conclude il resoconto nella parte in cui si delineano le prospettive per la società -. La struttura finanziaria del gruppo risulta solida per gli anni futuri”.

Queste dichiarazioni decisamente ottimistiche dovranno ora trovare conferma nei dati semestrali che saranno presentati alla comunità finanziaria il prossimo 31 luglio.

Data per la quale Acea potrebbe anche già avere un nuovo presidente.

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