Acea, Zanchini (Legambiente): va privatizzata

Dalle pagine della Corriere della Sera arriva la proposta alla sindaca di privatizzare la multiutility invece che continuare a dispensare poltrone

Edoardo Zanchini* per il Corriere della Sera Roma

 

Uscire da Acea. Separando acqua ed energia, per mettere questa parte dell’azienda sul mercato. E’ arrivato il momento di aprire un confronto su una decisione oramai non più rinviabile. Decisione che va presa non tanto per fare cassa, anche se contribuirebbe almeno in parte a ripianare l’enorme debito che pesa sulla città, ma perché l’energia è oggi un tema strategico per il futuro delle città e troppo importante per lasciarlo in mano ad un azienda come Acea. La Sindaca Raggi invece di procedere con le nomine del nuovo Cda dell’Azienda dovrebbe guardare quanto ha appena fatto la sua collega Ada Colau di Barcellona. La quale ha appena fondato una impresa – chiamata Barcelona Energia – nata con un obiettivo ben preciso: produrre, acquistare e distribuire energia esclusivamente da fonti rinnovabili, garantendo prezzi bassi ai cittadini.

 

E’ di un’azienda con queste caratteristiche che ha bisogno Roma, che abbia l’ambizione di spingere un cambiamento in campo energetico che punti da un lato a produrre innovazione e dall’altro a generare vantaggi economici per i cittadini romani e le piccole imprese. Sarebbe una scelta, tra l’altro, perfettamente coerente con i motivi per cui nel 1909 il Sindaco Nathan decise di creare Acea. Perché in quel momento serviva un soggetto che portasse luce e corrente elettrica nelle periferie, laddove le aziende private dell’epoca non avevano interesse. Allo stesso modo non esiste oggi ragione per cui il Comune di Roma debba continuare a detenere una quota di controllo di una azienda che è uguale alle tante altre che oggi vendono energia elettrica sul mercato. A meno che non faccia qualcosa di davvero diverso e più utile, per i cittadini e l’ambiente. Ma non è il caso di Acea. E allora perché imbarcarsi nella solita tornata di nomine, oltretutto rischiosa in termini di immagine per chi ha la storia e le ambizioni del Movimento 5 Stelle?

 

Piuttosto si presenti alla città un progetto davvero nuovo, magari da sottoporre a referendum, per cui Roma si apre a un modello energetico che mette al centro i consumatori attraverso l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili all’interno di condomini e uffici, aree produttive e quartieri. Dove si possa scambiare energia attraverso smart grid connesse a sistemi di accumulo, pannelli solari e auto elettriche. Non è un futuro lontano, ma quanto si sta già facendo in altre città europee e quanto previsto dagli articoli 21 e 22 della nuova Direttiva sulle fonti rinnovabili in discussione a Bruxelles. E’ solo una questione di tempo, ma questo tipo di futuro arriverà e una città come Roma può decidere di accompagnare da subito questa prospettiva, con vantaggi per i cittadini e l’ambiente, oltre che con ricadute positive in termini di nuovi posti di lavoro. Oppure scegliere di rinviare, rallentandola come inevitabilmente farebbe Acea per proteggere il suo spazio di mercato e il controllo della rete. Coraggio Sindaca, passa da queste scelte il futuro della città e il suo quanto mai urgente rilancio.

 

*Vicepresidente di Legambiente

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