AI Act, l’Europa stringe le maglie sull’IA. Parola all’esperto

In Europa si accelera verso nuove normative per l'intelligenza artificiale. Ma quale è la posizione dell'Italia in merito?

L’Unione Europea è vicina all’approvazione dell’AI Act, considerato il primo regolamento al mondo dedicato all’intelligenza artificiale. Il testo introduce regole basate sul livello di rischio dei sistemi di IA, con obblighi severi per quelli utilizzati in settori sensibili come sanità, infrastrutture critiche, finanza e pubblica amministrazione.

Mentre Bruxelles accelera, tra i Paesi membri, come spiega ai nostri microfoni l’esperto Andrea Boscaro, emergono tensioni: in molti temono che norme troppo rigide possano rallentare lo sviluppo tecnologico europeo rispetto a Stati Uniti e Cina. Le imprese, soprattutto le più piccole, guardano con apprensione ai costi e alla complessità della compliance.

L’Italia mantiene una posizione intermedia su questo campo, le istituzioni sostengono la necessità di garantire trasparenza, sicurezza e tutela dei diritti, ma chiede un quadro regolatorio che non freni innovazione e competitività. Il governo punta a un compromesso che protegga i cittadini senza penalizzare ricerca e imprese.

L’AI Act si avvia così verso una fase decisiva: per l’Europa, la sfida è coniugare valori e sviluppo tecnologico. Per l’Italia, trovare spazio per crescere dentro regole che cambieranno il panorama dell’IA nei prossimi anni.

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