Alitalia: amarezza e rabbia tra i lavoratori alla vigilia dell’ultimo giorno

Domani sera, con l'ultimo volo, il Cagliari-Roma, calerà il sipario sulla vecchia Alitalia che lascerà il campo alla nuova Ita. Continua intanto la mobilitazione dei lavoratori

Amarezza e rabbia. Sono i sentimenti che si respirano tra i lavoratori di Alitalia alla vigilia dell’ultimo giorno di operatività della compagnia. “È una sconfitta per l’Italia, si chiude una pagina di orgoglio per il nostro Paese per il mondo con quel nostro logo che ci ha rappresentato come italiani – raccontano due lavoratori da oltre 20 anni in servizio nella compagnia – Personalmente siamo amareggiati ma soprattutto perché si viene a perdere un know how unico e ci si ritroverà il comparto fagocitato dalle low cost. È il rischio anche per Ita”.

Domani sera, con l’ultimo volo, il Cagliari – Roma, l’epilogo “triste” di una storia lunga oltre 70 anni. Calerà il sipario sulla vecchia Alitalia che lascerà il campo alla nuova Ita. Continua intanto la mobilitazione dei lavoratori con un presidio permanente ancora oggi e domani davanti al palazzo Alitalia, sotto l’occhio delle forze dell’ordine, ma le presenze, al momento, questa mattina, si contano in poche decine.

“Sono demoralizzato per quanto è accaduto – è la testimonianza di un addetto alla manutenzione – Dopo 34 anni di servizio in Azienda non mi aspettavo una fine così. Sono fuori da Ita, non sono stato assunto. È una situazione brutta. Il tricolore Alitalia andava in tutto il mondo, apprezzato da tutti. Non solo gli italiani volavano con Alitalia ma anche i viaggiatori internazionali che hanno sempre mostrato gradimento per la nostra affidabilità, competenza. È una desolazione vedere questo epilogo. Venivo a lavorare sempre con il sorriso, con la passione per questo impiego e con la curiosità di imparare sempre di più. Ora si può solo sperare in un secondo step quando la nuova compagnia, si spera, avrà possibilità di incrementare il parco aeromobili ma le premesse, visto il piano industriale, non sono incoraggianti ed il mercato rischia di essere in mano alle low cost”.

“In questo momento, più che la rassegnazione, prevale un sentimento di rabbia – è la testimonianza di due hostess – abbiamo la sensazione di aver subito un sopruso, è la firma è anche dello Stato, perché ancora una volta a pagare sono i lavoratori per colpe che non sono nostre. E la comunicazione non ci ha aiutati, perché siamo passati, a torto, come dei privilegiati e non è giusto, considerati i sacrifici sempre fatti. Non si può considerare Ita come una start up per le condizioni lavorative che si presentano. Speriamo ora che ci possa ancora un’interlocuzione seria tra i sindacati, Ita ed il Governo”.

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