Alta Roma, il caos politico mette a rischio il futuro della kermesse

Mentre si lavora freneticamente all'edizione estiva, la società pubblica, da sette anni in utile, fa i conti con una programmazione pubblica assente e confusa.

Un governo verso il passaggio di consegne, degli enti locali che non si parlano e una manifestazione che non ha la possibilità di pianificare il suo futuro. Ci sono tutti gli ingredienti di una storia che rischia di far perdere a Roma una delle sue più importanti kermesse nella moda: Alta Roma. Il futuro della manifestazione, che ruota attorno a due eventi l’anno, si giocherà infatti nei prossimi mesi in un clima di grande confusione politica. Di certo i défilée estivi (28 giugno – 1 luglio) saranno il biglietto da visita da presentare al futuro governo che dovrà decidere se nel 2018 continuerà a finanziare AltaRoma, controllata dalla Camera di Commercio (55,55%), da Risorse per Roma spa (18,64%), da Roma Capitale (7,27%) e dalla Regione Lazio (18,54%).

Per ora il Mise ha dato infatti l’ok solo ai fondi per il 2017 (1,5 milioni) che si affiancano alle risorse messe sul tavolo dai soci (900 mila euro). Peraltro con pesanti decurtazioni rispetto al passato (-20% rispetto al 2015). Per la stagione 2018-2019 può ancora accadere di tutto. La crisi ha fatto si che i soci stringessero i cordoni della Borsa. E quanto al Mise, interpellato da Radio Colonna, ha fatto sapere che “non intende disperdere fondi, ma piuttosto concentrarsi su eventi di nicchia che siano espressione di eccellenze italiane”. Una frase sibillina che lascia intendere come la questione Alta Roma, società da sette anni in utile, sia ancora decisamente aperta.

Ben presto, del resto, al Mise ci sarà un nuovo inquilino che, nelle sue scelte, non potrà ignorare che la manifestazione movimenta circa 3 milioni l’anno di indotto fra alberghi, ristoranti, tour operator e cultura. Non si tratta di un dettaglio da poco visto che stiamo parlando di una società pubblica che ha una struttura organizzativa molto snella, interamente proiettata a dare visibilità e prestigio alla giovane creatività italiana. Se a Milano, infatti, sfilano case di moda dal successo conclamato, d’intesa con il Mise, la Capitale si è focalizzata sui giovani talenti emergenti. Proprio quei creativi in erba di cui sono continuamente alla ricerca le grandi maison del lusso di tutto il mondo e che sono il seme del futuro industriale di un settore capace di macinare utili a due cifre persino in tempi di crisi. Impossibile tralasciare, infatti, che la moda, lungi dall’essere qualcosa di fatuo, è una grande industria con un giro d’affari pari in Italia a circa 64,8 miliardi (+2,8%) e per di più con una fortissima vocazione all’export. Detta in altri termini, si tratta di un business che è pari al 4% del prodotto interno lordo. La sua capitale italiana è indubbiamente Milano, ma se grandi marchi francesi del lusso come Fendi o Bulgari hanno deciso di investire su Roma ci sarà un perché. Primo fra tutti il fatto che la capitale è la culla di quella tradizione artigiana che i francesi chiamano savoir faire, un connubio di sapere e gusto del nostro Paese invidiato e copiato in ogni angolo del mondo. Ripartire da qui, significa quindi rilanciare quanto di meglio ha il Paese con la prospettiva di alimentare il business della moda e anche quello del turismo.

La questione non è sfuggita al sindaco Virginia Raggi che, dopo aver inizialmente ipotizzato la cessione della quota di Alta Roma in mano al Capidoglio, è poi tornata sui suoi passi. Ha persino ipotizzato un potenziamento della manifestazione nell’ultimo tavolo su Roma con il Mise. Questa mossa ha fatto ben sperare per le prospettive dell’azienda guidata da Adriano Franchi e presieduta da Silvia Venturini Fendi. Ma il continuo ed estenuante braccio di ferro fra Comune e governo uscente sulle risorse da destinare alla Capitale ha poi bloccato gli attesi progressi sul caso Alta Roma. E senza soldi, si sa, non si cantano messe. Anche perché, come già spiegato tempo fa da Silvia Venturini Fendi, “gli obiettivi ambiziosi (…) per essere raggiunti necessitano di certezze, che oggi ad Altaroma continuano a mancare, su impegni strategici ed economici da parte dei soci che abbiano un minimo di durata e di consistenza”. Al momento, infatti, l’unica certezza per Alta Roma è l’edizione di giugno che punta a dare lustro ai giovani talenti e all’immagine di una Capitale, sempre più sbiadita e mortificata. In Italia come all’estero. A questo punto, per Alta Roma e per il bene delle casse pubbliche non resta che sperare in una seria programmazione pluriennale nello stanziamento di fondi che permettano alla kermesse romana finalmente di decollare. E di ridurre negli anni sempre più la dipendenza dai finanziamenti statali. Non ci vuole molto in un business ricco come quello della moda. Basta imitare Parigi. Con la creatività italiana, però.

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