Ama, Bagatti nuovo amministratore. Ma per sindacati, scelta debole

L'ex direttore operativo dell'azienda resterà in carica fino al rinnovo dell'organo amministrativo collegiale. Critiche le sigle sindacali: "si guarda al passato"

La sede di Ama

Ama, la municipalizzata dei rifiuti di Roma il cui vertice è stato di recente azzerato dalla sindaca Virginia Raggi, da ieri ha un nuovo vertice. L’assemblea dei soci infatti “ha recepito l’ordinanza del sindaco che nomina amministratore unico della società Massimo Bagatti che fino ad oggi ha svolto il ruolo di direttore operativo dell’azienda. Resterà in carica fino al rinnovo dell’organo amministrativo collegiale per il quale Roma Capitale ha pubblicato un avviso per raccogliere manifestazioni d’interesse”, come ha comunicato la stessa Ama.

Questa “scelta, della quale l’assemblea ha preso atto, assicura all’azienda una guida pro tempore con mandato pieno e la continuità operativa immediata, nell’interesse della città”, ha spiegato l’azienda.

Critici i sindacati per i quali la scelta di Bagatti è “debole e guarda al passato”, ed è quindi in “continuità con la critica gestione operativa di questi anni”.

Ieri Natale Di Cola, Marino Masucci e Massimo Cicco (segretari Generali di Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel Roma e Lazio) sono intervenuti con una nota congiunta in merito all’assemblea Amadei soci che si è tenuta nel pomeriggio.

“Pensiamo – hanno sostenuto i sindacalisti – che Roma Capitale e Ama debbano uscire dalla logica del galleggiamento e della gestione ordinaria dell’emergenza. Serve un management che, abbandonando la propaganda del tutto e subito, che ha chiaramente fallito, si rimbocchi le maniche per programmare e immaginare un’azienda moderna ed efficiente. Attendiamo l’ufficialità e a quel punto di essere convocati tanto dall’azienda, per capire quale sarà l’operato di questa amministrazione provvisoria, quanto da Roma Capitale, per comprendere quale sia il progetto complessivo sul ciclo dei rifiuti capitolino. Soprattutto in quali tempi sarà possibile tornare a discutere di qualità del lavoro, assunzioni, impiantistica, mezzi e quindi di piano industriale. In questi due anni e mezzo si è già perso troppo tempo”.

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