Ama, dubbi dell’Oref sui bilanci

I tecnici sollevano perplessità sui documenti contabili 2017-2018-2019 che verranno approvati giovedì in Assemblea dei soci

La sede di Ama

Crediti Tari inesigibili fatti incassare ad Ama, i presupposti di legge su cui la municipalizzata ha fondato il suo piano di risanamento, riconciliazione di debiti e crediti tra socio Comune di Roma e partecipata, mezzo miliardo che manca all’appello per completare il piano economico finanziario 2015/2029 dell’azienda e il monito della Corte dei Conti. Sono le criticita’ sollevate verso la Giunta Raggi dall’organo di revisione economico finanziaria del Campidoglio sulla delibera che lo scorso 5 marzo ha approvato i bilanci 2017/18/19, il piano di risanamento e industriale della societa’ di via Calderon de La Barca. Il parere e’ arrivato a 24 ore dalla seconda convocazione dell’assemblea straordinaria dei soci Ama, in programma questa mattina, e infatti i revisori, proprio all’inizio della loro comunicazione, non hanno mancato di fare notare i ritardi del Comune sulla richiesta “intervenuta in maniera intempestiva, essendo spirati ampiamente i termini per la prima convocazione dell’Assemblea straordinaria (dei soci di Ama, prevista per il 25 febbraio, ndr) e comunque a ridosso della data prevista per la seconda convocazione”. Scendendo nel dettaglio, i tre componenti dell’organo hanno innanzitutto sollevato un dubbio sul presupposto di legge su cui Ama ha costruito il piano di risanamento: “La sopra richiamata redazione dei bilanci di esercizio di Ama per il 2017, 2018 come un unicum, con due esercizi in perdita e il terzo in utile, ed il necessario inserimento nell’iter di approvazione dei bilanci della approvazione del piano di risanamento potrebbe rivelarsi non perfetta aderenza a quanto richiesto per il ricorso al sopra richiamato comma 4 (dell’articolo 14 del Testo Unico di societa’ a partecipazione pubblica, ndr) anziche’ al comma 5” e sulla base di questo ha invitato il Campidoglio “a valutare la possibilita’ di inviare all’Autorita’ di regolazione di settore e alla Corte dei Conti il piano di risanamento predisposto dall’amministratore unico di Ama S.p.A”.

Altra criticita’ rilevata e’ quella relativa a somme ulteriori che rischiano fortemente di finire a carico delle casse capitoline, oltre ai 256 milioni di euro gia’ messi sul piatto dal Campidoglio per risanare Ama. A cominciare dall’incasso “gia’ scadenzato nel piano tariffa 2020 del riconoscimento ad Ama del valore dei crediti Tari dichiarati inesigibili pari a 102,3 milioni di euro”. Su questo l’OREF ha evidenziato che “tale importo rappresenta un ulteriore onere certo a carico del Bilancio di Roma Capitale, sul quale l’OREF raccomanda di procedere previa adozione di uno specifico atto che evidenzi le motivazioni giuridiche del trasferimento di tali somme”. A questo va aggiunto che “la parziale conciliazione delle partite creditorie/debitorie tra Roma Capitale e Ama S.p.A, che non risultano comunque attestate dai rispettivi organi di revisione e/o di controllo, possono condurre ad ulteriori oneri a carico del bilancio di Roma Capitale e/o insussistenza di crediti da parte di Ama S.p.A. Si evidenzia in merito la fattispecie collegata al lodo Colari per il quale risultano oggetto di verifica oltre 86 milioni al netto di rivalutazioni e interessi”. Inoltre, Gianluca Caldarelli, Maria Antonietta Rea e Giuseppe Alivernini non hanno mancato di fare notare alla Giunta come l’intervento di soccorso approvato dall’esecutivo non basti di per se’ a garantire a lungo termine la solidita’ patrimoniale dell’azienda: “Nella proposta di deliberazione e’ inoltre evidenziato che ‘…il complessivo intervento di risanamento costituisca l’impegno minimo- scrive l’OREF citando la delibera- che l’azionista dovrebbe sostenere visto che, nonostante i valori prospettati (ricapitalizzazione di euro 156,4 milioni e finanziamento soci in conto futuro aumento di capitale sociale di euro 100 milioni) il treno degli indici di solidita’ patrimoniale non raggiungono livelli ottimali, ma si attestano sulla soglia della solidita’ ‘da sorvegliare'”.

Quindi, Roma Capitale dovra’ continuare a vigilare su cosa succede in Ama, per giunta sapendo che se vorra’ rendere veramente solida la sua azienda potrebbe dovere sborsare un altro mezzo miliardo di euro. Anche in questo caso l’OREF ha citato la delibera per rinfrescare la memoria: “Alla luce dell’analisi degli indici di solidita’ patrimoniale e di equilibrio finanziario, emerge chiaramente, che se Roma Capitale vorra’ completare gli investimenti previsti nel piano economico finanziario 2015/2029 sara’ necessario reperire ulteriori fonti di finanziamento per i restanti circa 500 milioni”. Sulla base di questo i revisori hanno quindi rimarcato che “stante la necessita’ di aumentare la solidita’ patrimoniale della societa’, le ulteriori fonti di finanziamento per i restanti 500 milioni non potranno essere reperite da fonti di terzi (prestiti) e quindi con potenziale futuro impatto sui bilanci di Roma Capitale”. Insomma, il Comune (cioe’ i romani) potrebbe essere chiamato a spendere altri centinaia di milioni per la municipalizzata dei rifiuti e in questo senso l’OREF non ha mancato di ricordare il monito della sezione regionale di controllo contabile della Corte dei Conti del Lazio, per cui “le pregresse vicende della societa’ Ama impongono” da parte del Comune “una rigorosa valutazione ex ante- si legge nella delibera di Giunta approvata- non solo in ordine all’idoneita’ del Piano ai fini del superamento della crisi aziendale e del raggiungimento delle condizioni di riequilibrio economico, finanziario e patrimoniale della societa’ nell’arco temporale predefinito, ma anche della sostenibilita’ dei relativi oneri in capo al bilancio pubblico”.

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