Anche Unicredit lascia Roma e trasloca a Milano

ma la preoccupazione maggiore è il trasferimento delle aziende ad alto valore aggiunto. Ecco il piano del Mise

Anche Unicredit dice definitivamente addio alla capitale d’Italia, con il trasloco della sede sociale. La delibera é stata ratificata dall’assemblea dei soci. Dopo Sky, Esso, Total Erg, Consodata, più alcune realtà farmaceutiche, anche Unicredit abbandona la cittá eterna.
Una scelta che “rientra nel programma di accentramento dei centri decisionali su Milano, ove la società ha già stabilito la propria direzione generale”, recita il comunicato ufficiale dell’istituto di credito.  Cancellando con un sol tratto di penna ogni traccia della gloriosa parabola del credito romano, già cominciata a declinare dieci anni orsono con la fusione di Capitalia nel colosso bancario.

L’ennesima fuga che ha subito rinfocolato la polemica politica: “Disastro Raggi, dalla Roma a cinque stelle scappano anche gli storici capisaldi finanziari ” , è partito all’attacco il Pd.

“Un esodo che ormai da mesi preoccupa il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda – scrive La Repubblica – Spingendolo a lanciare, il 17 ottobre, il famoso Tavolo per Roma. Sulla scorta di un dossier che racconta la capitale come grande malata. Se infatti fino al 2007 Roma poteva essere considerata la locomotiva d’Italia, con una crescita del valore aggiunto a doppia cifra ( il 15%) a fronte di una media nazionale di circa la metà (8,5%), dal 2008 in poi si è drammaticamente fermata: negli ultimi otto anni il valore è diminuito del 15,2%, idem il Pil pro- capite. Raggiungendo l’apice dal 2011 in poi, con la debacle di alcuni settori strategici ( le costruzioni sono calate del 25%, l’agricoltura dell’11,3); l’aumento esponenziale delle imprese a basso valore aggiunto, soprattutto affittacamere e commercio ambulante, e il crollo delle società per azioni, quelle a più alto tasso di ricchezza e professionalità ( – 13%).

Da qui la corsa ai ripari del Mise, che prima ha chiamato a raccolta i 100 big player di Roma, quindi ha messo in campo due mega progetti per fermare l’emorragia delle imprese ad alto valore aggiunto. Il Polo dell’Aerospazio – scrive Giovanna Vitale – si propone di creare una serie di piccole e medie aziende che costituisca l’indotto dei colossi di settore già operanti nella capitale (da Telespazio a Selenia) per costruire satelliti di nuova generazione. Partendo dalla constatazione che le forniture, oggi, provengono quasi tutte dall’estero. Già prevista l’assunzione di 120 ingegneri e 40 milioni di investimento.

Il secondo progetto è il Polo della Vita: un centro dove concentrare tutta la ricerca, ora frammentata in mille rivoli, mettendo in rete ospedali, cliniche, Ifo, enti specializzati. Obbiettivo: creare un’unica interfaccia sia per chi vuol fare ricerca, sia per chi intende investire. Il modello è ” Catapult”, il centro unico nelle terapie geniche inaugurato in Regno unito nel 2012: in 5 anni – conclude il quotidiano – ha già sviluppato 400 milioni di sterline di investimenti.

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