Astaldi: inchiesta concordato, ex commissari verso giudizio

Per reati minori, caduta ipotesi corruzione in atti giudiziari

A quasi tre anni dal suo inizio, l’inchiesta sul concordato Astaldi potrebbe avere presto un primo sbocco. I pm romani sembrano orientati, a quanto si apprende, a chiedere il rinvio a giudizio dei tre ex commissari di Astaldi, Stefano Ambrosini, Vincenzo Ioffredi e Francesco Rocchi, e dell’attestatore del concordato Corrado Gatti. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero a vario titolo e in concorso fra loro abusato dei rispettivi ruoli in vista del buon esito del concordato, poi regolarmente omologato dal tribunale. La richiesta al gip, a quanto si apprende, parrebbe imminente, anche se non si riferirebbe piu’ alla corruzione in atti giudiziari, ma a reati minori.

La prima ipotesi sarebbe infatti caduta nel corso dell’indagine per oggettiva mancanza di riscontri e con essa anche la presenza negli atti di indagine del procuratore aggiunto Paolo Ielo. Il capo d’accusa e’ mutato parecchie volte nel corso dell’istruttoria e gli indagati hanno fornito la loro versione negli interrogatori e nelle successive memorie.

L’inchiesta nasce dalle intercettazioni disposte dal pm Fava a carico di Gatti, la cui indipendenza come attestatore di Astaldi era finita sotto la lente degli investigatori in quanto era successivamente diventato consigliere di amministrazione del principale creditore di Astaldi. In questo contesto vengono in evidenza i dubbi sull’operato dei commissari, che pure avevano segnalato la criticita’ al tribunale. Proprio il tribunale, in realta’, ha sempre mostrato di apprezzare l’attivita’ svolta dai tre professionisti nominati commissari nel 2018, e non revocati da nessun altro incarico, al punto secondo quanto si apprende da liquidare di recente i compensi sia ai nuovi commissari che a quelli tuttora sottoposti a indagine.

La parola passa ora al gip di Roma, che deve verificare se davvero sussistano gli elementi per un rinvio a giudizio.

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