Atac, scontro su Rota tra i 5S e Colomban

L’assessore alle partecipate vuole il presidente uscente di Atm. Ma i grillini avanzano dubbi sulla bontà del nome. Deciderà tutto la Raggi

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Giovanna Vitale per La Repubblica Roma

 

Chi pensava che i giochi sul nuovo direttore generale di Atac fossero ormai chiusi in favore di Bruno Rota, presidente uscente della milanese Atm, potrebbe restare deluso. Perché sul manager di lungo corso e sponsor trasversali, il cui approdo a Roma è voluto dall’assessore alle Partecipate Colomban, si starebbe addensando il malumore dei consiglieri grillini. «Un personaggio in passato sostenuto dal peggio della vecchia politica», sibila a denti stretti la maggioranza capitolina: «Basti pensare che alla guida della Milano-Serravalle fu chiamato prima da Ombretta Colli e poi da Gabriele Albertini, entrambi berlusconiani di ferro», elencano i consiglieri 5S dopo aver dato una scorsa al suo curriculum, «mentre in Atm è arrivato grazie ai buoni uffici del centrista Bruno Tabacci».

 

E non è nemmeno l’unica colpa addebitata a Rota: «È uno che crede di essere uno scienziato e ha finito sempre per litigare con tutti i sindaci con cui ha avuto a che fare», proseguono gli eletti in Aula Giulio Cesare. «E poi a Milano è diventato il nemico numero uno di Ferrovie dello Stato: avendo l’Atac la necessità di individuare un partner industriale entro il 2019, in vista della messa a gara del servizio imposta per legge, siamo proprio sicuri che nominare lui sia una buona idea?». Dubbi e interrogativi che in queste ore sono stati girati alla sindaca Virginia Raggi, cui spetta pur sempre l’ultima parola. Producendo una brusca frenata sulla scelta del manager al quale dovrebbero essere trasferite tutte le deleghe operative ora in capo all’amministratore unico Manuel Fantasia.

 

Risultato? Come in un gigantesco gioco dell’oca, dopo la scadenza del bando chiuso il 10 marzo, si sarebbe tornati a sfogliare la rosa ristretta di nomi individuata dalla commissione aziendale formalmente incaricata della selezione. Una terna pescata all’interno delle 24 candidature arrivate in Via Prenestina: della quale, oltre a Rota, fanno parte l’ex ad di Atac Carlo Tosti (nominato da Alemanno nel 2012, ma da lui stesso allontanato poco più di un anno dopo) e Filippo Allegra, dal 2001 al 2007 consigliere delegato di Trambus nonché consulente della francese Ratp, la società parigina di trasporto pubblico su ferro che avrebbe voluto rilevare la Roma-Lido ed è il principale concorrente di Fs sul mercato italiano. Tutti manager di solida esperienza e curriculum equivalente, considerati cioè alla pari in quanto a capacità di far uscire Atac dalle secche di un indebitamento superiore al miliardo di euro, che impedisce il rilancio del servizio.

 

Ma se fino a oggi l’ago della bilancia è sembrato pendere dalla parte di Rota, soprattutto in virtù della sponsorizzazione di Colomban, adesso gli equilibri potrebbero spostarsi sui due sfidanti. A causa, anche, del recente scontro consumato sulla presidenza di Acea, che l’assessore alle Partecipate avrebbe voluto assegnare al fedelissimo ingegnere Giorgio Simioni, suo braccio destro a palazzo Senatorio, e la sindaca ha invece consegnato all’avvocato genovese Luca Lanzalone, l’uomo della trattativa Campidoglio-Roma Calcio sullo stadio giallorosso a Tor di Valle. Una vicenda che, si vocifera sul colle capitolino, avrebbe lasciato parecchie scorie sul campo dei rapporti tra la prima cittadina e il sanguigno imprenditore veneto. Il quale, costretto ad abbozzare su Acea, non avrebbe ora alcuna intenzione di cedere su Atac. Con Raggi ancora indecisa sul da farsi. Un braccio di ferro che rischia di allungare la partita sul nuovo dg.

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