Autodemolitori: in Campidoglio per protestare contro chiusura

Domani, lunedì 2 luglio ore 9 protesta contro la chiusura degli impianti e la mancata proroga autorizzativa delle rispettive attività non ancora concesse da Roma Capitale

Il Papa arriva in Campidoglio
Campidoglio

Domani, lunedì 2 luglio ore 9,00 in piazza del Campidoglio manifesteranno gli auto demolitori e rottamatori di Roma contro la chiusura degli impianti e la mancata proroga autorizzativa delle rispettive attività non ancora concesse da Roma Capitale.

Oltre 2.000 gli operatori del settore, tra titolari, impiegati ed operai a rischio licenziamento che da lunedì rimarranno a casa, oltre alle migliaia di attività che opera nell’indotto come, meccanici, elettrauto, carrozzieri, gommisti, agenzie di pratiche auto , per non calcolare i disagi per i cittadini che non potranno rottamare la propria autovettura a Roma”. Lo annuncia in una nota l’Associazione Romana Demolitori e Rottamatori.

“Il Comune di Roma – prosegue l’associazione – asserisce che non può concedere ulteriori proroghe a quelle già concesse per mancanza di validi strumenti amministrativi a concedere nuove proroghe, dimenticando gli impegni presi dalle varie amministrazioni come stabilito dall’accordo di programma del 1997 che obbligava tali Enti alla delocalizzazione degli impianti. A tale proposito si ricorda che le ditte in oggetto hanno presentato garanzie fideiussorie a garanzia sia della delocalizzazione che per la bonifica e dismissione del sito. La Regione Lazio , Ente delegante non da strumenti amministrativi per dare una chiave di lettura a far adempiere il Comune di Roma e Città Metropolitana a quanto stabilito nell’accordo di programma del 1997.

La beffa più assurda è che le ditte ricorrenti e vincenti di fronte al Tar per la richiesta del Comune alla presentazione di un progetto definitivo, dove il procedimento veniva definito dal Tar ‘sproporzionato’, hanno ricevuto una richiesta del Comune di un progetto di bonifica del sito e riconsegna dello stesso precludente la chiusura; dimenticando il diritto che, per chiudere un’attività di ‘pubblico interesse’ hanno diritto a ricevere prescrizioni per continuare le attività: una considerazione che viene spontanea fare è l’evidente stato di scollamento tra le varie amministrazioni per risolvere la situazione, trovando l’attuale capitolina tesa soltanto alla chiusura degli impianti e non a trovare soluzioni”.

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