Caos riscossioni mette a rischio bilanci di Roma Capitale

Oltre 240 milioni di tributi da recuperare, e a pagare saranno, ancora una volta, i romani. Faro della Corte dei Conti

Riscossioni in ritardo che incideranno sui futuri bilanci di Roma Capitale. Ingenti somme di tributi come Imu, Tasi, Tarsu, Tosap da recuperare per un totale di quasi 243 milioni di accertamenti. Una cifra consistente di cui il Campidoglio, nel 2018, è riuscito a recuperare solo 51 milioni, poco meno del 20 per cento. Anche perché fra i crediti iscritti nel bilancio della Capitale ci sono anche somme che risalgono ad oltre 50 anni fa, denaro su cui difficilmente il Comune potrà mettere le mani. Con la conseguenza che la prossima amministrazione si troverà a battere cassa. E il rischio che a pagare siano i cittadini, soprattutto i romani, è dietro l’angolo.

Altro che riduzione dell’Irpef promessa dal sindaco Virginia Raggi nel 2019 quando il governo annunciò la creazione di una bad company dove stoccare circa 12,8 miliardi di debiti ereditati dalle precedenti gestioni. Per i romani si prospettano tempi duri con le casse vuote e le riscossioni progressivamente più aggressive. La prova è nella delibera 22/2021 della Corte dei Conti in cui si passa al setaccio la situazione finanziaria del Campidoglio in era pre-Covid. E cioè fino al 2019. Con la prospettiva di un peggioramento del bilancio nei due anni successivi dovuto all’emergenza sanitaria che ha creato non pochi rallentamenti in una macchina amministrativa che già funzionava a singhiozzo.

Qualche esempio? Fra i più vetusti, ci sono tre residui attivi su cui la Corte ha chiesto chiarimenti. Circa ottomila euro risalenti al 1965 per la copertura di Stato di avanzamento dei lavori per il finanziamento di opere. Oltre 29mila euro, iscritti in bilancio 44 anni fa per una convenzione tra il comune di Roma e il Ministero degli esteri. E poi ancora poco più di 127 mila euro per rimborso oneri di regolarizzazione posizione contributiva della Regione Lazio. Sono solo alcuni esempi di scritture contabili su cui i magistrati hanno voluto veder chiaro domandando al Comune “la produzione, per ogni Direzione, di attestazioni debitamente compilate e firmate dai Responsabili di struttura, sull’avvenuto espletamento di tutte le verifiche previste dalla normativa ai fini del mantenimento nelle scritture contabili”. La ragione sta nel fatto che se questi crediti non si potranno incassare, allora il Campidoglio dovrà alimentare il fondo crediti di dubbia esigibilità con l’obiettivo di mettere in sicurezza i conti. Con un impatto negativo anche sui servizi ai cittadini come spiegano i magistrati contabili.“In sede di rendiconto, la quantificazione del Fondo crediti di dubbia esigibilità è strettamente collegata alle riscossioni in c/residui dell’ultimo quinquennio e, pertanto, se non si incide sul miglioramento di tali riscossioni, l’Ente sarà tenuto a dover accantonare importi sempre più cospicui di Fondo crediti di dubbia esigibilità, con un inevitabile impatto negativo non solo sul disavanzo di amministrazione ma anche sulla capacità di spesa corrente e di una più ampia manovra di gestione delle proprie risorse, anche in termini di resa di servizi alla comunità amministrata” si legge nel documento.

Anche perché, come ricorda la Corte, “l’eccessiva presenza di crediti vetusti può incidere sugli equilibri bilancio, atteso che un cospicuo importo di residui attivi mina la trasparente determinazione sia della gestione di competenza sia, a cascata, del risultato di amministrazione”. Per questa ragione meglio sarebbe procedere alla cancellazione dei crediti quando se ne riscontra “l’assoluta inesigibilità o insussistenza”. Ma spiegando anche il perché: “indicando le ragioni che hanno condotto alla maturazione della prescrizione, rimanendo fermo l’obbligo di attivare ogni possibile azione finalizzata ad adottare le soluzioni organizzative necessarie per evitare il ripetersi delle suddette fattispecie” si legge nel documento. Finora un po’ di pulizia è stata fatta: la Corte ha rilevato la cancellazione di residui attivi per euro 105, 88 milioni nell’esercizio 2019 ed euro 106,54 milioni nell’esercizio 2018. Ma la strada è ancora lunga. E la capacità del Comune di far pagare le tasse a tutti sostanzialmente scarsa. “Difatti, con riferimento all’ICI+MU, la percentuale di riscossione di competenza passa, dal 2018 al 2019, dal 5,72% all’8,30%, confermando, in buona sostanza, forti criticità nell’attività di riscossione in parola, data l’esiguità registrata, comunque inferiore al 10% degli accertamenti – continuano i magistrati contabili-. Stesso dicasi per il recupero da evasione TASI, la cui riscossione, nel 2019, si attesta al 3,07% e, nel 2020, al 5,64%”. Che alla politica piaccia o no, siamo insomma lontani dal “chiudere i conti con il passato” come, sempre nel 2019, annunciò la viceministra Laura Castelli. Con “la fine della gestione commissariale nel 2021”.

 

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