Caro bollette: pesce più caro, rischio rincari del 20%

A stimare la situazione del settore è Fedagripesca-Confcoopertive che evidenzia - che non è solo il costo del carburante a pesare sulle imprese con rincari record anche del 100% - ma riguarda anche l'aumento dei costi energetici e dell'acqua per la gestione degli oltre 3mila impianti di allevamento

Il caro bolletta pesa anche sulle imprese ittiche che devono far fronte a tutti i costi di gestione più che raddoppiati in un anno, destinati a far aumentare i prezzi per i consumatori finali fino al 20%. E non solo perché si trovano a far i conti con il caro vita che sta impattando nel carrello della spesa; tanto che quattro produttori su cinque temono già un calo dei consumi in autunno del 10-15%. A stimare la situazione del settore è Fedagripesca-Confcoopertive che, come conferma all’Ansa, evidenzia che non è solo il costo del carburante a pesare sulle imprese con rincari record anche del 100% (scatenarono nella primavera scorsa proteste in tutta Italia). Il caro bollette, infatti, riguarda anche l’aumento dei costi energetici e dell’acqua per la gestione degli oltre 3 mila impianti di allevamento.

In particolare per i molluschi bivalvi come le vongole i costi dell’energia si fanno sentire dalla fase di depurazione a quella dell’insacchettamento. Spese in crescita per i mercati ittici anche per la gestione delle celle frigorifere, spiega Fedagripesca nel dare il borsino degli aumenti nelle principali marinerie dove si registrano aumenti fino al 100% rispetto a pochi mesi fa, seppur differenziati in funzione di aree e fornitori. Si va dalle cassette di pesce rincarate del 50%, destinate nelle prossime settimane a toccare il +100% (95 centesimi/1 euro a fronte dei 50/55 centesimi dello scorso anno) alle retine per l’insacchettamento di vongole, cozze e altri molluschi, con quotazioni in salita del 70-100%. Più contenuta ma ugualmente significativa, l’impennata di reti da pesca, attrezzature e trasporti i quali al momento segnano un +20%. A questo deve essere aggiunto il costo del carburante che, nonostante il decreto del credito d’imposta del 20% della spesa sostenuta nei primi tre trimestri del 2022, resta una voce determinante. Solo su questi fronte Fedagripesca stima una perdita di profitto lordo per il settore nel 2022 di circa il 28% rispetto a quello realizzato negli anni 2019 e 2020. Un calo ancora più significativo perché rapportato al 2020, anno nero in termini di fatturato e giorni di attività per la pandemia. Comprare pesce, molluschi e crostacei potrebbe costare di più ma senza alcun vantaggio almeno per i produttori. “Si rischia una nuova emergenza tra spese di produzione alle stelle – denuncia l’associazione – e degli aumenti di prezzo ne beneficierà solamente la ristorazione e il commercio”. E se nel 2020, con il Covid una famiglia consumava circa 16 chilogrammi di pesce fresco in un anno spendendo poco meno di 200 euro, i produttori temono una contrazione ulteriore del mercato del fresco. (di Sabina Licci per Ansa)

Y49-CR

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
Radio Colonna