Carta igienica: Ramunnni, l’uso va rapportato al beneficio

Massimo Ramunni* replica all'articolo di Anna Ricca (21.02.19) ''Inquinamento: la carta igienica ci soffocherà''

carta igienica

 

Buongiorno,

Ho riscontrato una serie di informazioni che non condivido nel suo articolo che mi preme segnalarLe.

Premetto che qualsiasi “abuso” è sicuramente da condannare, ma questo non vale solo per la carta igienica. Bisogna però distinguere tra abuso e uso. La carta igienica è un fondamentale presidio di igiene e quindi il suo uso va sempre rapportato al beneficio che produce, in questo caso ben superiore ai 9 kg di carta utilizzata.

La carta è fatta di cellulosa, ovvero da uno dei costituenti del legno. Francamente trovo inappropriata la sua idea che un prodotto che nasce dalla Natura e torna alla Natura in un periodo di tempo tra le 2 settimane e i 3 mesi siano un’ ”infinità”. La cellulosa per sua natura ha una resistenza alla biodegradazione, altrimenti gli alberi marcirebbero prima ancora di crescere. Anche un rametto di legno ci mette lo stesso tempo. In un ciclo naturale qualche settimana è un tempo in verità estremamente rapido e sicuramente non paragonabile ai secoli richiesti ad altri materiali come la plastica o il vetro.

Con la frase “Tutti i prodotti sopra menzionati, per la loro resistenza, NON sono facilmente degradabili e questo li rende pericolosi per gli scarichi e per tutta la rete fognaria” a mio avviso Lei confonde la biodegradabilità con la spappolabilità, ovvero la caratteristica di disgregarsi rapidamente (pochi secondi), ovvero di frammentarsi, proprietà necessaria per evitare l’intasamento delle tubazioni. Nessun materiale biodegrada nel tempo di percorrenza di un tubo di scarico. Il divieto di buttare carte diverse dalla carta igienica nel WC non dipende quindi dalla biodegradabilità, ma dalla dimensione del materiale e dalla sua capacità o meno di frammentarsi nel giro di pochi secondi grazie all’azione dell’acqua dello scarico.

Lei scrive anche “Per realizzare la carta igienica ahimè si deve usare la cellulosa e questo è sinonimo di abbattimento, senza fine, di foreste secolari. Disboscamento, scomparsa di alberi e di equilibri atmosferici solo per produrre un foglietto usa e getta. A pensarci bene è mostruoso!.”
Io la penso diversamente e La invito a venire a visitare un bosco utilizzato per la produzione della cellulosa. Secondo me è una fortuna che abbiamo un materiale come la cellulosa, sufficientemente resistente per poter farci la carta, i mobili e le case, ma allo stesso tempo di origine naturale, rinnovabile, riciclabile e biodegradabile. Preferirebbe forse un modo di materiali sintetici basati sul petrolio?
Abbattere un albero non è una cosa negativa. Anzi, il fatto che l’industria utilizzi il legno permette ai boschi di essere una fonte di reddito per famiglie e intere comunità rurali, garantendo quindi che il terreno sia mantenuto a bosco invece di essere utilizzato per altri scopi (agricoltura, pastorizia, infrastrutture…). Produrre legno è quindi il modo migliore per assicurare la salute dei boschi e la loro permanenza.

Peraltro in Italia tutta la cellulosa utilizzata viene verificata affinché provenga solo da boschi il cui utilizzo è legale e sia rispettata la ricrescita. Oltre 80% delle cellulosa usata in Italia inoltre è dotata di certificazioni che assicurano non solo che gli alberi siano ripiantati, ma che ne siano ripiantati più di quanto viene prelevato e nel rispetto della biodiversità.
Secondo Lei esiste un altro materiale al mondo che possa garantire la legalità del 100% dei suoi approvvigionamenti e la piena sostenibilità di oltre 80%?

In tema di carta riciclata è un falso problema. La carta è già il materiale più riciclato al mondo e tutto quanto viene raccolto già lo ricicliamo e se ce ne fosse di più ne ricicleremmo di più. Non c’è bisogno di destinare la carta raccolta per produrre carta igienica. L’industria è la prima a promuovere il riciclo (così come siamo noi che finanziamo la gestione sostenibile dei boschi) e a invitare i cittadini a raccogliere e differenziare di più e meglio e la carta raccolta è già destinata agli usi per cui è più adatta, prevalentemente imballaggi e anche in alcuni casi carta igienica, giornali e altri usi dove tecnicamente si può impiegare. Se anche tutta la carta igienica fosse fatta con carta riciclata, da un punto di vista ambientale non cambierebbe assolutamente niente: la fibra di recupero usata oggi prevalentemente per fare imballaggi verrebbe usata per fare carta igienica e, dato che viene già usata tutta quella che viene raccolta, verrebbe a mancare la fibra a chi la usa oggi per fare imballaggi, i quali a quel punto dovrebbero usare loro la fibra vergine.

Infine sui fanghi di depurazione. La carta igienica è cellulosa e quanto arriva al depuratore genera un fango che non è affatto malefico, anzi, è un concime.

Cordiali saluti
Massimo Ramunni*
* Vice Direttore Generale di Assocarta
Segretario di Aticelca
Country Manager di Two Sides Italia (ndr)

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