Coima: sul nuovo Stadio della Roma, “se d’aiuto, pronti”

Ieri a Roma la società 'motore' del progetto Porta Nuova a Milano ha incontrato casse e fondi pensione. Intento, esportare il modello milanese nella Capitale

Coima, la società ‘motore’ del progetto Porta Nuova a Milano, ha l’idea di esportare quel modello di successo in altre città italiane, a partire da Roma per progetti che siano “sufficientemente visibili, molto segnaletici”, quindi “volano di sviluppo del territorio”. E investendo capitali italiani.

Nella capitale il progetto più importante dei prossimi anni è quello del nuovo stadio della Roma.E rispondendo a una serie di domande sull’argomento, l’Ad di Coima ha prima sottolineato che “Roma ha bisogno di progetti ‘segnaletici'”, indicando che quello dello stadio “può esserlo. Conosco il progetto solo dai giornali e non entro nel merito – ha precisato – ma la nostra società fa quello di mestiere e se la nostra competenza sarà ritenuta utile ci siederemo al tavolo”.

Ieri a Roma c’è stato un incontro con una serie di investitori “come casse previdenziali e fondi pensioni” che hanno un potenziale di investimento “oltre i 100 miliardi”, dice l’A.d., Manfredi Catella, in un incontro informale. Il confronto è anche con le Istituzioni locali e “vedremo anche Cdp ma pensiamo – spiega – a ruoli diversi tra privato” che investe e “pubblico che può aiutare a creare le condizioni, mettere in campo strumenti. Ci vuole un soggetto che favorisca”.

Lo spirito appare esplorativo, quello di “mettere a disposizione una esperienza” e di sottolineare l’opportunità di puntare sulle “città come infrastrutture strategiche, volano di sviluppo”.

Casse previdenziali e fondi pensione “insieme potrebbero fare molto se investissero in piattaforme e società qualificate” sul fronte, “su cui si sta oggi puntando in tutto il mondo”, dei progetti di riqualificazione urbane come “opportunità strategica” di sviluppo di città e territorio”. Come dimostra l’esperienza di Milano.

Coima ha investito negli ultimi tre anni oltre tre miliardi, gestendo circa due miliardi messi sul piatto dai principali fondi sovrani che hanno puntano sul progetto di Milano, e con oltre un miliardo di mezzi propri. Il mix di investitori è per l’85/90% di capitali stranieri.

Sulla scia del successo del Progetto Porta Nuova, e dell’impatto positivo che ha avuto sulla città di Milano, per la società “oggi la sfida è di non restare a Milano ma uscire da Milano, anche prendendosi dei rischi”, e puntando sul sostegno “di capitali italiani”, come fondi pensione e casse previdenziali, appunto, ma anche assicurazioni. “E’ un buon esempio il lavoro che stanno facendo Generali e Poste Vita”.

Oggi, dice Manfredi Catella, “non si può arrendersi all’idea che quanto fatto a Milano non si possa trasmettere a resto del Paese, bisogna iniziare a farlo, quardare avanti da oggi a 15/20 anni. Bisogna iniziare a farlo o è la morte di questo Paese”; “guardare alle città come infrastrutture strategiche, volano di sviluppo, è quello che si sta facendo in tutto il mondo”.

 

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