Commercio, Roma alla sfida della chiusura domenicale

Per Confcommercio, il dibattito con il governo è utile. Ma bisogna distinguere fra i negozi del centro e quelli delle aree periferiche. La Capitale poi non ha eguali in Italia. Il rischio dietro l'angolo è che vengano pregiudicati i grandi investitori retail.

Che cosa accadrebbe a Roma con gli esercizi commerciali chiusi la domenica? Probabilmente i turisti se ne farebbero una ragione come del resto accadeva anni fa a Parigi dove persino i celebri magazzini Lafayette rispettavano il riposo domenicale. A perderci sarebbero invece i commercianti di piccole e medie dimensioni, oltre ai grandi investitori che hanno puntato grandi capitali su Roma basandosi su precisi business plan.

“Se il governo decide di cambiare le carte in tavola, rischia di condizionare piani di sviluppo che sono già stati avviati da tempo da operatori privati” spiega Pietro Farina, direttore di Confcommercio Roma.

Non si tratta di una questione da poco perché soprattutto in centro non mancano grandi marchi della distribuzione come Zara o H&M per arrivare alle boutique più lussuose della Rinascente o delle grandi maison italiane e straniere. Se si considera solo il primo municipio della Capitale stiamo parlando in tutto di circa 17 mila esercizi. Secondo le rilevazioni del comune di Roma, si tratta di un numero consistente che impallidisce rispetto alle grandi cifre dell’intera città dove operano circa centotrentamila esercizi commerciali. Si va naturalmente dalla piccola bottega fino al grande store e alla boutique del lusso. Tutte attività su cui l’eventuale decisione del governo di imporre la chiusura domenicale avrà un impatto diverso.

“Dal nostro punto di vista il fatto che si discuta della questione è decisamente positivo – riprende Farina – Ma è necessario che le decisioni vengano prese dal governo dopo aver ascoltato le realtà sul territorio. In particolare Roma è una realtà diversa dal resto d’Italia sia per i flussi turistici che per estensione territoriale. E’ chiaro che magari non c’è ovunque necessità di mantenere i negozi aperti anche la domenica, ma il centro storico ha esigenze diverse rispetto ad altre zone della Capitale. E’ fondamentale che questa caratterizzazione della città, che non può paragonarsi a nessun altro centro italiano, sia tenuta in debito conto”.

Per Confcommercio Roma, la chiusura domenicale nel centro della Capitale rischia di essere infatti un’arma a doppio taglio per il turismo, soprattutto per quello dei vacanzieri dei cosiddetti week end lunghi. Peraltro il governo fornirà molto probabilmente delle linee guida derogando poi alle Regioni la fase applicativa con la definizione dei centri storici in cui il divieto di apertura domenicale non si applica. Con il risultato che l’intera operazione domeniche chiuse rischia di trasformarsi in un grande caos.

“Potrebbe anche accadere che la regolamentazione del commercio diventi poi diversa da Regione a Regione e che piccoli centri si trasformino in borghi storici aggirando i divieti della nuova legge. Insomma, bisogna essere molto cauti e, ribadisco, soprattutto ascoltare che poi realmente opera sul territorio” precisa Farina che si dice preoccupato dall’“introduzione di troppe rigidità” in un settore importante per il Paese e per la Capitale. Di qui l’invito di Confcommercio Roma al governo di avviare un tavolo per definire insieme le linee guida di una norma che rischia di ridefinire la struttura del commercio nelle città italiane intrecciandosi a doppio filo con i flussi turistici delle città d’arte. Per il governo non sarà facile trovare la quadra.

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