Confcooperative ai candidati sindaco a Roma: stop appalti al massimo ribasso

Oggi incontro con Raggi, Gualteri, Calenda, assente ancora una volta Michetti. Per l’organizzazione serve puntare di più su turismo e agricoltura

Marcocci, Confcooperative
Marcocci, Confcooperative Roma

Le cooperative chiedono a tutti i candidati sindaci a Roma una svolta: in tema di appalti, di lavoro, di inclusione sociale. Confcooperative è la più grande associazione di rappresentanza del movimento cooperativo a livello nazionale e, nella sola città di Roma, conta più di 80.000 cooperatori che ogni giorno contribuiscono alla crescita economica e sociale della nostra comunità e dei territori: un giro d’affari di 1,5 miliardi di euro a trazione femminile (con il 61% di addetti donne). Si tratta di oltre 500 cooperative in tutti i settori: welfare e salute, sanificazione, servizi alle imprese, mobilità, logistica, facility management, agricoltura, abitazione, consumo, cultura, turismo, assicurazioni e credito cooperativo (che a Roma rappresenta l’esperienza più significativa d’Italia). Oggi incontro con Raggi, Gualtieri, Calenda. Ancora una volta Michetti assente.

Per il presidente di Confcooperative Roma Marco Marcocci “la pandemia ha evidenziato più che mai la necessità di un welfare di territorio, per colmare la distanza tra cittadino e servizi socio sanitari. La cooperazione sociale ha dimostrato negli anni, ancor più in questo periodo di crisi sanitaria, di poter svolgere con efficacia un ruolo di sussidiarietà, prendendo le distanze dal fatto di poter essere relegata, talvolta, a mera erogatrice di servizi a buon mercato”. I lavori pubblici sono fondamentali per il rilancio della città. “Il sistema degli appalti di servizi assegnati con il criterio del massimo ribasso – dice Marcocci – nei casi di attività ‘labour intensive’, corre il rischio di aprire le porte a realtà che non applicano correttamente i CCNL di categoria, sacrificando inevitabilmente la qualità dei servizi di cui i cittadini dovrebbero beneficiare e il giusto compenso dei lavoratori impiegati. Come possiamo confrontarci insieme su questo tema?”.

Lo sviluppo va su più binari, dice Confcooperative. “ La rigenerazione urbana in una grande città come Roma può essere una soluzione percorribile per rendere più vivibile e accogliente le nostre comunità”, afferma Marcocci che punta sull’agricoltura come “una possibilità per trasformare i luoghi verdi abbandonati in nuovi spazi e risorse, nonché un volano per l’occupazione e per la realizzazione di un corridoio di sostenibilità ambientale urbana. In che modo pensate si possa valorizzare l’agricoltura in città, soprattutto in forma cooperativa, anche tenendo conto della strategia Europea Farm to fork”. Urgente valorizzare le donne: “Creare le condizioni culturali, sociali e formative affinché le donne possano lavorare e raggiungere obiettivi fino ad ora difficilmente realizzabili, crediamo sia uno dei problemi prioritari del nostro Paese, della nostra città ma anche una delle più grandi opportunità del nostro tempo”.

E poi c’è il turismo, “per attrarre investimenti e rendere servizi di qualità è necessario ragionare in ottica di filiera – sottolinea Confcooperative- coinvolgendo le infrastrutture di mobilità (merci e persone), di facility management, di cura del verde cittadino, con un impegno costante nel decoro urbano, nella sicurezza, valorizzando sistemi diffusi di promozione turistica”. 

Sull’emergenza rifiuti, oramai una costante della nostra città, Marcocci ha una prospettiva particolare: “Possiamo immaginare che Roma divenga nei prossimi anni la prima esperienza concreta di Ecologia integrale (introdotta da Papa Francesco nell’Enciclica Laudato Si’) per trasformare il nostro sistema socioeconomico nella direzione di uno sviluppo sostenibile da tutti i punti di vista”.

 

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